Libera

I nuovi colonialisti

di Elisabetta De Dominis

erdono, perdono, perdono! Io soffro più ancor di te… cantava Caterina Caselli negli anni ’60. Adesso canta Berlusconi a Gheddafi. Ma non per amore: per soldi ossia canali di investimento privilegiati in Libia. Facile chiedere perdono per una colpa non commessa in prima persona. E ridicolo. Già che c’è, dovrebbe chiedere perdono a tutti quegli italiani senza lavoro. E trovargliene immediatamente un altro, visto che dispone dei cordoni della borsa. 100 milioni di dollari ha promesso per la ricostruzione della fascia di Gaza. Certo per infilarci le aziende italiane. Ma non è che facendo i nababbi all’estero con i soldi degli italiani li si fa diventare ricchi in patria.

Basta elargire a grosse imprese, banche, imprenditori senza sapere dove ‘sti soldi andranno a finire. Bisogna mettere in riga i grandi industriali che stanno speculando sulla pelle dei loro dipendenti. Abbiamo finanziato per circa vent’anni la delocalizzazione, aiutando i grossi imprenditori ad andare ad investire ad Est. Cosa è successo? Innanzitutto abbiamo distrutto l’artigianato italiano e di conseguenza la qualità dei nostri prodotti. Questo ha portato alla chiusura delle piccole aziende italiane di produzione e di vendita, che non ottenevano alcun finanziamento, ma interessi da usura (28/29 per cento negli anni ‘80-90). I disoccupati si sono riciclati sul mercato con lavoretti e spesso con il lavoro nero.

Nel frattempo i grandi industriali sono diventati i nuovi colonialisti: hanno sfruttato le genti dell’Est per produrre a basso costo e vendere ad altissimo costo. L’ipocrisia del made in Italy. La Perla, la più rinomata fabbrica di intimo femminile, ha appena licenziato le sue 120 ricamatrici e farà fare i ricami in India. Commento di Tremonti, ministro dell’Economia, ospite della trasmissione Anno Zero: "Con tutto il rispetto, servono più le camice da notte da 800 euro della Perla o le infrastrutture in questo momento?"

Pensavo avesse un cervello. Ma come non capisce che la Perla continuerà a vendere le camice a 800 euro, solo che guadagnerà di più pagando i poveri indiani un bianco e un nero, dopo aver lasciato sul lastrico gente che da 30 anni faceva quel lavoro. Berlusconi, che ha il decreto legge facile, perché non ne fa uno che regoli un po’questi sfruttatori? Siamo alle soglie di una guerra civile, dove i poveri si rivolteranno contro i ricchi. E non se ne accorge. Il comunismo è stato questo, altro che ideologia. Dalla Dalmazia e dall’Istria dopo la seconda guerra mondiale sono scappati 350 mila italiani ma anche slavi. Tutti quelli che possedevano qualcosa subivano continue razzie e uccisioni dai partigiani di Tito, miserabili che aveva istigato e portato da Albania e Serbia. L’odio per gli ebrei è scaturito sempre dall’invidia per la loro ricchezza, che si è ammantata in odio razziale.

Con la scusa della crisi, alcuni industriali stanno speculando alla grande. La Fiat produce la nuova 500 in Polonia e fa fare invece dei vecchi modelli, che nessuno vuol comprare, in Italia a Pomigliano D’Arco (Napoli), che è a rischio chiusura. 20 mila famiglie, che si alzano alle 4 di mattina per lavorare, non avranno più da mangiare. Un operaio ha detto a Tremonti: "Se aiutate la Fiat, aiutatela a darci lavoro. I governi devono garantire il lavoro al popolo".

10 persone su 100 detengono il 50 per cento della ricchezza italiana. Qualcuno ha guadagnato troppo, speculando. La ricchezza va ridistribuita. E gli evasori vanno perseguiti. Ma siccome i ricchi votano Pdl, lo Stato non interverrà. A meno che non comincino le rivolte, i furti, le aggressioni. Ma non da parte degli extracomunitari, fenomeni sporadici, ma degli operai italiani ridotti alla fame.

Oggi sembra che il problema economico dell’Italia dipenda dal fatto che le donne finora sono andate in pensione a 60 anni. Se le manderemo a 65, il governo dice che potremo pagare gli assegni ai disoccupati. Tanto le giovani, che non avranno liberi quei posti di lavoro, potranno sempre trovare posto in tv e poi in qualche ministero. Almeno Mussolini sapeva il fatto suo: Claretta Petacci la lasciava ad aspettarlo nel salottino, sul sofà… E i libici semmai dovrebbero ringraziarlo per le infrastrutture.