MUSICA/Ada, pavese d’Irlanda

Lorenza Cerbini

Si ispira all’Irlanda il nuovo album della sassofonista di Pavia Ada Rovatti. "Green factor", in vendita da pochi giorni, è un "melting pot" di influenze irish, celtic, jazz, fusion. Un album nato un po’ per caso e che affonda in un’esperienza mistica.

Spiega Ada: «Cinque o sei anni fa mio marito, Randy Brecker, doveva esibirsi in un festival in Irlanda e mi chiese di comporre un pezzo. Per trovare l’ispirazione, iniziai ad ascoltare la musica tradizionale celtica e mi tornò in mente un momento significativo della mia infanzia. Da bambina ho trascorso un’estate in un convento in Sardegna. I miei genitori erano andati per una battuta di pesca nel Mare del Nord e al ritorno mi portarono un album di musica tradizionale irlandese. Quelle note e l’atmosfera del convento le ho unite, interriorizzate. Senzazioni che ho rielaborato e messe sopra il pentagramma. Inoltre, Randy doveva suonare a Cork e dato che sono italiana, propose come titolo del brano "Oh Corko mio", parafrasando la famosa "’O sole mio"».

Per "Green Factor", Ada è tornata persino a "scuola".

«Ho iniziato a prendere lezioni di cornamusa - spiega -. Un giorno ero in ospedale e parlavo dei miei progetti con il fratello di mio marito, Michael, che purtroppo è morto due anni fa di leucemia. E’ stato uno dei più famosi sassofonisti al mondo, vincitore di 15 Grammy. Parlavamo di musica irlandese e di cornamuse, uno strumento che avrei voluto imparare a suonare. Mi chiese: "Perché no?" E ho riflettuto. Troppe volte si lasciano dietro alle spalle i desideri e questo non ha troppo senso. Così quello stesso giorno ho fatto una ricerca su internet scovando Bill Ochs, un esperto di cornamuse irlandesi. A casa sua ho provato una Uillean, uno strumento particolare, dai toni intensissimi. Mi ricordo ancora di aver tremato. Ci sono strumenti che davvero creano reazioni chimiche. E quella cornamusa, nel mio cervello, ha avuto l’effetto di una supervitamina. Nei mesi successivi ho scritto otto brani di ispirazione celtica rivisti in chiave jazz».

Per un musicista è più difficile riuscire a diffondere la propria musica che comporre. E per evitare situazioni altamente frustranti, Ada si è persino trasformata in imprenditrice.

«Subito dopo aver realizato il cd sono stata avvicinata da alcune etichette. Ma i contratti erano a mio svantaggio. Conoscendo bene il mercato, ho deciso di fare da sola. "Nessuno potrà mai fare il lavoro meglio di me", mi sono detta. E ho fondato la "Piloo Records and Productions"».

Nell’ultimo anno la vita di Ada è davvero cambiata. Ha avuto una bimba, Stella Keira, che le ha messo a soqquadro la sua agenda.

«Ho scoperto di essere incinta un mese prima di incidere - racconta Ada -. Anche per questo "Green factor" ha un significato molto particolare. Nei primi quattro mesi di gravidanza ho continuato ad andare in tour. Salendo e scendendo dagli aerei, dai treni, dagli autobus sono stata a Parigi, in Germania, in Olanda, in Italia, a Londra. Poi, mi sono fermata. A giugno dovrò riprendere a viaggiare, la bimba sarà un po’ più grande e potremo portarla con noi».

Stella Keira crescerà tra musica, sassofoni, note, pentagrammi. Il padre Randy è un’icona del jazz cittadino. La sua tromba gli ha fruttato cinque premi Grammy, l’ultimo arrivato alcune settimane fa.

«Si è aggiudicato il premio per il miglior cd contemporaneo di jazz grazie a "Randy in Brasil", registrato un paio di anni fa in Brasile. Un jazz moderno con influenze sudamericane».

Ada non ha partecipato a questa produzione, ma c’è anche la sua firma in una delle precedenti registrazioni: anche "34 Th N Lex" si è conquistato un Grammy nel 2003. Intanto, Ada si prepara a festeggiare San Patrizio.

«Mi esibirò il giorno dopo la festa del patrono dell’Irlanda. Il 18 marzo sarò al Bar55, su Christopher Street».