PUNTO DI VISTA/Quel ponte contro l’eccezione Sicilia

Toni De Santoli

A quanto ci risulta, il governo italiano nei prossimi anni farà costruire il ponte sullo Stretto di Messina. Nulla sembra poter scongiurare questa "sventura". L’ennesima che si abbatterà su una nazione che oramai nazione più non è: l’Italia al punto in cui ci troviamo pare quasi una "succursale", neanche tanto ben tenuta, della California… della Baviera… dell’Ile de France…

Un ponte, quindi, legherà la Sicilia alla Calabria. Ma perché togliere a un’isola l’incanto dell’isola? Perché fare della antichissima Trinacria un’appendice della Terraferma? Perché saldare appunto la Sicilia al Continente? I personaggi ai quali una fin troppo benevola sorte ha affidato di nuovo in questi mesi il governo del Paese, ci ripetono che il ponte sullo Stretto di Messina faciliterà i commerci, agevolerà il traffico fra le due sponde, recherà insomma benefici enormi a milioni di cittadini. Ma noi non vediamo come tutto questo possa essere possibile. Non riusciamo a individuarne la necessità. Non riusciamo a scorgerne l’utilità. Anzi, quasi ci si drizzano i capelli, poiché abbiamo la sensazione di trovarci ancora una volta di fronte al solito esercizio di mistificazione destinato a rafforzare le fortune di alcuni e a porre insidie, pericoli, a molti altri. Con pervicacia ci siamo messi in testa di sfidare l’assetto, l’equilibrio, delicatissimi, di Scilla e Cariddi. Per giungere a tanto ci vogliono dosi enormi di "wishful thinking", il chè, in sé, non è tuttavia un grosso difetto. Ci vuole la sbrigatività d’un governo il quale sbava dalla voglia di passare alla Storia… Ma non è così che si passa "alla Storia" che educa, tempra e ritempra, addolcisce e al tempo stesso fortifica gli animi.

Per un prodigio della Natura, la Sicilia è un’isola. La Natura in tempi remoti volle che la Sicilia fosse un’isola. O che diventasse un’isola… Il "net result" fu comunque magnifico. Fu uno splendore. Goethe diceva che chi non ha mai messo piede in Sicilia, e non ne ha assorbito l’atmosfera indefinibile (affascinante proprio per questo), non potrà mai conoscere la natura dell’Uomo, il vero pensiero umano, il vero contatto, misterioso, fra il visibile e l’invisibile. La Sicilia racchiude in sé tutto quel che di reale, ma anche di metafisico, e quindi di palpabile e di impalpabile, di "vero" o di "immaginario", è presente nella nostra Storia, nella Storia dell’Occidente. Se la Sicilia non fosse un’isola, se non fosse un’isola da millenni e millenni, forse non avremmo mai avuto i Pirandello, i Majorana, i Gentile che hanno arricchito il sapere umano, che hanno posto, e pongono, tutti noi di fronte a quanto di più alto, bello, anche sofferto e terribile, possa riscontrarsi nella condizione umana. Non si sarebbero mai create le condizioni per la fioritura di ingegni e di intelletti come quelli di Pirandello, Majorana, Gentile… L’isola è una "eccezione". La terraferma, no: la terraferma è la "norma". Chi nasce e cresce e si forma in un’isola, in un’isola quale la Sicilia, si sente "diverso" dagli altri, ma senza supponenza alcuna. E’ inconfutabilmente "diverso". Questo ne affina l’intelligenza, il carattere, il talento. Ne stimola e ne irrobustisce lo spirito d’osservazione. Gli rende tutto chiaro quando altri vagano invece in una nebulosità senza fine. Lo pone al riparo dai pericoli del culto di se stesso, presente invece in popolazioni della terraferma… Ne fa un soggetto che sarà impossibile spiazzare o cogliere di sorpresa.

Perché, appunto, agganciare dal Continente la Sicilia con un gigantesco arpione, con un "corpo estraneo" come il ponte che il governo Berlusconi vuole a tutti i costi…? Perché tentare di "banalizzare" una terra così bella, unica, misteriosa nel Bene e nel Male…?