ANALISI/POLITICA ESTERA/Usa-Iran, il disgelo necessario

Amir Madani

Le relazioni Usa–Iran da tre decenni sono in uno stato di stallo in cui si è erto un muro di sfiducia che non ha giovato agli interessi di due grandi nazioni né a quelli della comunità internazionale. Se il colpo di stato angloamericano del 1953 contro il governo democratico di Mossadegh e l’occupazione dell’ambasciata americana a Tehran del 1979 sono stati motivi di contesa e forte discordia, non sono mancati neanche momenti d’intesa come in Afghanistan,  contro il dilagante pericolo del talebanismo alleato con la nebulosa planetaria di al-Qaeda  tuttora attuale ed in Iraq, dove la maggioranza curdo-sciita sostenuta dall’Iran è impegnata nel difficile impegno di emarginare la violenza ed a stabilire la sicurezza per permettere l’uscita delle forze militari Usa previsto nell’ambito dell’accordo Usa-Iraq sulla fuoriuscita delle forze militari Usa.  

Un miglioramento delle relazioni bilaterali gioverebbe comunque agli interessi degli Usa come  prima potenza mondiale e dell’Iran come potenza regionale. In considerazione del crescente pericolo della violenza di guerra e di  terrorismo dovuti all’instabilità, della difficile congiuntura che ha dato origine ad una crisi economica senza precedenti sarebbe l’intera comunità internazionale a beneficiare di un disgelo tra gli Usa e l’Iran. Una maggiore stabilità della regione contribuirebbe a diminuire le perdite sul piano umano e materiale, garantendo la diminuzione delle spese e dei costi, incrementando la sicurezza delle rotte energetiche per far arrivare petrolio e il gas naturale al consumatore finale. L’altopiano iranico, incuneato tra le risorse tradizionali del Golfo Persico e l’eldorado del Mar Caspio insieme alle aree limitrofe è il centro di quell’area che nel sottosuolo ancora contiene oltre il  60% delle risorse globali di petrolio e gas naturale.

l’Iran  oltre ad  essere uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di gas e petrolio potrebbe essere il percorso più sicuro ed economico di più rotte energetiche e garante per la sicurezza di tante altre. Su un piano geopolitico l’Iran è collegato da un lato all’area del sud-est asiatico - Pakistan e il subcontinente indiano- dall’altro lato rappresenta la continuità  geografica con l’Eurasia e l’Afghanistan per raggiungere la Cina e tutta Asia Centrale ex sovietica e la Russia per arrivare alla delicata area caucasica. Dall’altro canto Iran è anche al centro del turbolento mondo islamico minacciato dall’estremismo. Su un piano culturale l’Iran storicamente è un paese leader dell’area e nel mondo islamico. Pensare ad una sicurezza ed alla stabilità di questo vasto territorio senza tenere in considerazione il ruolo dell’Iran che ha una vocazione euroccidentale, sembra impensabile.  

Secondo il rapporto bipartisan Baker- Hamilton (ISG) il ruolo dell’Iran come vicino primario nella stabilizzazione dell’Iraq è fondamentale. Il coinvolgimento dell’Iran è essenziale per la pacificazione del Libano e la ricerca delle soluzioni per la questione israelo-palestinese e tutta l’area della sponda sud del mediterraneo dove secondo Joshka Fischer risiede anche la futura sicurezza europea. Senza l’Iran è impensabile trovare una soluzione duratura per l’Afghanistan e le aree tribali pakistane dove convergono da un vasto bacino planetario tutti gli estremisti che hanno trasformato il Pakistan dei generali compiacenti con i talebani in una bomba ad orologeria. In tutti gli sceiccati del Golfo Persico e nella Penisola Arabica fino allo Yemen l’Iran ha influenza su stabilità e sicurezza. Anche le delicate contese caucasiche troverebbero soluzioni più rapide con un ruolo iraniano.  

L’amministrazione Neo-Con di Bush, optando per l’uso della forza tra le tante soluzioni, meno drammatiche e meno costose ha inserito l’Iran nell’”Asse del Male”. L’amministrazione Obama ha annunciato invece di volersi basare sul dialogo, sul multilateralismo. Ma come è noto nonostante la consapevolezza di entrambi della necessità di un disgelo, gli interessi divergenti permangono.

I principali punti di contrasto tra gli Usa e l’Iran sarebbero:

1-  In Afghanistan dove l’oscurantista regime dei talebani è stato abbattuto con il determinante contributo iraniano, per effetto di politiche sbagliate i taleban che insieme ad al-Qaeda sono un rischio per la sicurezza globale son riemersi. Il presidente Obama punta ad emarginare i talebani ed il talebanismo, chiedendo un maggiore impegno iraniano,  ma alcuni ambienti, soprattutto militari inglesi, pensano ad una intesa (come a Musa Qal’ah) con frange dei talebani. Questa soluzione sarebbe di difficile accettazione  per l’Iran per più ragioni e dannosa per l’immagine degli Usa. Ma considerando che sconfiggere il terrorismo è una necessità per la sicurezza di entrambi, una strategia comune potrebbe emergere dalle trattative bilaterali.

2- Varie amministrazioni Usa hanno optato per un appoggio incondizionato ed acritico alle politiche israeliane, mentre l’Iran come gran parte della comunità internazionale e la parte realista del mondo politico israeliano sostiene il diritto dei palestinesi ad una patria e all’autodeterminazione e a prescindere dalla retorica dovuta ad alta tensione fa intendere comunque di rispettare le scelte ed accordi palestinesi con la controparte.

3-  In Iraq, l’Iran chiede il rispetto del timetable del ritiro delle truppe straniere e in generale la rinuncia di Washington all’ingerenza e dell’accettazione dei piani di sicurezza intesi nell’ambito regionale dai governi della regione. Tutto potrebbe essere compatibile con quel che viene dichiarato dal presidente Obama: “Via dall’Irak ad agosto 2010, Dialogo con Iran e Siria”.

4. L’amministrazione Obama ha dichiarato che intende intavolare le trattative per un reale disgelo. Che ciò possa avvenire è necessario emarginare i residui della retorica della passata amministrazione e puntare ad un dialogo costruttivo con l’Iran. Un dialogo che deve anche tener conto delle istanze dell’Europa, che è stata impegnata in una difficile mediazione per mantenere la pace nella regione . 

5. Riguardo il progetto nucleare l’Iran dichiara ufficialmente che il suo programma è per usi civili e  di essere disponibile a firmare trattati per un Medio Oriente denuclearizzato (già nel 2003 ai tempi di Khatami ). Le comprensibili preoccupazioni di H.Kissinger riguardo il rischio e la diffusione di tecnologie capaci di condurre alla produzione degli armamenti e la necessità di un disarmo (Nesweek 19 Feb. 2009) son compresi dall’Iran il quale afferma di voler  prendere impegni formali affinchè il progetto non abbia deviazioni militari. Anche se la denuclearizzazione mediorientale e globale rimane il sommo obiettivo ideale  dell’umanità  sul quale bisogna impegnarsi e lavorare sarebbe necessario tener presente tutte le soluzioni razionali che possano contribuire ad una gestione del problema ai fini di garantire la stabilità e la pace mondiale. Immaginando anche gli scenari più estremi non ci sarebbero le ragioni per un non disgelo verso l’Iran: come scrive William Pfaff  citando Kenneth Waltz della Columbia University, la maggiore autorità a sostegno della proliferazione nucleare tra gli accademici americani, poiché la dissuasione è l’unica vera utilità delle armi nucleari, la loro diffusione dovrebbe “contribuire alla stabilità, alla pace e alla prudenza”. Seguendo il pensiero dell’analista dell’Herald Tribune: “La posizione americana è politicamente insostenibile nel lungo periodo”(august, 2005), in quanto l’Iran esercita un diritto riconosciuto dall’NPT ( Nuclear Non-Proliferation Treaty) agli stati membri ed il progetto è sotto regolare monitoraggio degli ispettori dell’IAEA, il braccio operativo dell’ONU in materia del nucleare.

6.Perciò non ha senso moralmente e politicamente tenere l’Iran, che dichiara di non avere l’arma come un target, sotto una pressione ingiustificata quando altri paesi dell’area come  il Pakistan,l’India e Israele cioè stati che non hanno firmato il trattato NPT detengono armi nucleari. L’Iran dovrebbe  -ed ha dichiarato che vuole - rispettare la legalità internazionale con maggiore trasparenza, perciò nell’interesse generale dovrebbe essere aiutato in questo sforzo.

7. La riapertura delle relazioni Usa- Iran, utile e necessaria per la sicurezza della regione, dovrebbe tener conto anche della recente apertura di vertici iraniani e della evoluzione della situazione politica interna iraniana alla stregua dell’evoluzione dell’opinione pubblica Usa, che ha dato origine alla scelta del presidente Obama il quale potrebbe avvalersi dell’organigramma del potere in Iran definito dalla costituzione iraniana per identificare gli interlocutori con cui avviare il processo di miglioramento e di stabilizzazione dei rapporti tra i due paesi.

8. Anche l’Italia, presidente del G-8, dando voce alle istanze europee intende invitare l’Iran alla riunione ministeriale allargata del G-8 sulla stabilizzazione dell’Afganistan che si terrà a Trieste, riconoscendo cosi un ruolo politico iraniano nel processo di  stabilizzazione della regione.