Visti da New York

Amici di Gheddafi?

Stefano Vaccara

Di questi tempi l’attenzione delle prime pagine è solo sulla crisi economica, ormai non più solo forte recessione ma sempre più somigliante ad una terrificante “great depression”.

Eppure Obama, presidente da solo sei settimane, non può occuparsene di più di quello che sta già facendo. I risultati del suo tanto frenetico quanto “cool” interventismo si potranno giudicare tra mesi, quindi un po’ di calma sarebbe opportuna anche da parte di chi già punta il dito contro la Casa Bianca. Con Bush, che non faceva nulla, mostrare di aver calma era sì da irresponsabili, concedere ora ad Obama un decimo della pazienza accordata al suo predecessore sarebbe da virtuosi.

Vogliamo quindi occuparci di diritti umani, perché le borse in picchiata e la disoccupazione in salita non dovrebbero comunque distrarre dai crimini che solo la specie degli esseri umani riesce a infliggere sui propri simili.

Non è qui nostro compito tessere lodi, ma semmai sottolineare ipocrisie e difetti di chi ha il potere di intervenire e non fa abbastanza. Sul rispetto dei diritti umani, lo abbiamo già sottolineato in passato, il grave difetto dei governi che si autodefiniscono con troppa enfasi “paladini”, resta la coerenza. Cioè una presa di posizione giusta e coraggiosa di un governo democratico rispetto ai diritti umani, troppo spesso viene mortificata da un altro atto dettato dalla convenienza, o come si dice nel gergo delle relazioni internazionali, dall’”interesse nazionale”.

C’è soddisfazione nel constatare che il governo italiano, in Europa, sia stato il primo a cogliere il messaggio proveniente dagli Usa e dal Canada, cioè dei due paesi che recentemente avevano annunciato che non avrebbero partecipato ai lavori della conferenza Onu sul razzismo che si terrà a fine aprile nella sede di Ginevra. Conferenza chiamata anche “Durban II”. Infatti, in quella precedente riunione internazionale che si tenne in Sud Africa nel 2001, grazie all’influenza sui lavori esercitata da paesi come l’Iran e soprattutto la Libia, apparve che il problema del razzismo e la prevaricazione dei diritti umani nel mondo avesse come principale imputato lo Stato di Israele. Cioè paesi che hanno gravissime mancanze in tema di diritti umani, diventano giudici dell’unica vera democrazia esistente in Medio Oriente.

Ora, che Israele nei confronti dell’occupazione dei territori palestinesi abbia commesso e continui a commettere gravi errori, illegalità e persino, come i bombardamenti recenti su Gaza, crimini, nessuno vuole sminuirlo. Israele ha le sue colpe, e la comunità internazionale, soprattutto quella che tiene alla sicurezza e al futuro di questo Stato, non deve aver titubanze nel criticare certe azioni. Come avviene nei rapporti personali, anche nelle relazioni tra stati un vero amico è anche quello che non ha paura di dirti che sbagli. Ma che sotto le bandiere delle Nazioni Unite si organizzi una messa in scena dove a regimi tra i più illiberali e dispotici del mondo, che nei loro anni al potere hanno commesso i più gravi crimini sui diritti umani dei loro stessi popoli, ecco venga data l’opportunità di ergersi a giudici morali di altri paesi molto più democratici e responsabili, è ridicolo oltre che irresponsabile.

Quindi ottimo il ministro degli Esteri italiano Frattini a indicare agli altri paesi europei la decisione da prendere riguardo a questa “Durban II”. Speriamo adesso che il governo Berlusconi non ci ripensi dopo la sbandierata dichiarazione del Vaticano, che a questi lavori si dovrebbe invece partecipare, perché così si potranno “migliorare” certe dichiarazioni... Si può migliore l’antisemitismo? Così pure ha deciso la Francia. Ma soprattutto, riguardo al discorso della coerenza sui diritti umani, speriamo che il governo Berlusconi sia in futuro più prudente nel perseguire i suoi “interessi nazionali” con certi stati, perché le imbarazzanti genuflessioni, “scuse” e “perdono” recitati davanti a Gheddafi, qualsiasi sia lo scopo dell’”affare” da raggiungere, rende poi ridicole e vuote certe posizioni come sulla conferenza Onu di Ginevra. 

In questi giorni, mentre finalmente si reagisce e si porta all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale le responsabilità del leader sudanese Bashir per i crimini commessi in Darfur (un genocidio), senza alcuna sorpresa è la Libia di Gheddafi quella che all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si impegna di più a rendere vano il mandato di cattura spiccato dal Tribunale internazionale. E allora, con un paese come la Libia, finché ci sarà al potere un regime come quello di Gheddafi, si potrà convivere, ma perché esserne “amici”? Quale cittadino italiano vuole essere “amico” del regime che ordinava le bombe sugli aerei civili?