SAGGISTICA/Pirandello e i suoi “Giganti” nel ’900

di Giuseppe Faustini

Con questo suo ultimo studio Franco Zangrilli propone provocatoriamente un’indagine attenta che fa i conti coi centomila di Pirandello in giro, nella critica degli ultimi quasi cent’anni, da quello realista a quello celebrale, dall’esistenzialista al nichilista e così via. Tra i tanti Pirandello, Zangrilli giustamente asserisce che l’opera pirandelliana è "sempre all’avanguardia e sempre di grande attualità", e poi passa a fare una breve storia delle tante rappresentazioni de "I giganti della montagna". Un’opera che egli ritiene importante anche per valutare l’immagine del Pirandello postmoderno. Innanzitutto gli permette di discutere sulla presenza e sul ruolo del mito nella vastissima produzione artistica di Pirandello che va da quella poetica alla drammaturgia passando per la novellistica e i romanzi.

L’opera pirandelliana si rinnova costantemente servendosi di una frequenza e di una varietà di miti e di archetipi che lo scrittore rimescola, da quello biblico-cristiano a quello greco-romano, da quello epico-cavalleresco fino alle avanguardie del primo trentennio del Novecento. Il critico procede con cautela ed in modo chiaro mette in evidenza come Pirandello fa il "myth maker", soffermandosi su "La nuova colonia", su "Lazzaro", e soprattutto su "I giganti della montagna", iniziata qualche anno prima del ’31, sviluppata nel ’34 e l’ultimo atto fu dettato al figlio Stefano poco prima della scomparsa dell’autore. Secondo Zangrilli, in questo dramma Pirandello racchiude e sviluppa "parecchie componenti chiave della scrittura postmoderna". Il merito di questo studio di Zangrilli sta proprio nel dar vita all’immagine del Pirandello postmoderno, nel fare un’analisi comparata tra il mondo di Pirandello e quello di scrittori postmoderni italiani e stranieri a partire dagli anni Trenta ad oggi. Essendo il postmodernismo un fenomeno artistico che nasce negli anni Trenta, lo studioso riesce a dimostrare in modo convincente e conclusivo come Pirandello fa de "I giganti della montagna" un’opera postmoderna.

Dopo un’analisi ragionata ed accurata, Zangrilli asserisce e giustamente conclude che Pirandello debba essere considerato "uno dei padri più illustri della poetica postmoderna". Lo studioso esamina questo dramma in termini sincronici e diacronici mettendo in risalto non solo le varie fonti dei "Giganti", fin d’ora suggerite dalla critica e dallo stesso Zangrilli, ma lo studioso si sofferma ad analizzare i numerosi temi, richiami e riferimenti dei "leitmotiv" di tanti scrittori postmoderni che si rifanno alle problematiche del relativismo pirandelliano, della crisi d’identità, del discorso metateatrale e del rapporto scrittore-società nonché quello della funzione della cronaca alla storia.

Nei "Giganti", lo Zangrilli ci propone un Pirandello che prosegue un procedimento di riscrittura in cui l’autore con l’occhio dell’umorista riesce a scomporre e a ricomporre i miti che verranno ripresi dagli scrittori postmoderni. Il pregio dello Zangrilli è proprio nell’individuare tanti scrittori italiani e stranieri che si rifanno o prendono spunto dai "Giganti" di Pirandello. Per darvi un’idea della profondità di questo studio, Zangrilli menziona le opere creative di una miriade di scrittori italiani come Calvino, Buzzati, Sciascia, Malerba, Vassalli, Bonaviri, Eco, Tabucchi, Veronesi, fino ai più contemporanei come Baricco, Ammaniti, Covacich, Consolo, Di Stefano, De Luca, Matteucci, Siti, Franchini e tanti altri. Così pure Zangrilli si rifà alle opere di alcuni scrittori postmoderni americani come Wolfe, Coover, De Lillo, Morrison, tutti in qualche modo in debito verso i "Giganti".