Da Vivaldi a Mendelssohn: poesia sulle corde

di Franco Borrelli

Stupisce, di Antonio Vivaldi, quell’intensità di emozioni che va a celarsi dietro la semplicità (ma solo apparente) delle note e la luminosità degli accenti. Non serve sempre riandare all’incomparabile poema delle "Quattro stagioni" per coglierne valori e contraddizioni di cuore e di mente, ogni sua pagina è infatti testimonianza di quanto profonda fosse (sia) la sua ispirazione e di quanto spessore egli si meriti non solo nelle coscienze critiche ma anche in quelle che s’abbandonano solo al puro piacere del dolce ascolto. Provate a lasciarvi prendere dalle onde cullanti dei suoi concerti per violoncello, quelli, ad esempio, che in «Cello Concertos - Vivaldi» ci passa per la EMI Classics, Han-Na Chang, una delle tantissime perle che ci vengono dalla Corea. Non ancora trentenne (è nata nell’82 ma dal ’93 è a tutti gli effetti "americana" d’adozione e di spirito) la Chang mostra una naturalezza e un colore d’accenti davvero incredibili per una virtuosa che, ancor sì giovane, da bambina era già considerata "un prodigio".

La Chang si trova a suo perfetto agio fra le malinconie lagunari e le brume passionali del nostro Prete Rosso, riuscendone a cogliere ed a trasmettere vibrazioni e attese anche le più riposte; soprattutto negli adagi, nei larghi e negli andanti ove Vivaldi va pensosamente a raccogliersi prima delle spumeggianti esplosioni degli allegri finali. Si dice che quella del violoncello sia la voce strumentale che più s’avvicini a quella umana, e la virtuosa coreano-americana ne sottolinea con delicatezza e partecipazione proprio questa sensazione, rendendola palpabile e sanguigna.

E’ il Vivaldi delle grandi occasioni questo, elegante e coinvolgente, d’una poesia trascinante che al cuore solitario fa compagnia e conforto. Un Vivaldi esemplare per coinvolgimenti e degno perciò di attenzioni e di simpatie. La Chang, in quest’album, è accompagnata dalla London Chamber Orchestra diretta da Christopher Warren-Green.

Sempre in tema di virtuose, un cenno lo merita a pieno diritto anche la violinista Anne-Sophie Mutter della quale la Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics) ha appena pubblicato un Cd con Dvd ov’è raccolto il "suo" «Mendelssohn»: la star tedesca, che certo non ha bisogno di conferme artistiche, media qui lo struggente concerto per violino (accompagnata da Kurt Masur sul podio della prestigiosa Gewandhausorchester di Lipsia) e, in compagnia dell’ex marito André Previn al piano e della violoncellista Lynn Harrell, un trio e una sonata; pagine, queste ultime, riandanti all’incantevole liricità e varietà del più imponente concerto per violino, anche se qui più dimesse e raccolte.

Che la musica sia cosa destinata a durare di là dal tempo e dalla geografia è provato ancora una volta proprio qui dalla Mutter, la cui tecnica e il cui coinvolgimento sono innegabili. La virtuosa di là dalle Alpi, apparentemente fredda e staccata, somiglia invece a un mare immenso solo in superficie calmo, mentr’è invece travolto, nelle più riposte profondità, da correnti intense e contrastantisi per forza e tematica. Il binomio poesia-realtà è di quelli eccellenti che s’illustrano da sé e il risultato qui è di quelli che non reclamano parole per spiegarsi. Ascoltare e lasciarsi portare dalle emozioni e dalla bellezza musicale, per rendersi conto che i miracoli, qualche volta, davvero prendono corpo.