Che si dice in Italia

Una ragazza tutta sola

di Gabriella Patti

Chi ha paura di Rita? Anzi: del suo fantasma? Non è una domanda da film dell’orrore. Rita Atria è - o meglio: era - una "picciotta" figlia di una famiglia mafiosa di Partanna. Che però, dopo l’uccisione del padre e del fratello, decise di passare dalla parte della giustizia. A convincerla fu il giudice Borsellino. Di lui la ragazza era arrivata a fidarsi ciecamente. E quando il magistrato venne ucciso nella strage di via D’Amelio, dopo che anche Falcone era stato eliminato, lei non resse: sentì che Cosa Nostra aveva vinto, di sicuro aveva sconfitto lei. E si tolse la vita, per disperazione. Ora la sua storia diventa un film: "La siciliana ribelle", diretto da Marco Amenta, edito dall’Istituto Luce e interpretato dalla ventenne Veronica D’Agostino. Sono passati tanti anni. Ma Rita, evidentemente, è un personaggio ancora fastidioso per qualcuno. E così, all’improvviso la pagina su Facebook che era stata aperta e che riportava i dati della pellicola - profilo di Rita, trama di questa storia vera e tante altre informazioni – è sparito. Aveva già più di 900 iscritti ma qualcuno lo ha cancellato. "Mi chiedo perché sia sparito" si domanda il regista.

"Mentre continuano a proliferare in rete pagine inneggianti a Totò Riina". Qualcuno ha una risposta? Di questa vicenda poco lusinghiera mi ha colpito anche una vecchia foto pubblicata dal settimanale Oggi. Il funerale di Rita. A portare la sua bara sono tutte donne. I pochi uomini presenti o stanno con le braccia conserte al passaggio del feretro o, addirittura, voltano la testa. Sì, ripensandoci: forse questo è un film dell’orrore, il nostro orrore quotidiano.

SHIMON PERES E ROBERTO SAVIANO. Bell’incontro questo svoltosi alcuni giorni fa a Gerusalemme tra l’anziano leader israeliano e l’autore di Gomorra, il libro denuncia contro i boss della camorra. Storie diversissime ma li accomuna una cosa: entrambi devono vivere sotto scorta, il politico da decenni, lo scrittore da pochi anni. "Ma se posso dare un consiglio a un giovane" ha detto Peres "la

migliore delle sicurezze è non avere paura. Ho visto tanti codardi morire giovani e tanti coraggiosi morire vecchi. Io, nella vita, ho fatto tutto in fretta perché ero convinto che sarei morto a 30 anni. E, invece, guarda un po’ Roberto, ne ho guadagnati altri 55. Anche tu puoi scegliere, Saviano: vivere piccolo con il tuo ego o grande come la tua idea. Io ho scelto l’idea". Poi, un invito: "Se non te la senti più di vivere nel tuo Paese, sei il benvenuto in Israele". Non si che cosa ne pensi Saviano. Ma speriamo, per il bene dell’Italia e di chi in Italia crede ancora all’onestà e alla democrazia, che dopo avere ringraziato per la gentile offerta Saviano la rifiuti.

MIRACOLO: GLI STATALI ITALIANI non saranno più fannulloni. Parola del ministro Brunetta che definisce "una rivoluzione" il suo disegno di legge approvato in via definitiva dal Senato. Vogliamo credergli. Perché è vero che la burocrazia del nostro apparato pubblico è lenta e sembra voler far di tutto per complicare la vita dei cittadini. Per cui: ben venga il provvedimento. Che però contiene alcune cose curiose. Come lo sciopero virtuale. Avete lette bene. In caso di sciopero, i dipendenti saranno tenuti a lavorare lo stesso ma devolveranno la loro giornata di astensione in opere di beneficenza. Ovviamente scelte dal governo. Cornuti e mazziati, direbbe il grande Totò. Francamente quest’iniziativa va contro il buonsenso e azzera anni e anni di conquiste sindacali.

LAPIDARIA MA EFFICACE la risposta che il giornalista Beppe Severgnini dà a un lettore che lamentava che mentre nel resto d’Europa "le strade sono frequentate da bambini e giovani coppie, in Italia invece si vedono solo sessantenni con pantaloni colorati e con cellulari supertecnologici che però non sanno usare". Il lettore chiede: che fare? La risposta di Severgnini alla lunga lettera è di una sola parola: figli.