Il rimpatriato

Quel "qualcosa di importante"

di Franco Pantarelli

Sono fermo in automobile al semaforo rosso e inganno l’attesa spingendo l’accendino per fumare una sigaretta. La piccola manopola scatta e io parto. Immediatamente mi rendo conto che a scattare è stato l’accendino, non il verde del semaforo, e freno rapidamente dandomi dello stupido. Una cosa da nulla, solo una piccola distrazione che oltre tutto è stata corretta subito e non ha avuto nessuna conseguenza. Eppure ciò che è accaduto potrebbe nascondere qualcosa di importante.

Così scriveva tanti anni fa Umberto Eco in un articolo che mi piacque così tanto da ricordarmelo ancora benissimo (non l’ho messo fra virgolette perché benissimo non vuol dire testualmente). Il "qualcosa di importante" che potrebbe starsene nascosto dietro quel piccolo episodio è che l’autore del "Nome della Rosa", davanti a quel semaforo, aveva ricevuto un segnale individuale (lo scatto dell’accendino) e lo aveva scambiato con un segnale collettivo (il semaforo che diventa verde) comportandosi di conseguenza. La storia del mondo è piena di segnali individuali scambiati (o spacciati) per collettivi, diceva ancora Eco, portando il suo ragionamento fino a ravvisare in quel piccolo episodio un meccanismo (fatte le ovvie proporzioni) simile all’affermarsi dei credi religiosi.

La sua era un’osservazione sul passato, naturalmente, ma io non riesco a non notare la forma tutta moderna (cioè di oggi, cioè della società della comunicazione, cioè dell’apparenza che prevale sulla sostanza) in cui quelli che si convertono grazie - si suppone - al ricevimento di un segnale individuale, hanno una forte tendenza a considerarlo collettivo, nel senso di voler mettere a parte tutti di quella avvenuta - teoricamente - nell’intimo del loro animo. Pensate a Magdi Allam, la cui cerimonia al culmine della quale "divenne cristiano" fu organizzata addirittura in Piazza San Pietro con il papa che gli offriva l’ostia e tante telecamere a riprendere la scena; oppure a Francesco Rutelli che, nato alla politica sotto la bandiera radicale (come dire: più laici di così si muore), ha tanto "sentito" la frequentazione del papa cui lo portava la funzione di sindaco di Roma che adesso non sa neanche più distinguere fra i precetti religiosi e le leggi dello Stato.

Le conversioni avvengono anche dall’altra parte, naturalmente. Ci sono i credenti che perdono la fede o, come si dice, "i preti spretati". I quali però in genere non la fanno così lunga, forse perché per loro l’abbandono della religione è una specie di "liberazione" (non più limitazioni nel comportamento, non più sensi di colpa) mentre gli altri entrano in una sorta di "tribunale continuo" pieno di norme da seguire, precetti cui obbedire, sacramenti cui uniformarsi, virtù da praticare che solo tenerne il conto diventa una fatica boia.

L’ultimo importante convertito è stato naturalmente Silvio Berlusconi, folgorato dalla vicenda della povera Eluana. Ma lui il tribunale della fede lo schizza come fa con quelli in cui riesce a stento a non scoppiare a ridere quando vede la scritta LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI. Del resto, non fu proprio lui una volta ad autodefinirsi "l’unto del signore"? Sembrava una smargiassata e invece era una previsione. Adesso infatti ha avuto la soddisfazione di non dover rispondere di quella sua famosa telefonata intercettata in cui chiede ad Agostino Saccà (il funzionario Rai con la lingua più ossequiente del mondo) di far lavorare alcune attricette affinché lui possa "convincere" i politici loro protettori a far cadere il governo Prodi. Il tribunale ha trovato la cosa "irrilevante" ed ha deciso l’archiviazione della pratica. Ma c’è stato anche un regalo aggiuntivo, piccolo ma dal forte potere simbolico. Il nastro con quella telefonata, ha decretato il giudice, sia bruciato. Insomma, al rogo, al rogo. Per re Silvio questo ed altro.