ARTE/PERSONAGGI/Jen, “downtown girl”

Filomena Troiano

ll Jacob Javits Convention Center a New York City dal 26 febbraio al 2 marzo ospita Artexpo International, la settimana dedicata ai "traders" e agli amanti dell’arte, provenienti da tutto il mondo, in cerca di proposte nuove e significative. Tra le migliaia di espositori di rilievo non potevano mancare i "nostri", tra questi Jennifer Contini, pittrice espressionista contemporanea di chiare origini italiane.

Jen nasce in una cittadina dell’Ohio, a diciotto anni si trasferisce a New York City e vive tuttora a Tribeca, quartiere sud dell’isola, con il compagno e tre figli, due dei quali adottivi. Laureata in Storia dell’Arte alla SUNY @ Purchase e innamorata profondamente di questa città ammette: «Vivo e lavoro nel posto che più mi assomiglia, mi piace definirmi "downtown girl" perché questo è l’ambiente, il luogo che detta tutta la mia arte, lo spazio dove la mia vena artistica trova il più alto significato».

Incline verso l’arte fin da piccola, Jennifer solo da pochi anni mostra al pubblico la sua grande capacità di esprimersi attraverso le tele e attraverso il significato di parole come "God", "believe", "trust" e "love" con cui ha intitolato molte sue opere. La lettura costante della Bibbia che la accompagna da moltissimi anni e tutto ciò che la trasporta lungo la strade che attraversa, che la circonda, influenzano il suo tratto, e alla fine le sue tele contengono la miriade di messaggi che questa città le trasmette.

La tecnica dell’utilizzo di "mixed media", nel suo caso acrilico, metallo, resina, plastica, marmo, mappe e segnali che ricava dalle strade di New York, oltre ai colori, è quella che arricchisce i suoi quadri.

«Non ho mai pensato di poter utilizzare un solo mezzo per esprimermi, le mie opere contengono tutti i materiali e molti oggetti con cui interagisco ogni giorno», una delle sue ultime realizzazioni ad esempio mostra una serie di chiavi e di giornali che confluiscono e si amalgamano sulla tela con croste di colori dal giallo al verde all’argento, «e ultimamente - continua -, alla fine del lavoro, aggiungo al quadro anche il pennello con cui ho operato».

I segnali stradali di ogni tipo, avvisi affissi ai muri, indicazioni fisse o temporanee di vario genere sono motivo di espressione che si traducono in "tele-racconti" su cui "un solo raggio di sole sarebbe sufficiente per renderle viventi, animate" aggiunge Jennifer. E cita un’opera intitolata "Do not enter" che presenta il segnale stradale "DO NOT ENTER" affisso su una bocca aperta con la scritta "I love you" su un dente. Alla città che la rappresenta ha dedicato una intera serie di lavori intitolata "Peace and Love in NYC" oltre ovviamente ad essere una costante nel resto delle sue opere.

Altre raccolte portano nomi legati alla natura di questo luogo, "Trees" ad esempio, o a stati d’animo "Push and Pull", e poi "Portrayal" una serie nuova in cui l’artista sembra proiettarsi tra i cieli e le strade di Manhattan e per ultima in ordine di tempo la serie dedicata al cuore, "Hearts" appunto, che nelle ultime opere sembra essere il suo segno di riconoscimento.

«Mi sono resa conto che tutto ciò che accade passa attraverso il cuore», ha detto. Jennifer non ama soltanto dipingere, imbraccia anche la chitarra e compone canzoni oltre ad essere un’atleta con due maratone all’attivo, e impegnatissima nel sociale nei prossimi mesi sarà ad Haiti a suonare e cantare per i bambini di un orfanatrofio a cui ha donato poco tempo fa una delle sue opere della serie "Believe".

Jennifer ha una socia in affari, nonché cara amica, l’artista Amber Maida, con cui divide uno studio artistico a Nugatuck nel Connecticut.

Il Jacob Javitz Center è al 655 W. 34th St., ed è aperto al pubblico dalle 10 am alle 6 pm.