SPECIALE/TURISMO/Viareggio: non di sole maschere...

Claudia Rossi

Il Carnevale di Viareggio sta scandendo, come un rito, la vita dei viareggini che ogni anno si preparano ed attendono con ansia la trasformazione della città, invasa da colori musica e maschere. Per oltre un mese Viareggio offre, insieme allo spettacolo deicorsi mascherati, una nutrita serie di eventi e manifestazioni. L’intera città è in festa, colorata e arredata di maschere e stelle filanti e pronta ad offrire attrazioni e divertimento per grandi e piccini.

Il Carnevale di Viareggio rappresenta la perfetta sintesi tra la tradizione culturale, tesa a perpetuarsi e riproporsi, fedele al proprio modello, e la dinamicità insita in ogni forma di spettacolo che continuamente si rinnova e cambia per andare incontro ai desideri e al gusto del pubblico in continuo mutamento.

Il Carnevale di Viareggio, una delle manifestazioni popolari più riconosciute ed apprezzate in tutto il mondo, ha preso il via lo scorso 7 febbraio con la Solenne Manifestazione di Apertura dedicata al genio futurista Uberto Bonetti creatore di Burlamacco, la maschera simbolo e testimonial del Carnevale di Viareggio, che oltre ad essere uno degli esempi grafici meglio riusciti dell’inizio del Novecento, rappresenta l’ultima elaborazione di una tradizione nata con le maschere della Commedia dell’arte, e può essere quindi considerata come l’ultima maschera nata in Italia.

Agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, Viareggio, undicimila abitanti, si estendeva su una superficie edificata dal Canale Burlamacca alla Via Mazzini, allora detta Via di Confine.Da mezzo secolo città per decreto (1820) di Maria Luisa Duchessa di Lucca, Viareggio era divenuta Comune dell'Italia Unita nel 1870, subendo la perdita traumatica della giurisdizione su Massarosa. L'abitato si diradava su un ampio territorio agricolo appena bonificato, sottratto alle paludi e alla malaria. Al di là di una macchia di giovani pini si stendeva un vasto litorale sabbioso.

La duplice vocazione, portuale-cantieristica e balneare-turistica della città era appena iniziata. La prima darsena era stata escavata da un anno rispetto all'elezione di Viareggio a città, nel 1819, e il porto-canale era contrassegnato da un molo su palafitte, lungo 190 metri. I cantieri varavano in media 150 tonnellate l'anno di naviglio. I primi bagni pubblici, il Dori e il Nereo, erano stati costruiti nel 1827, ma da allora erano trascorsi trent'anni prima di arrivare alla costruzione degli stabilimenti balneari: il Felice nel 1860, il Nettuno nel 1865. Negli anni Settanta il Balena e il Quilghini erano in fase costruttiva. Capofila degli edifici lungo il litorale era il Teatro Alhambra.

La Via Foscolo, allora Via Nuova, e i Giardini D'Azeglio, che contenevano un ippodromo e s'aprivano davanti al Palazzo Paolina, eretto nel 1822, arginavano l'espansione urbanistica verso il litorale. Lungo la patronimica Via Regia, arteria di transito e di commercio, che sfociava in Piazza Grande, luogo di ritrovo e di arengo, sorgevano i palazzi dell'aristocrazia ricca di Lucca. Dal 1822 si affacciava in Piazza Grande il troncone della Reggia che Maria Luisa aveva fatto progettare dall'architetto Lorenzo Nottolini. I lavori erano stati bloccati da Carlo Ludovico nel 1824. Nel 1827 il duca aveva fatto dono al Comune della Reggia incompiuta, poi "ridotta ad uso di Casinò" nel 1834. Sulla Piazza Grande si ergeva anche il Teatro Pacini, costruito da Giovanni Pacini, musicista siciliano, giunto a Viareggio da Roma al seguito della Corte di Giuseppina Bonaparte.

I corsi mascherati: padroni assoluti del palcoscenico del Carnevale di Viareggio restano i giganti di cartapesta, veri e propri teatri viaggianti alti sino a 20 metri, lunghi 14, con un peso che va dalle 30 alle 40 tonnellate animati a bordo da migliaia di gioiose maschere. I carri, frutto dell’inimitabile creatività, della straordinaria abilità scultorea e pittorica dei maghi viareggini sono il più alto esempio di questa arte popolare il cui linguaggio si è diffuso nei quattro angoli del pianeta.

Anche quest’anno i temi dei carri allegorici che stanno sfilando in un corteo lungo oltre un chilometro spaziano dai problemi di attualità quali l’immigrazione clandestina, la crisi economica, il consumismo, alla fantasia, che porta in un’isola dominata da una creatura superba. La satira sempre dominante, ha segnato il ritorno del "divo" Giulio Andreotti e l’esordio di Bruno Vespa nel suo salotto di cartapesta, mentre sono sfilati per la prima volta in cartapesta i ministri Brunetta, Gelmini, Carfagna e il neo presidente degli Stati Uniti Barak Obama.