GLI INCONTRI ALL’ISTITUTO DI CULTURA E ALLA CASA NYU/“La prima volta a NY ho pensato di essere tornato”

F.T.

E' un po’ un vezzo per Lorenzo Cherubini quello delle chiacchierate aperte al pubblico e soprattutto delle chiacchierate con i giovani, in Italia l’ultima con gli studenti del liceo Marconi a Milano, il 6 febbraio. Non poteva mancare qualcosa di simile con il suo debutto a New York City. Si è concesso così due incontri, il primo giovedi all’Istituto Italiano di Cultura, l’altro con gli studenti dell’NYU, alla Casa Italiana Zerilli Marimò, venerdi sera. All’Istituto di Cultura, Lorenzo ha parlato, accompagnato dal giornalista e scrittore Piero Negri, del suo percorso legato allo scenario musicale di New York e ha introdotto una sua retrospettiva sul concetto di video. Negri per il suo ultimo libro, "Rock", ha voluto la prefazione scritta da Jovanotti. Così si è sentito parlare di confluenze di musiche e di come l’energia della musica di New York, del potere che sentiva soprattutto arrivare dall’hip-hop e della musica sperimentale, lo abbiano rapito. "L’hip hop è proprio la musica di New York" ha detto, "ed è la sua musica che mi ha fatto crescere, a dodici anni i Rappers Delight erano il mio mito".

Si è sentito attratto inoltre da un’altra storia, diversa da quella dell’Italia in cui stava crescendo lui, e cita gli anni di piombo: "Ho cercato di rifugiarmi in un’altra storia" dice "di un mondo compatto, l’America sembrava un’altra storia rispetto alla nostra, non cercavo la controversia, cercavo solo un mondo più rilassato, e il nuovo e il bello che scoprivo con la musica mi ha fatto amare profondamente questa città". "La prima volta che sono arrivato a New York ha pensato di essere tornato, non arrivato, questa è una città magica che ha la capacità di farti sentire a casa".

Il Jovanotti "tecnologico" ha sottolineato l’importanza di internet e dell’era digitale, come alcune innovazioni oggi permettano in modo più facile e veloce di raggiungere posti altrimenti inavvicinabili, del fatto che attraverso la rete è più facile fare gruppo e quindi interagire e creare più in fretta. Basta guardare ai nuovi modi di fare video, a come oggi chiunque possa girare il proprio video a casa e metterlo online, anche solo con l’ausilio di un telefonino. "E’ giusto che sia così", dice, "io trovo che questo debba a accadere a buon ragione".

Jovannotti, come molti già sapranno, da tempo sperimenta in questo modo, ha fatto alcuni video che si differenziano un po’ dai "quasi vecchi" videoclip, e a riguardo è stato proiettato in sala il video della canzone "Una storia d’amore", girato tutto a New York, con l’uso esclusivamente di un telefonino appunto. "Il passaggio all’era digitale" dice "porterà alla crisi di alcuni mondi ma per fare grandi cose che nessuno ancora immagina".

Con il pubblico dell’NYU invece, in compagnia del professore Antonio Monda, e del direttore Stefano Albertini, Lorenzo, in inglese,ha raccontato del suo rapporto con l’immagine, di come la generazione a cui appartiene è decisamente la generazione dell’immagine piuttosto che dei libri, e il concetto a cui lui pensa e in cui ricorda se stesso è decisamente quello di un’immagine americana. Si è soffermato a lungo sul suo modo di intendere i video, sottolineando che sono una cosa molto distinta dalle canzoni, "il video è una necessità legata alla commercializzazione delle canzoni, dunque deve farli e nel farli non pensi alla canzone fai il video e basta". Scinde le due cose dunque, "con la canzone io avrei già detto tutto in pratica", ha aggiunto. E per finire, parlando della grande euforia per questa esperienza newyorkese, ha fatto sapere che ha intenzione di trasferirsi nella Grande Mela per alcuni mesi, forse poco prima dell’estate, e organizzare delle serate in dei locali molto piccoli "per vedere cosa succede, cosa ne viene fuori" dice. Un altro esperimento insomma, per la gioia di molti.