EVENTI/MUSICA/L’orgoglio di cantare con Jovanotti

Filomena Troiano

Come previsto, la settimana "nuiorchese" di Jovanotti nonché il suo debutto qui come cantante non hanno deluso le attese. Basta andare su vari siti e leggere alcuni blog per comprendere che questa visita a New York era attesa da molti, da tanti sostenitori che vivono negli States e vivono con Lorenzo l’orgoglio italiano.

Grande affluenza ad ogni appuntamento, fin dalla prima esibizione, quella di martedì 17 al 55 DSL store con una inedita scena live nelle vesti di Dj, suo primo lavoro nel mondo della musica. Con papillon rosso a strisce bianche, camicia jeans e capellino di rigore, accompagnato da Saturnino al basso e Riccardo Onori alla chitarra, ha ripreso a maneggiare piatti e dischi in vinile, portati con sé dall’Italia. Ha divertito circa duecento presenti con pezzi di musica funk e hip-hop di fine Anni ‘80, inizi ‘90 e 2000, un repertorio molto classico del suo background musicale, quello con cui è cresciuto e con cui si è affezionato a questo mestiere. Sulle note dei Trouble Funk, dei De La Soul, sulla base dei quali ha accennato ad alcuni versi di "Falla girare", uno dei suoi pezzi più recenti, e su alcune canzoni dei suoi inizi, come "Rap" e sui versi famosissimi "When I make the mix I’m incredible I get down and scratch like an animal" della canzone "Mix", è iniziata la festa.

Un’atmosfera colma di emozione con un pubblico di affezionati, Lorenzo ha messo dischi, e "mixato" per tre ore, dalle 6 alle 9 pm. E tra tanti, molti avevano un’esperienza personale legata all’artista Jovanotti, come Emanuele, 39 anni, grafico, a NY da dieci anni: "Non ho idoli" dice "ho solo persone che rispetto e lui è una di queste. Per me questa serata vuol dire rivivere una parte della mia adolescenza, un mio passato molto felice e con il pensiero non posso che essere in Italia".

Non c’erano soltanto tanti fan italiani tra i divertiti martedì, qua e là facce "americane" muovevano i passi al ritmo dei dischi di vinile. Eli, diciannovenne dello Spanish Harlem, dice di aver sentito parlare di Jovanotti da amici appassionati di hip-hop e così con alcuni di loro è entrato a curiosare. "He rocks man" dice invece Mike, 17 anni, amico di Eli.

L’appuntamento ufficiale con il pubblico, il grande debutto a New York City però, è avvenuto mercoledì sera all’Highline Ballroom, in una sala gremitissima di gente. Persone in fila, sotto una pioggia fine e insistente, tre ore prima dell’inizio dello spettacolo sono rimaste in una attesa paziente. Per molti ne sarà valsa la pena dopo che intorno alle 8, in entrata trionfale, con musica psichedelica in crescendo, Jovanotti è salito su un palco buio con giacca orlata di luci abbaglianti, e di corsa ha iniziato con "Safari", canzone che porta il titolo dell’album vincitore del premio "miglior disco dell‘anno". Ha ballato instancabilmente per tutta la durata dello spettacolo, ha accennato perfino ad alcuni passi di tango, con il pubblico al seguito in grande fermento, e ha ripercorso una buona parte del repertorio dei suoi vent’anni di carriera, coinvolgendo davvero tutti, regalando a ognuno la propria canzone preferita.

Ha conquistato la folla con canzoni meno recenti, amate soprattutto dai suoi coetanei, come "Gente della notte", con "Penso positivo", pezzo che appartiene proprio a ognuno, passando per "Ragazzo fortunato", fino alle più nuove e tanto apprezzate "Fango", "A te", "Mezzogiorno". Una platea di tutte le età quella dell’Highline, madri cresciute con "Una tribù che balla", hanno accompagnato figli innamorati di "Mi fido di te", come Titta, 43 anni, con suo figlio John Howard, 7, a cui Lorenzo ha regalato l’emozione di un breve incontro nel backstage con tanto di autografo e una serata da ricordare.

Molta gente è arrivata anche dall’Italia per lo showman Jovanotti, oltre a questi lo hanno seguito anche alcuni amici americani come l’attore Willem Dafoe. È stato un po’ un sogno per tutti insomma, forse soprattutto per Lorenzo che rivolto al suo pubblico di New York lo ha ringraziato e emozionato ha detto: "Questo è davvero un sogno, per me cantare in questa città è una cosa che mi emoziona particolarmente, non riesco a credere di essere qui e fare questo, ho l‘impressione che è da una vita che l‘aspetto".

Richiamato con vigore sul palco, ha chiuso la serata in un elegantissimo smoking nero, e a luci basse ha intonato le note di "Come musica", poesia che parla e promette di un’amore che "non potrà finire mai".

Jovanotti si è riproposto giovedì sera al Poisson Rouge, in un’atmosfera altrettanto calda, in una sala altrettanto gremita e un sogno realizzato per lui e suoi fan d’oltreoceano. Avrà ragione di esistere la concezione universale che la musica unisce?