PUNTO DI VISTA/Baratro

Toni De Santoli

La notizia è di martedì scorso, 17 febbraio: l’Unione Europea stima che nel 2009 tre milioni e mezzo di persone - perlopiù nell’Europa Occidentale – perderanno il lavoro. Risulteranno maggiormente colpiti - sempre secondo fonti Ue – il settore automobilistico, l’industria meccanica, i trasporti, istituti finanziari e affini. Per molti quindi comincia già una attesa amara, cupa, gelida.

Tre milioni e mezzo di persone vuol dire ansia, o addirittura paura, angoscia, per almeno altri sei-sette milioni di individui: le mogli, i figlioli, altri soggetti a carico del lavoratore che un bel giorno torna a casa teso e avvilito con la lettera di licenziamento o di cassa integrazione. Ma d’altro canto il nuovo Millenovecentoventinove è già arrivato. Intorno a noi il suo alito freddo e ostile s’era già manifestato uno o due anni fa, se non di più ancora, ma nessuno ci aveva fatto caso. Dopotutto, viviamo da parecchi anni nell’epoca del frivolo, dell’"ottimismo" a oltranza, del sorriso sfoggiato a tutti i costi, poiché questo è quel vuole – specie in Italia – la nuova classe politica (chiamiamola ancora così per comodità del lettore…) formata da imprenditori, uomini d’affari, grandi "diversificatori" del commercio (standardizzato), dell’industria (votata in buona parte alla produzione di quanto ci sia di più superfluo, di più frivolo), nelle parrocchie e parrocchiette; eppoi dai soliti tipi cresciuti nei partiti, nelle sezioni di partito; dal solito avvocato, dal solito giornalista, dal solito professore universitario che a un tratto cedono alla sempre più vigorosa, quasi insopprimibile, tentazione di darsi "anche" alla politica.

Non illudiamoci che il pur fantasioso, colto, intelligente Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, possa salvare l’Europa. Sarà già tanto se quest’uomo d’indiscusso valore salverà dalla Depressione il proprio Paese. L’Europa è sola con se stessa. E ora le viene a mancare anche il tradizionale punto d’appoggio "supplementare": il Giappone. Proprio quel Giappone che, in base alle notizie pervenuteci in questi giorni, è in ginocchio, è alle corde, ferito dalla sua stessa spregiudicatezza per troppo tempo esibita nella finanza, nell’industria, nel commercio.

Ma "questa" Europa non ha - non avrà - la forza di riprendersi. E’ disabituata alla lotta. Ha perso estro, immaginazione. Ha smarrito l’antica concretezza. Con sbalorditiva incoscienza, ha ripudiato un indirizzo sociale, politico, industriale che si chiamava Dirigismo. Il Dirigismo che all’Italia, e non solo all’Italia, permise di risollevarsi e tornare a vita nuova sulle rovine della Seconda Guerra Mondiale. Il punto di partenza di tutto questo fu l’elezione di Ronald Reagan, nel 1980, alla carica di presidente degli Stati Uniti. Ricordate quando, intorno a quel fatidico 1980, ripeteva quasi ogni giorno che "there is no such thing as a free meal"…? E perché mai non dovrebbe essere assicurato un "free meal" a chi da sé non ce la fa più, a chi ha incontrato, e incontra, così tante vicissitudini da non saper neppure, oramai, reggersi in piedi? Fu allora che cominciò a svilupparsi il perverso concetto secondo cui una nazione "è un’azienda"… Mai più grave bestemmia era stata pronunciata, (e oggi risuona ancor più di prima) nella Storia dell’Occidente.

Con una pervicacia che giustificherebbe l’intervento dello psicanalista, abbiamo voluto consegnare la nostra società all’"iniziativa privata", al "business", agli "affari", insomma… Eccolo il risultato: se imprenditori e "pescecani" vari si impadroniscono della cosa pubblica, la gente comune, i cittadini "qualsiasi", quelli come noi, non hanno più speranza. Non essendo poi grossi "consumatori", vengono presto dimenticati. Diventano "invisibili". Non hanno più alcun peso.

Parola di qualunquista…