Libera

Il canto del cigno

Elisabetta De Dominis

Per una volta tanto mi sono trovata dalla parte di Berlusconi, che ha detto: "Sono uno di quei 45 milioni di italiani che non hanno visto Benigni". Ma se Silvio non sopporta di sentirsi chiamare "Silviaccio", io semplicemente non ho guardato Benigni a Sanremo perché trovo indecente il suo cachet di 350 mila euro (diritti dvd ceduti dalla Rai). Per una volta tanto Gasparri ne ha detta una giusta: "Faccia una cosa di sinistra: dia gli introiti ai cassintegrati".

Per la verità avevo già deciso di boicottare Sanremo non appena saputo che l’avrebbe condotto Bonolis, il cui tono urlato e lo humour volgare mi fanno venire i crampi allo stomaco, e che avrebbe per di più percepito un milione di euro. Un compenso vergognoso da parte della tv di Stato con tutta la gente che non ha soldi per vivere. Se anche si fosse trattato di Marlon Brando che adoravo (pace all’anima sua), mi avrebbe fatto ributtare. Figurarsi quel pifferaio di Bonolis. Sarò vecchia in confronto alla sua bella e giovane moglie, ma non lo vorrei neanche in cartolina.

Del resto me ne infischio di Sanremo dalla maggiore età, perché più che il Capodanno è Sanremo a farti sentire che gli anni passano. Se prima cantavi con Gigliola Cinguetti "Non ho l’età", adesso ti rendi conto che non hai più l’età guardando i medesimi personaggi di cinquant’anni fa che non se ne rendono certo conto e cantano giulivi. Quest’anno cantava anche la platea: ma cosa aveva tanto da festeggiare? E’ stato il canto del cigno.

Stiamo affondando nella melma, perché le piccole e medie imprese, che erano la ricchezza dell’Italia, chiudono una dopo l’altra. E lo schifo è che ci sono degli imprenditori che hanno trovato il modo di lucrare sulla vita dei loro dipendenti. Come raccontava la trasmissione Presa Diretta su Rai tre domenica scorsa, questi imprenditori chiudono le aziende, mandano in cassa integrazione gli operai e poi li richiamano a lavorare in nero a 200/300 euro il mese! Come sta succedendo nel distretto di Bari, dove molte aziende danno lavoro fuori a dei piccoli laboratori che fabbricano per conto terzi e pagano gli operai 5/6 euro il giorno, senza corrispondere i contributi. Come i cinesi. Ovviamente per far questo hanno corrotto gran parte dell’Ispettorato del Lavoro di Barletta: dai 3 ai 5 mila euro era la tariffa versata agli ispettori per fargli chiudere tutti e due gli occhi sul lavoro nero. Una dozzina di persone sono finite in carcere. Si stima che in Italia l’evasione fiscale raggiunga i 300 miliardi.

A Sassuolo, in Emilia-Romagna, la Iris Ceramiche, che ha piastrellato anche la Casa Bianca, ha chiuso improvvisamente con i bilanci in attivo. L’utile netto è di 51 milioni di euro. Il titolare, Romano Minozzi, è introvabile. L’amministratore delegato, Giuseppe Pifferi, è diventato il liquidatore della società. Molti operai abitavano in appartamenti dell’azienda e avevano firmato un contratto d’affitto che, qualora fossero stati licenziati, avrebbero dovuto abbandonare la loro casa in 15 giorni… Alla Iris fanno capo 3 società lussenburghesi con un attivo di 300 milioni di euro. Imprenditori di tal fatta sono dei farabutti che andrebbero perseguiti legalmente.

Il governo pensa di salvare la Fiat, ma non si rende conto che ci sono tante piccole industrie che lavorano per la Fiat e stanno chiudendo. Il governo pensa di salvare le banche, invece di regolarne i guadagni sugli interessi da usura. L’idea di nazionalizzarle, che si va affermando nel mondo, capita come il cacio sui maccheroni a Berlusconi. La stazza di Mussolini ce l’ha già e anche il modo di pensare…

Berlusconi ha dichiarato al Tg1 che ha stanziato per la crisi 180 milioni di euro, bofonchiando che si tratta di 180 mila miliardi di lire. Nessuno ha commentato lo strafalcione. E non siamo già in un regime? Anche la matematica per lui è un’opinione.

Don’t cry for him, Argentina: scherzava sui vostri desaparecidos. Non sai come stiamo tutti bene qui con lui: ci tiene su il morale con le sue barzellette, pensa positivo e ci esorta a spendere. E soprattutto sta sostituendo tutti i politici con delle belle gnocche. È solo questione di tempo. Siamo fiduciosi. Il canto del cigno? Lui si occuperà anche di quello.