Visti da New York

Franza o Spagna, purché se canta

Stefano Vaccara

Nella settimana in cui qui l’amministrazione Obama raggiungeva lo scopo di far passare il piano di stimolo da 780 miliardi di dollari, l’Italia restava incantata davanti alla tv per il festival di Sanremo, incurante degli scossoni economici, politici, giudiziari che continuano a colpirla.

Si dimette il leader del maggior partito di opposizione Veltroni? Anche se hai votato Pd, la sera si ride con Benigni e si ascolta la Zanicchi. A Milano una sentenza di primo grado condanna un avvocato inglese con l’accusa di essere stato corrotto da Silvio Berlusconi? E chi ci crede più ai magistrati, è tutta "politica", e poi col lodo dell’Angelino il Cavaliere non si tocca! Berlusconi intanto chiacchiera con l’inglese Brown e gli scappa che in Europa si nazionalizzeranno le banche? Così fa crollare definitivamente i titoli in borsa? Chissenefrega, vediamoci Bonolis che oltre ai cantanti ti porta stasera in palcoscenico pure le conigliette poppute di Playboy… Ma Di Pietro dice che il Consiglio di amministrazione della Rai è più lottizzato di prima... E allora? Franza o Spagna, purché se canta, e per Sanremo la Rai super lottizzata i soldi per il baraccone li trova sempre, così gli italiani con l’oppio delle canzoncine si sentono più arzilli…

Ma che ci avrà da cantà quest’Italia, con il mondo intero che trema non sarebbe meglio cercare di capire, riflettere, chiedere a gran voce al governo cosa farà? Ci sono infatti degli italiani che restano preoccupati e non riescono a rilassarsi neanche con Sanremo. Ma la grande paura che rende insonni questi italiani quale sarebbe? La perdita del lavoro? Della casa? Insomma la stessa che assilla il mondo che teme di perdere il benessere? Macché, proprio questa settimana si viene a sapere dall’Istat che gli italiani hanno avute delle "sviste" con le dichiarazioni dei redditi per un danno all’erario di circa 250 miliardi di euro (ma si parla del 2006, cioè di quando c’era ancora quel rompi balle di Visco…).

Quindi, almeno fanno ritenere le mosse del governo, la prima e incessante preoccupazione che tiene svegli gli italiani non sarebbe una sempre più scassata economia, ma la paura di essere rapinati e violentati dagli immigrati. Mentre l’economia fa acqua da tutte le parti, le statistiche ci dicono che i crimini violenti non sono aumentati, anzi in Italia sono diminuiti. Eppure gli italiani hanno paura dell’invasore violentatore marocchino rumeno o albanese. Così, "spinti dal clamore", come si è giustificato il premier Berlusconi, ecco arrivare quel decreto "sicurezza" con la novità delle ronde di cittadini in difesa dell’ordine pubblico. Squadre che sarebbero state proposte soprattutto dal ministro degli Interni, il leghista Maroni: forse era venuto per questo un paio di mesi fa a New York? Per imparare come organizzare le ronde? Ci scusiamo con i lettori di questa colonna per i complimenti allora fatti nei confronti del ministro leghista in visita. Abbiamo preso un abbaglio.

Ma è rimasto solo il "compagno" presidente Napolitano a criticare il decreto? Veramente, la critica più accesa nei confronti di questo ultimo decreto è arrivata dal Vaticano: questo "rappresenta una abdicazione dello Stato di diritto". Il presidente Berlusconi dichiara che il governo è stato "spinto dal clamore" suscitato dagli ultimi casi di violenza. Come per dire, non avrei voluto ma l’opinione pubblica mi costringe… Perché allora quando la stragande maggioranza dell’opinione pubblica italiana si mostrava solidale con il povero papà di Eluana Englaro, ecco che invece certe campane d’oltretevere sono state ascoltate nonostante il comune sentire del popolo? Ora il Vaticano non conta più? Bossi più influente del Papa? Forse si sbaglia chi pensa che sia Berlusconi l’uomo con più potere nel governo d’Italia.

Concludiamo tornando al Pd. Queste righe le scriviamo il giorno prima dell’assemblea che dovrà decidere il dopo Veltroni. Il lettore potrà leggere, su altre pagine del giornale, come è andata a finire. Qui ribadiamo un pensiero già tante volte espresso osservando l’Italia da New York: le responsabilità maggiori delle anomalie italiane, come quella di avere a capo del governo per la quarta volta un uomo con un conflitto d’interessi mai visto in nessun paese democratico, non sono né di Berlusconi né di chi lo ha votato. Sono semmai della precedente grande anomalia italiana: quella di avere avuto il maggior partito comunista dell’Occidente la cui classe dirigente è sopravvissuta per intero alla caduta del muro di Berlino. Senza questa "anomalia", il successivo "fenomeno" Berlusconi non si sarebbe verificato. Crediamo cioé, che una anomalia abbia e continui a nutrire l’altra. Ma ora una rischia di sparire definitivamente? Non tutti i mali …