STORIA/Abraham Lincoln a N.Y., “a parole sue”

Gina Di Meo

A House divided against itself can not stand. I believe this government can not endure permanently half slave, and half free"... "At a last session of Congress a proposed amendment of the Constitution abolishing slavery throughout the United States, passed the Senate, but failed for lack of the requisite two thirds vote in the House of Representatives... I venture to recommend the reconsideration and passage of the measure at the present session".

Due brevi estratti che hanno fatto la storia. Appunti che sono diventati il famoso discorso "House divided" del 1857, e l'ultimo messaggio annuale al Congresso, 1864. Appunti scritti con una penna tenuta in mano da colui che fu il 16mo presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln. Non è solo Washington D.C. a celebrare il bicentenario della nascita dell'uomo che ha cambiato il corso della storia negli Stati Uniti, ma anche New York gli rende il suo tributo mostrando al pubblico una preziosa collezione che contiene alcuni dei suoi manoscritti originali.

La New York Historical Society ha inaugurato il 12 febbraio, nel giorno della sua nascita , la mostra "Abraham Lincon in His Own Words", lettere, carte, documenti scritti di pugno da Lincond a appartenenti al Gilder Lehrman Institute of American History. Non solo atti pubblici ma anche documenti più personali, come l'ultima lettera scritta alla moglie Mary prima di essere ucciso nel 1865.

"Lincoln in His Own Words" è un salto nel passato ma anche un'inconscia consapevolezza, per lo spettatore, di poter toccare tangibilmente una parte della storia. È ciò che fa la differenza tra la riproduzione e l'autentico, una linea di confine psicologica determinante nelle sensazioni che si provano nel sapere che quei documenti, quelle lettere sono state scritte davvero da Lincoln, non sono una delle tante copie. La spinta emotiva è tale da portare la mente ad immaginarsi lì in una stanza con il presidente, mentre, con il capo reclino sul braccio, abbozza i suoi famosi discorsi.

Discorsi tornati alla ribalta più che mai in questi ultimi mesi con Barack Obama, la cui ammirazione per Lincoln è stata fonte di ispirazione per la sua campagna prima e per la sua presidenza ora. Obama è un grande oratore allo stesso modo in cui Linconl era un grande scrittore, anzi considerato a giusta ragione uno dei più grandi scrittori americani. Le sue parole, le sue idee sono state come metabolizzate da milioni di persone.

Della collezione in mostra fino al 12 luglio, fanno parte anche la copia firmata da Lincoln per la modifica del 13mo emendamento della Costituzione Americana con il quale si aboliva la schiavitù, e la bozza del secondo discorso inaugurale pronunciato il 4 marzo 1865. Per informazioni www.gilderlehrman.org oppure www.nyhistory.org.