AGRO-ALIMENTAZIONE/Prima viene il sogno

Alberto Pezzini

Questo è un libro scritto con dei sogni. Nel senso che Anna Sartorio ha usato qualcosa più simile ad una bacchetta magica che ad una penna. O ad un computer. Per i giri delle frasi, e per le parole che ci sono nelle pagine. Le parole, si sa, sono come pietre. Oppure "rune" dentro cui scavare e cercare un significato alternativo. Come guardarsi dentro un sogno, appunto. In un’altra dimensione. In uno specchio fatto di tradizione, colline, terra da mangiare quasi, e sogni. Oscar Farinetti non è persona normale. Nel senso che non è uomo di terra e basta. E’ uomo di nuvole, spiriti che arrivano da lontano, ed una dose enorme, ma enorme di fantasia. Accanto al fiuto terragno per gli affari c’è una zona molto profonda da cui Farinetti deve trarre le sue visioni.

Nasce come elettrodomesticaro ma già con qualcosa che lo divora da dentro. Sartorio [«Il mercante di utopie - La storia di Oscar Farinetti», pp. 273, Sperling & Kupfer, Euro 17,00] ci parla di una scimmietta che sta tutta una vita a "cissare" (in piemontese "cissa", chi ti tormenta) l’uomo, quasi fosse il suo "daimon", un minuscolo spiritello capace di indirizzare Farinetti sempre verso nuovi lidi. E’ uno spirito inesausto il suo, che non si accontenta mai di dove è arrivato. Ricorre addirittura a dei binocoli ad infrarossi per cercare di bruciare la concorrenza. Ha un pallino anzi un chiodo fisso che non lo lascia respirare bene , fin dall’inizio della sua strana avventura commerciale.

E’ strana la sua vicenda perché stiamo parlando dell’unico uomo imprenditore di ampio successo con una sensibilità non soltanto animale per gli affari. Il che lo renderebbe uguale a tutti gli altri. Parliamo invece di chi fa affari con la fantasia. E con gli uomini senza considerarli soltanto dei trampolini per arrivare ad un fine. Il legame tra uomini e sogno è molto forte in Farinetti. E’ uomo al 50% e spirito per l’altro 50%. Da uomo ha una predilezione ed un attaccamento molto sentito per gli amici ed i collaboratori. Uno dei suoi segreti sarà infatti quello di riuscire a delegare. Il Comandante Paolo, suo padre, gli inocula questa gemma che farà numerosi frutti nella sua testa. Un capo diventa veramente tale quando riesce a scegliersi degli uomini capaci. Così si riesce a delegare ed a fare in modo che una creatura, qualunque essa sia, possa ambire a camminare con le proprie gambe. Farinetti delega, pertanto. Si sceglie gli amici con l’istinto, quasi li vede trasognato in un’altra dimensione quando li conosce.

Il modulo è uno e ben collaudato. Si fa amicizia attorno ad un tavolo, si mangia e si beve, e ci si alza diversi da quando ci si era seduti. L’uomo incanta, sembra anche un imbonitore da mercato, fa numeri, ma se vuole un uomo riesce sempre a prenderselo. C’è del magnete animale in certi individui e Farinetti esercita sugli altri un’attrazione come per delle scaglie di limatura. Che inevitabilmente si ricompongono davanti a lui. Non c’è soltanto capacità di attrarre uomini che fruttificheranno, però. C’è quel senso antico di amicizia, molto piemontese, per alcuni. Una sorta di unione che sai di non poter violare o rompere per nessun motivo.

Tutti gli uomini vengono comunque sentiti da lui che accorda un privilegio quasi toccante al lato umano delle persone. Ed a quello professionale per cui indulge nei confronti di coloro che sanno pagarsi da soli la propria vita se credono nel lavoro che si sono scelti.

Ecco perché a capo di ogni sistema dentro Eataly [che sta per sbarcare anche a Manhattan, sulla 48th Street, ndR), c’è una persona che ha dato ad un settore dell’agroalimentare un pezzo di cuore ed almeno un braccio, anche se in senso figurato. Questo sogno di un supermercato fatto di sostanze di prima scelta ed assolutamente genuine, ha trovato una realizzazione concreta grazie ad uno sfruttamento delle risorse umane, prima di tutto.

Il settore del pesce è affidato ad un pescatore dell’Argentario, uomo che sa di pesce e respira come loro, li conosce, li ama e sa come farli vivere anche nelle pance altrui. La Sartorio sa far sentire il rumore del mare quando parla di quest’uomo che definisce come chi diventa mare anch’egli quando incontra un bellissimo pesce. E’ un incontro tra un sogno e la realtà. Questa la filosofia di Eataly. Aver saputo cucire insieme il sogno e la realtà del quotidiano. A prezzi calmierati, contenuti.

La vita di Farinetti fa paura. Non si ferma e quando decide di vendere gli elettrodomestici è perché un tarlo sibillino ha già cominciato a rodergli il collo, a stringere un poco di più un'altra parte della sua mente. Dare da mangiare in un modo diverso, senza più intermediari. E’ il concetto della filiera corta, di un modo per cercare di far transitare direttamente verso le persone i prodotti freschi senza uno stallo intermedio troppo lungo. Dove la lavorazione o la conservazione siano talmente spinte da alterare in qualche modo il prodotto.

Ecco allora che Farinetti inventa o trova dentro una dimensione parallela, quasi elfica, la realtà di Eataly. In un momento storico in cui senza dubbio il clima gli è stato favorevole. Carlin Petrini e Slow Food stanno a dimostrarlo. L’esigenza di tornare indietro è forse viva come non mai tant’è che anche la letteratura "del ritorno" (vedi Enzo Bianchi ne "Il pane di ieri") non è mai stata così decisa nel cercare di rinverdire e riassaporare i gusti di un passato. Che la gente vuole a tutti i costi rivedere sulle proprie tavole.

Il difficile è poterlo fare ad un prezzo come si dice sostenibile, e quindi contenuto nella misura in cui sia possibile coniugare la qualità con il mercato. Non possiamo credere che Farinetti, infatti, sia soltanto sogno. C’è qualcosa di calvinista e di comunque costruttivo in quell’sms che tutte le sere gli comunica l’ammontare degli incassi quotidiani. C’è anche l’ansia piemontese, anzi "langhetta", di creare la roba da lasciare ai figli. L’esigenza di ritornare alla terra, per esempio, diventa tuttavia una sorta di lascito familiare che il padre trasmette ad Oscar quando gli ordina di comprare la tenuta di Fontanafredda, culla di uno dei barolo più incantati della terra.

E’ lì che si nota come qualcosa di oscuro, di atavico, ma comunque legato alla famiglia sia uno dei motori più dinamici della macchina Farinetti. Che è spirito per l’altro 50%. Una macchina per fare affari dotata di un’anima interna, volatile e spiritosa non si era mai vista prima. Di lì, da quell’occhio in più, viene una certa sensibilità per le cose umane. Per esempio. Il vecchio Museo Carpano è stato trasformato in uno spazio frequentabile come un vecchio, accogliente club inglese. Solo che in questo luogo esclusivo, perché lo è, non ci entrano soltanto pochi eletti per censo o sangue. Ci entra la gente. Gli anziani che vanno a leggere i giornali alla mattina perché la lettura è gratuita e perché così possono farla presto quando il pane viene sfornato fresco. C’è un’antica leggenda inuit (eschimese) per cui ha vita lunga soltanto che rispetta gli anziani e gli animali.

Farinetti ha abbattuto dei limiti di classe e di tempo. Il bello è che lo ha fatto dentro un mare ribollente di critiche. Chiare, alcune, meno oppositive altre perché più oblique e corrosive. Quelle che arrivavano malignamente dai suoi concorrenti che secondo un mercato tradizionale del settore non comprendevano un’apertura mentale così ariosa come quella di Farinetti.

Il libro è celebrativo senza dubbio. E’ fatto di Eataly anche lui e le sue pagine rafforzano l’idea che questo progetto sia una luce per il futuro. Di certo c’è un fatto che fa pensare. La Sartorio ha regalato una prosa godibilissima a chi ha pensato ed alimentato un sogno difficile. Se si pensa a quello che in termini di fatica e sudore, e pensieri, e lacrime interiori Farinetti ed i suoi amici collaboratori hanno dovuto spendere, anche queste pagine sono poche in confronto.

Però la Sartorio è riuscita a ricreare un personaggio letterario che tanti conoscono, Babbit di Sinclair Lewis. Un rivenditore di automobili che scatena una fortuna economica tripudiante grazie al dono di una eloquenza capace di trasportare le menti.Leggere il libro significa non poter fare a meno di essere attraversati da un’energia molto forte, da scossoni potenti di quella frenesia umana che caratterizza la vita di Farinetti.

La mercurialità, la fortissima esigenza di movimento continuo hanno trovato un’eco fedele nella penna della Sartorio. Ci sta sicuramente anche qui una corrispondenza tra i due. Si devono essere piaciuti ma ci deve essere stata una sorta di patto per cui uno scrittore riconosce la persona di cui scrivere una biografia se il biografato lo fa sentire a casa dentro il suo mondo e gli apre l’anima. Qui c’è stata una piena osmosi di essenze. La prova che Farinetti streghi sta qui. E’ uno Stregatto al cubo perché sa incantare e trasmettere una forza attraente a chi lo interessa.

I lati umani di un rabdomante comunque sono tutti in bella evidenza anche nel fisico dell’uomo. Se pensate che Farinetti riesce a trovare i luoghi in cui edificare i propri sogni obbedendo al bisogno impellente di urinare sul terreno dove sorgeranno, si direbbe che null’altro ci sia da dire. Quanto conta l’umanità, la forza umana, la capacità imprenditoriale, il senso matematico delle cifre e degli affari, la capacità umile del sapere delegare per potere avere un occhio in più sopra gli altri, senza il sogno?

La caratteristica distintiva di Farinetti è la sua capacità di navigare dentro la fantasia. Il decalogo Eataly possiede un punto preciso dove sta racchiusa per intero la filosofia di quest’uomo metà edonista e metà calvinista con uno sguardo indagatore alla Tolkien: il lavoro è la continuazione del gioco. La bellezza della vita sta in questo escamotage ludico che consente di non avvertire la fatica e di demitizzare la pressione. Consentire di vivere in modo impegnativo senza mai prendersi troppo sul serio se non a costo di sconfessarsi.

Il piemontesismo (o la piemontesità ?) è inoltre quella componente per cui certi uomini sono destinati a fare i grandi numeri. Sono attratti da questi in maniera indefettibile. Ma quella terrestrità che possiedono riescono a farla salire sopra le nuvole e verso un luogo che non sta da nessuna parte. In quella salita, in quell’ascesi a metà tra terra e nuvole, ci sta un cuore pregno di sogno. D’altro canto, la vita è sogno. E Farinetti ha sognato. Alla Sartorio il merito di averci scritto questa galoppante e mangereccia, frizzantissima "Interpretazione dei sogni" del secondo millennio.