SPECIALE/ARTE/La “cantastorie” e le sue creature

Michelina Zambella

Il Museo Garibaldi Meucci di Staten Island dà il benvenuto all’artista Gabriella Pucciarelli, alla sua prima esperienza in America con una mostra intitolata "Mito e Magia", in esposizione fino a maggio. A temperare il clima freddo e nevoso di sabato 7 febbraio l’incontro con questa affascinante donna, dall’accento e gestualità partenopei, che calorosamente ci ha accolti nel suo mondo di sogni.

"Mito e Magia" è l’esposizione di undici pezzi e dieci altorilievi, più un tutto tondo, che Gabriella Pucciarelli racconta appassionatamente: «Trasformare la tela juta, garza e terra vulcanica in racconti dell’anima, in poesia, non è stata neanche una scelta, ma un innamoramento con materiali così semplici e significativi. La manipolazione di "stracci" in momenti di bellezza ed armonia, il cercare di scoprire il lato segreto delle cose, è lo scopo del mio lavoro. Tutto quello che amiamo può trasformarsi in magia e raccontare le pieghe segrete dell’anima».

Da circa quarant’anni nel campo artistico nazionale ed internazionale, Gabriella è una pittrice-scultrice-acquarellista autodidatta, la cui ispirazione deriva dalla mitologia greca, arte sacra, arte presepiale, arte simbolico-surreale (http://www.gabriellapucciarelli.com/).

Ricorrendo alla filosofia, sua fondamentale chiave di lettura della vita, Gabriella ha spiegato il suo amore per la città partenopea e l’attaccamento alle due figure mitologiche che ricorrono frequentemente nei suoi altorilievi. «Partenope – indicando la tela intitolata "Neapolis" – è la sirena che con il suo canto ammaliatore cercò di fermare la rotta di Ulisse e, non riuscendovi, si lasciò morire su uno scoglio; da lì nacque il Golfo di Napoli. Pulcinella – "The Fall/ La caduta" - è un personaggio antropologico e mitologico, maschera dionisiaca attraverso cui cogliere il segreto della vita».

E osservando "La Caduta" dove Pulcinella viene colpito dalla Terra, come avvolto in un vortice, sorge spontaneo chiedersi il motivo di una raffigurazione così inquietante.

«La Terra è capace di darci il bene e il male, fertilità e distruzione – ha detto la Pucciarelli - e la prova più evidente è data da Pompei ed Ercolano, seppellite dall’eruzione del Vesuvio nel 79 dc. La terra che colpisce Pulcinella rappresenta, per me, la caduta dei valori».E tra l’azzurro e il rosa, compare sempre una rosa nelle sue raffigurazioni. «La rosa rappresenta per me il sogno di tutti gli artisti: la bellezza, l’amore…».

Nordica per la sublimazione di una materia solo apparentemente povera mostra nella sua opera un gesto rigeneratore di vita e di cultura. I suoi sono capolavori unici, di un modellato morbido e fresco, realizzati con materiali umili che manipola secondo le proprie esigenze e la propria immaginazione: pezzi di tela di juta, pigmenti d’olio, di gesso, solfara, garza.

La ricerca delle meraviglie del mondo le consente di produrre immagini sognanti e volti che, a tratti, sono teneri e mistici, altre volte suggestivi. Avvolti da un alone di mistero, la Pucciarelli realizza opere che inducono la mente ad allontanarsi dal reale e a spaziare nel mondo dei sogni e della magia. Le sue figure sembrano, infatti, provenire da un mondo lontano, dall’inconscio. Sono fantasmi mummificati nella loro agghiacciante espressione di mistero: occhi vuoti, bocche semiaperte, visi sbalorditi alla vista del mondo. Con lei la tela si trasforma in un teatro drammatico, riprendendo una tecnica di sperimentazione artigianale che risale agli scultori del Rinascimento.

«Mi ritengo una cantastorie e la tela racconta ciò che l’anima delle mie creature sussura, ciò che vuole comunicare. Il mio lavoro è frutto di un incoscio collettivo, sono loro a voler raccontare la loro storia ed io sono solo un tramite».

Parole di chi dice di sentirsi connessa con un’altra dimensione, inspiegabile eppure magnificamente accettabile, se si guarda l’incantevole risultato. « Sono connessa col cosmo e con la natura; la musica mi consente di lavorare e diventa per me un tramite».

Cosa avrà spinto un personaggio così carismatico e legato alla sua Napoli e alle sue creature a venire in America? «Ann Pizzorusso, devo tutto a lei. Ero terrorizzata dall’idea che le "mie creature" (ovvero le sue produzioni) stessero viaggiando su una nave ed io non potevo tenerle sott’occhio. A proposito di occhi, arrivare qui è stata un’impresa piuttosto facile». Perchè mai? Tra risatine, sarcasmi e resistenze, il racconto, sul finale, si fa interessante. Sembra che sia stato "un tal cretino" ad aver spinto Ann, una bellissima americana innamorata di Firenze (della sola città?), ad aggiornarsi sulle condizioni in cui versava Napoli, la città dove Ann aveva deciso di andare a vivere.

A New York, la sua casa madre, mentre leggeva di "Napoli –immondizia" su America Oggi, trova sotto quell’articolo, l’annuncio di un concorso artistico indetto dal Museo Meucci Garibaldi. All’insaputa di Gabriella, Ann spedisce un suo book.Solo dopo essere stata scelta come artista vincitrice, Ann svela la veritá a Gabriella e della loro nuova avventura. Da qui "la volontà delle creature di Gabriella Pucciarelli" di farsi raccontare, attraverso il giornale che misteriosamente, per mito o magia, le ha unite e condotte sin qui.