PUNTO DI VISTA/Fallimento

Toni De Santoli

Da anni e anni in Europa e anche in America è come un bollettino di guerra. Ma dall’alba del Terzo Millennio la drammaticità dei comunicati e delle statistiche si è accentuata: persi centomila posti di lavoro… persi settantamila posti di lavoro… a rischio duecentomila impieghi… Cassa integrazione per tremila fra operai e impiegati… nuove contrazioni nell’industria. Ora veniamo a sapere dalla rete tv "France 24" (la notizia è di domenica 8 febbraio) che anche in Francia, nella solida, emancipatissima Francia patria di grandi talenti e grandi intelligenze, milioni di cittadini arrivano sì e no al 20 del mese. In Italia sono in molti a non arrivare neanche al 15. Qualcuno si toglie perfino la vita. Meglio la grande incognita della Morte che una vita di umiliazioni.

Tre le ragioni, a nostro modo di vedere, di questo disastro che annuncia tempi ancora peggiori di quelli attuali. 1) Lo smantellamento in Occidente o in gran parte dell’Occidente dell’industria classica, quella pesante, ferro, acciaio eccetera. 2) L’istituzione dell’Unione Europea sulle basi del vecchio MEC, il Mercato Comune Europeo con tanto di lancio dell’euro (controllatissimo in Germania, del tutto incontrollato in Italia. 3) L’incondizionata, scellerata apertura dei mercati occidentali alle merci provenienti dalla Cina e da altri Paesi asiatici.

Niente di tangibile, di concreto, di utile ha rimpiazzato l’industria classica liquidata fra gli Anni Settanta e Ottanta. L’Unione Europea si è rivelata, e si rivela, un colossale fallimento: nei suoi programmi cinque o dieci anni fa rientrava la diffusione della ricchezza con conseguente innalzamento del tenore di vita di due o trecento milioni di europei; oggi assistiamo invece al ritorno di quel pauperismo scomparso in buona parte dell’Europa fra il 1850 e il 1914. Non è clamoroso? Non è atroce?

Spalancare le porte ai prodotti cinesi e a quelli di altri Paesi asiatici, ha arricchito in modo vistoso cinesi e compagnia bella, ma ha impoverito moltitudini di europei e forse anche di americani. Non poteva però andare diversamente: grazie alla vittoriosa controffensiva del padronato in Italia, Francia, Gran Bretagna, scattata negli Anni Ottanta e arrivata fra il 1995 e il 2000 su molti di noi come un furia cieca (ma non cieca per i suoi strateghi…), il potere reale in Europa, quello che assogetta il potere politico imbelle, miope, egoista e opportunista, è finito nelle mani, morbide e femminee, di "fenomeni" dell’Economia e della Finanza. Presuntuosi, tracotanti, lapidari personaggi i quali promettevano agi per tutti e negli agi ora ci si trovano soltanto loro e qualche decina di migliaia di "inservienti" sparsi fra Bruxelles, Parigi, Strasburgo. Personaggi non istruiti, sebbene laureati; tutt’altro che attenti in termini sociali, digiuni di Storia, privi del senso del bene pubblico. Individui nefasti i quali, ancor più di Stalin, Hitler e Mao, decidono quanto e che cosa si debba mangiare, come ci si debba vestire. Come si debba vivere… Nella sconcertante pochezza della loro preparazione intellettuale, non capiscono che ci sono tempi nei quali è saggio adottare il liberismo e tempi nei quali, viceversa, è saggio ricorrere al protezionismo. Oggi il senso di responsabilità indica la via protezionistica. Ma la via protezionistica per questi distruttori è "eresia", è "bestemmia"… D’altro canto essi hanno contratto da ragazzi (nei partiti! Nelle università! Nei salotti!) quel "morbo" internazionalista che all’atto pratico impoverisce e esaspera le stesse genti che loro proclamano di voler tutelare. E’il "morbo" che uccide l’internazionalismo autentico, quello fondato sull’armonia fra popoli e Stati sovrani a tutti gli effetti. Detto in termini inconfondibilmente qualunquistici (!), si ottiene quindi l’effetto contrario, tipo l’inselvatichimento dell’Europa grazie alla Ue e a quel "capolavoro" di intenti e azioni giuridiche e morali che si chiama Trattato di Schengen… Si favorisce così, sissignori - e nel segno della radiosa, dorata globalizzazione - la cupa e lugubre resurrezione della società seicentesca… A Quando il prossimo assalto al Forno delle Grucce?? Ne parleremo.