A modo mio

Il tiche-ttio della storia

Luigi Troiani

Roma documenta in questi mesi un fenomeno culturale che la dice lunga sul rapporto del nostro tempo con la Storia. Sacrificata la rilevanza del suo insegnamento scolastico alle richieste di un sistema economico che guarda soprattutto alle tecnologie e alle lingue d’affari, Historia in quanto Magistra vitae si prende la rivincita, come una star richiamata a gran voce dal viale del Tramonto. All’Auditorium, da ottobre è in svolgimento il ciclo di conferenze "I volti del potere", undici "Lezioni di Storia" di altrettanti relatori (ha iniziato Luciano Canfora, chiuderà la francese Michelle Perrot) sino a maggio. Per l’antichità l’Atene di Pericle e la Roma di Augusto, per il Medioevo un grande dell’islam come Solimano e la vicenda del francescanesimo. Per anni più vicini, Napoleone, papi e dittatori del Novecento. Organizzate dalla Fondazione Musica per Roma e dagli Editori Laterza, con il contributo di Unicredit Group, le Lezioni sono andate a ruba: sold out tutti i biglietti del ciclo già nella prima settimana di vendita, e partecipazione da ogni fascia di età.

Si tratta di un episodio che, sommato al calore che il pubblico ha riservato alla prima metà del ciclo, spinge a due riflessioni. La gente, pur stordita dalla società della comunicazione anonima e tecnologica, deve soddisfare il bisogno del rapporto "fisico" con il sapere di studiosi e docenti autorevoli. I fatti storici, nel caso di specie l’azione dei "potenti" sulle vicende di persone e popoli, restano fonte di illuminazione per l’interpretazione dei comportamenti del nostro quotidiano.

A questo proposito, vale la pena richiamare una saggia osservazione di Karl Popper. Il filosofo viennese osservava che nel coniare la storia della politica, ci si è sempre interrogati su chi fosse a comandare nell’una o nell’altra epoca, mentre sarebbe stato più opportuno chiedersi "in quale modo venisse controllato colui che deteneva il comando". Ricetta non dissimile da quella che già Socrate aveva comminato ai suoi contemporanei, venticinque secoli fa: per dire che la questione dei "volti del potere" è antica quanto la stessa vicenda umana.

Il che conduce ad un’altra verità, ribadita dalle "lezioni": occorrono, per intendere qualcosa di così grandioso come la storia, umiltà e consapevolezza della scala dei fenomeni e di come essi vadano a collocarsi nel fluire del tempo. Aiuta il modello di contrazione dei 18 miliardi di anni di vita dell’Universo, dentro l’arco di un anno terrestre: ovvero il 2009 corrisponde alla mezzanotte del 31 dicembre e il Big Bang al 1 gennaio. Il nascere di Sole e Terra avviene soltanto all’inizio di ottobre, e per le prime specie di ominidi a caccia nelle savane dell’attuale Tanzania occorre attendere le 22 del 31 dicembre. La preistoria si svolge nelle due brevissime ore che separano da fine anno. Gli utensili di pietra appaiono alle 23,10, l’uso del fuoco alle 23,54, l’uomo intelligente e cacciatore alle 23,58 e 50". Ci sono le coltivazioni agricole a 16" dalla mezzanotte, e le piramidi, a 9". Colombo scopre l’America a meno di 1" dalla mezzanotte, il volo nello spazio avviene 5 centesimi di secondo prima di mezzanotte. Lo sviluppo dell’informatica sta dentro lo 0,04" finale.

Evidente che se apprendiamo a relazionare i fatti della storia con il battito del tempo universale, diventiamo saggi, perché acquisiamo la cognizione della loro precarietà e imprevedibilità: ciò che i greci chiamavano Tiche, rappresentata come dea con in mano il timone della vita e la palla dell’incostanza delle vicende del mondo. Guardando alla sorte degli umani, l’Euripide dell’Ippolito si chiedeva quale fosse il rapporto tra lo scorrere della storia nel tempo e gli dei, temendo (fiutando?) l’assenza di ordine e giustizia superiori, e il dominio di Tiche sul nostro destino.