Libera

Misericordia e crudeltà

Elisabetta De Dominis

Amare vuol dire volere il bene dell’altro. La vicenda di Eluana ci ha dimostrato che non sempre quel bene coincide con la vita. Gli antichi dicevano: "Muore giovane chi è caro agli dei". Perché moriva senza aver ancora sofferto. Era la consolazione per chi rimaneva. Il padre di Eluana non ha avuto questa consolazione. Ma non a causa degli dei, ma degli uomini che si credono tali. Uomini ottusi che pensano che amore sia sinonimo di lotta per la vita contro la natura. Hanno tentato di far sopravvivere Eluana a ogni costo (attraverso una forzata alimentazione artificiale) per lavarsi la coscienza, perché così gli ha insegnato la Chiesa. Uomini ottusi che non sentono la loro coscienza, ma seguono delle presunte regole morali che considerano la morte il male. E per le quali dare la morte è sporcarsi le mani di sangue ed essere condannati per l’eternità. Eppure quando un animale soffre, gli si spara per pietà. Essi invece non hanno avuto pietà di Eluana. Che, anche se non soffriva nel corpo, soffriva nell’anima.

Aiutare a morire una persona che si ama è l’ultimo atto d’amore che si può fare per lei: è misericordia. Si antepone la sua pace al proprio dolore per la sua perdita e per l’atto che si è costretti a fare. E’ estremamente difficile decidere la fine di una persona cara e, penso, che per un genitore che le ha dato vita sia lacerante. Ma arriva un momento che non si è più disposti a vedere in quale miseria umana si trovi la persona che si ama. Perché non è più persona: non parla, non vede, non si muove, non capisce più. E poiché non la si può riportare verso la vita, la si aiuta ad andare verso la morte. Verso la pace.

Il padre di Eluana i primi anni ha sperato che la figlia si risvegliasse, poi ha chiesto solo: "Che la natura faccia il suo corso". Chi è credente spera al miracolo, ma l’umiltà dovrebbe fargli piegare il capo al volere di Dio. Umiltà è la qualità (scomparsa) di chi è consapevole dei propri limiti. Oggi ci si finge umili con le persone superiori per conquistarne la fiducia e ricevere in cambio un po’ di potere per la propria scalata sociale. Ogni gradino ci si sente un po’ più divini. Curiosa questa nostra società così cattolica e così pagana. Dicono di credere in un unico Dio, ma sgomitano per diventare uno dei tanti dei in terra. Che la nostra fame di divinità riconosce tali divorando gossip.

Provare misericordia significa comprendere una persona che soffre, immedesimarsi in lei. (Bossi ha avuto l’ardire di dire: "Berlusconi si immedesima in Eluana"). Misereri-cordis in latino è l’aver compassione del cuore. E’ il cuore che si strazia alla vista di quella persona che si amava e ora è un morto vivente. Allora diventa un nostro egoismo volerla trattenere con noi, in questa vita. Per i latini un uomo senza misericordia era un homo crudelis, il quale secondo la psicanalisi oggi è uno psicopatico, mancante cioè di psiche che è l’anima.

Né Sacconi, ministro della Salute, né Formigoni, presidente della Lombardia, né Gigli, neurologo dell’ospedale di Udine, hanno visto Eluana. Non si sono disturbati di andarla a trovare. E credo ne avessero paura. Si ha paura di vedere la morte in faccia, soprattutto quando si sta barando. Uno psicopatico non vede l’altro, ma se stesso: non si immedesima nella sofferenza dell’altro, ma in quello che l’attende. Si sono riempiti la bocca del valore della vita. Ma quale vita? Formigoni ha affermato che Eluana era "vitale" e Berlusconi che "poteva avere ancora dei figli". Non hanno avuto alcun rispetto. E Gasparri, rivelando la sua natura da delatore, ha dichiarato: "Quando si farà la storia di questa vicenda, peseranno le firme messe e non messe". Che è come dire: vi manderò a morte. Il voler mantenere in vita Eluana è stata il pretesto per far fuori tutti quelli che non la pensano allo stesso modo. Che schifo! Nessuno, tranne Marco Pannella, si è ricordato che Wojtyila aveva chiesto: "Lasciatemi andare alla casa del padre". Nessuno ha ricordato che la moglie di Berlusconi ha abortito al sesto mese perché le sarebbe nato un "mostro". Quel mostro che gli antichi greci identificavano con il Minotauro e che credevano risiedesse nel labirinto del palazzo di Cnosso, solo perché temevano la cultura cretese in quanto diversa dalla loro. Berlusconi, come Teseo, ha fatto fuori il mostro dicendo di aver salvato gli italiani. Ma ha fatto fuori solo il suo mostro e con esso la coscienza di quegli italiani che lo imitano.