Che si dice in Italia

L’economia dei buoni

Gabriella Patti

Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, è venuto in Italia e a Milano, capitale della nostra economia o di ciò che ne resta, ha tenuto un intervento davvero insolito. Di fatto, si è trattato di una "lectio magistralis" sul come uscire dalla crisi che sta rischiando di affondare mezzo mondo. Niente cure dimagranti, no agli aiuti a settori industriali decotti e non innovativi - per di più con i soldi dei contribuenti. Poco utile abbassare i tassi di interesse. Insomma: non serve tentare di inventarsi un "nuovo capitalismo". Dalla crisi, dice, se ne esce essendo ... più buoni. Ovvero: impegnandosi nella cooperazione e nella solidarietà. Spiegazione: la crisi, che è vera e reale, è peggiorata dal crollo psicologico, cioè dalla paura della gente verso un futuro incerto. Allora, siccome la fiducia genera fiducia e la diffidenza genera diffidenza, il circolo vizioso della diffidenza - più deleterio ancora della crisi dei portafogli - "deve essere trasformato in un circolo vizioso di cooperazione e crescita reciprocamente sostenute". In pratica: aiutando i più deboli e i più poveri, le economie ricche finiscono con l’aiutare se stesse perché riavviano un processo produttivo pericolosamente vicino al fermo produttivo. Lo capiranno politici e manager? Intanto la lezione del premio Nobel sembra avere trovato riscontro a sorpresa presso una classe di "studenti" impensabile fino a poco fa: i calciatori e, più in generale, i campioni sportivi. Già: la lista dei grandi giocatori che si sono lanciati nell’impegno sociale si sta allungando, come ha scoperto il settimanale Vita. Fabio Cannavaro, Ciro Ferrara, Clarence Seedorf, Rino Gattuso, Luca Vialli, Massimo Mauro, Javier Zanetti: sono sempre di più i maghi della pedata che stanno dando vita a fondazioni umanitarie come quella appena creata in nome del grande e oggi scomparso Giacinto Facchetti. C’è chi, per ora, ha raccolto 300mila euro e chi ha già superato il milione. Evitare di pensare subito male: non è il sistema giusto per rosicchiare qualcosa dalle tasse deducendo dalla dichiarazione dei redditi o, almeno, il gioco non vale la candela. Qui c’è dell’altro. Forse, sì, anche la voglia di mettersi in mostra, di fare bella figura. Ma non basta certo. Come spiega Gianni Mura, decano dei giornalisti sportivi italiani e uno che se ne intende, non è una questione di moda. Già al tempo della guerra nella ex Jugoslavia la Roma, grazie a calciatori come Tommasi e Di Francesco, raccoglieva fondi per Sarajevo; eredità che oggi è stata raccolta da Francesco Totti. Il fatto è che la maggior parte dei calciatori viene da paesi poverissimi o, se italiani, da regioni economicamente svantaggiate. E’ gente che mantiene un forte legame con la comunità di provenienza e che, dando vita a un’organizzazione umanitaria, intende fare qualcosa per aiutarla. "Non è un caso che le fondazioni avviate da atleti sudamericani siano numerosissime".

Giornalisti e spie fanno quasi lo stesso mestiere. Se non altro perché usano alcuni strumenti comuni. Per esempio: gli archivi. E’ andando a frugare nell’archivio del Corriere della Sera che un giornalista "impiccione" e gossiparo come Roberto D’Agostino ha rinfrescato la memoria troppo corta di tutti noi. Ha scoperto e messo sul suo portale www.dagospia.com la notizia che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sua moglie, l’ex attrice Veronica Lario, hanno in passato commesso un delitto. Sì: un delitto. O quello che, usando i parametri attuali del pensiero del capo del Governo, sarebbe un delitto. Anni fa, venuti a sapere al quinto mese di gravidanza che il figlio che aspettavano sarebbe nato ammalato, hanno fatto ricorso all’aborto. E non al quinto mese: addirittura - incredibilmente - al settimo. Non è stato difficile scoprire questa notizia, per la verità. Non c’è voluto un genio del computer, un topo degli archivi o un agente segreto alla James Bond. In effetti basta digitare in rete su un quasiasi motore di ricerca "Berlusconi AND aborto"e si arriva rapidamente all’intervista. Pubblicata con grande evidenza, era stata infatti rilasciata dalla Signora Veronica pochi anni fa, nel 2005. E a raccogliere sul primo quotidiano del Paese la sua giustamente sofferta confidenza era stata Maria Latella, giornalista di spicco e di grande seguito. Fatti privati e dolorosi, direte, da proteggere con la privacy e il doloroso rispetto. E avete ragione. Peccato però che Berlusconi e tutta la coalizione di maggioranza abbiano vergognosamente fatto a pezzi la privacy e il rispetto dovuto a un padre come Beppino Englaro che, usando le leggi dello Stato, ha chiesto per quasi venti anni che si staccasse la spina al corpo non più vitale di sua figlia Eluana. E peccato che il capo del governo, cavalcando la politica, abbia fatto ricorso a argomenti a difesa della vita decisamente in contrasto con il gesto "delittuoso" da lui commesso e di cui, a quanto risulta, non si sarebbe mai pentito. Due pesi e due misure. Ciò che vale per te, cittadino comune, non vale per me, uomo di potere.