SPECIALE/IL CONVEGNO AL CITY COLLEGE/Immigrazione: Yes, We Can

Enzo Soderini

La riforma dell’emigrazione deve diventare una priorità per il presidente Obama: lo hanno sostenuto gli esperti che hanno partecipato al convegno "L’integrazione degli immigrati nello stato di New York" che si è svolto il 5 febbrai University di New York sponsorizzato dal Centro Studi Colin Powell. E’ stato il segretario di Stato della passata amministrazione a sottolineare l’importanza di una sostanziale riforma per l’immigrazione che possa favorire l’integrazione di molti illegali tra questi oltre 2 milioni di giovani studenti che non possono regolarizzare la loro posizione.

Una emigrazione quella negli USA che mira ad integrare gli immigrati nel contesto produttivo investendo nell’istruzione secondaria e terziaria. "La conoscenza e la specializzazione scientifica deve essere un campo aperto e prolifero per molti figli degli immigrati poiché questo costituisce un investimento rilevante per il futuro degli USA" ha sottolineato Michelle Cahill, vice presidente della Carnegie Corporation di New York. È inoltre necessario, ha aggiunto, che l’integrazione sia inserita nel contesto della dinamica dell’economia del mercato globale. Per attuare questo progetto diventa essenziale che nel settore dell’istruzione si preparino i presupposti per finanziare programmi che creino le opportunità a tutti gli studenti per l’accesso alla ricerca scientifica.

Infatti sono oltre 400.000 gli studenti validitorians (hanno raggiunto alto livello accademico) che pur essendo illegali frequentano le Università di Stato a pari diritti degli altri studenti. Infatti, la CUNY rispetta ed attua il principio dell’istruzione come un bene universale.

Tuttavia questi studenti hanno urgente bisogno di essere legalizzati per poter essere inseriti nel tessuto produttivo. Tale posizione è stata vivacemente sostenuta da Josh Bernstein direttore del Sindacato International Union, gli impiegati addetti al servizio amministrativo. Presenti numerosi studenti di recente emigrazione italiana che sono iscritti nei corsi di specializzazione e che sperano con la nuova amministrazione di trovare una possibilità di completare la loro specilizzazione e inserirsi meglio nelle strutture che gli USA offrono.

Ma l’integrazione va combattuta anche sul piano di un nuovo pensiero culturale che deve mostrare l’utilità e le positività dell’immigrato riconoscendone le capacità intellettive che hanno acquisito nei loro paesi e che possono essere facilmente forza integrante negli USA. Qui la riflessione sta nel non considerare senza pregiudizi l’immigrato ma riconoscendone la sua natura storica e le sue capacità intellettuali, ha sostenuto la direttrice della Immigration Coalition Chun-Wha Hong di New York ponendo come fattore essenziale l’integrazione politica ,facilitando il corso burocratico per divenire cittadini.

Oggi sono richiesti 5 anni, dopo aver ottenuto la Green Card (residenza permanente) per presentare la domanda di cittadinanza (tre se coniugati con un cittadino USA). Ciò servirà a mutare il vecchio paradigma con il qulae si vede e si strumentalizza l’immigrato come colui che "ruba " il posto al cittadino USA. Rilevante è anche il fatto che dal 1999, secondo i dati forniti dalla Social Security Administration (sistema pensionistico USA), fino al 2002 gli immigrati clandestini o meglio definiti, senza documenti, hanno contribuito con il pagamento delle tasse (si possono pagare le tasse anche essendo "clandestini") di oltre 50 miliardi di dollari senza ricevere i benefici previsti per cittadini e i residenti.

La crescita economica non può non tenere conto anche di questi contributi è stato sottolineato al convegno e in questo momento critico gli immigrati costituiscono una essenziale risorsa economica senza la quale molte imprese ed esercizi commerciali non potrebbero funzionare.

Colin Powell nel corso del suo discorso ha espresso la sua profonda ammirazione per la storica vittoria di Obama ricordandone la militanza nelle comunità di Harlem per sollecitare la loro partecipazione nella società. Ma la questione principale ha sostenuto Powell rimane la soluzione della crisi economica nei paesi sottosviluppati. E’ importante che la nuova amministrazione s’impegni a sostenere la politica della cooperazione economica con gli altri paesi. "Non si possono aprire le frontiere quando necessitano nuove forze di lavoro e poi chiuderle nel momento di crisi economica". I recinti non sono la risposta davanti a questi problemi. Perciò "l’America deve attuare una riforma comprensiva e non rinchiudersi nel concetto della difesa dei propri confini e i leaders politici non possono ignorare la questione dell’emigrazione se lo fanno non potranno comprendere i bisogni che sono necessari agli Stati Uniti d’America". L’ottimismo di Powell per una futura e giusta riforma nell’emigrazione la pone nelle mani del Presidente Obama che non vede l’immigrato come una minaccia al paese. Al contrario Powell crede che la nuova amministrazione abbia compiuto una scelta importante nella nomina della ex governatrice dell’Arizona, Napolitano, a ministro per la sicurezza del territorio; e quindi ad una Riforma di respiro che apre le opportunità agli immigrati.

Ci vorrà tempo e impegno ha concluso Powell: "Gli americani non hanno eletto un superman ma una bel essere umano. Siamo consci che la lotta per migliorare le condizioni di vita è impegnativa ma fa parte di quello che si chiama processo democratico."

In sostanza l’emigrazione dal City College posto nel cuore di Harlem, ha lanciato un messaggio nuovo all’amminstrazione Obama per far divenire questo paese l’esempio di come le diversità culturali si riconoscono e convivono.