LIBRI/Pagine da ascoltare

Franco Borrelli

Si fa sempre più ricca e preziosa la biblioteca "da ascoltare" che, con costanza e continuità esemplari, ci viene proposta da Il Narratore della vicentina Zovencedo [www.ilnarratore.com]. Casa editrice "sui generis" per libri "ad alta voce", non solo offre la possibilità di leggere pagine ad... occhi chiusi, al caldo di una poltrona vicino al focolare (come si faceva un tempo, quando la nonna narrava storie per addolcire il freddo degli inverni della lontana gioventù), ma lo fa con un’intensità e un calore indescrivibili, servendosi di attori professionisti che, con la parola e le particolari loro intonazioni, sanno suscitare e mantenere le atmosfere giuste.

Notevoli e assai diversi fra loro i titoli del nostro Novecento recentemente presentati in CDMP3, da «I Malavoglia» di Verga "letti" da Giancarlo Previati alla «Notte di festa» mediata da Alberto Rossatti, a «La provinciale» di Moravia con la voce di Maria Grazia Mandruzzato.

Quanto siano attuali e struggenti i personaggi "vinti" di Verga è talmente evidente dalle cronache di questi ultimi tempi, non solo quelle propriamente italiane con tanti immigrati disperati a cercar conforto e speranza di là dai flutti assassini, ma anche quelle che ci arrivano da altre parti dell’Europa e delle Americhe. Destino assurdo e tragico quello della famiglia di Patron ’Ntoni, poveri pescatori il cui principale sostentamento viene dalla "Provvidenza", la piccola barca sulla quale ci si avventura in mare per la pesca, ma che finisce col naufragare durante il trasporto d’un carico di lupini, portandosi a fondo vite e attese dei poveri cristi di Aci Trezza.

Verga, qui, si mette quasi in disparte, rinunciando alla sua mediazione di scrittore, lasciando ai vari personaggi il compito di narrare le loro pene. Chiusi dalla loro stessa condizione, essi vivono in un loro particolare infernale terzo mondo da cui sembra impossibile evadere. Affetti familiari, irrequietudini, il desiderio di migliorare la propria condizione, la lotta continua per la sopravvivenza, etc. etc., sembrano sempre destinati a finir male, quasi una maledizione. Solo chi si adatta riesce, in qualche modo, a salvarsi. Ma è davvero tutta qui la resurrezione e il riscatto dalla "roba"?

Dalla Sicilia al Piemonte delle Langhe ci porta la «Notte» pavesiana. Si festeggia San Rocco, la notte è pregna di sensualità e di calori, l’orchestra suona e la gente beve e balla. Una notte dolceamara per quelli che la vivono e per le loro malinconie, una folla di disperati alla ricerca di un po’ di felicità. Storie di esistenze anche qui incompiute, inquiete e infelici; sorta di altri "vinti" dalla vita, che illude, promette e leopardianamente irride senza mantenere alcunché.

Nella stessa dimensione, per certi versi, va a collocarsi la Gemma moraviana, «La provinciale» - che sullo schermo ha avuto il volto di Gina Lollobrigida prima, nell’omonimo film di Mario Soldati, e di Sabrina Ferilli più recentemente, diretta quest’ultima da Pasquale Pozzessere -. Bella, vanitosa e giovane, la protagonista mal sopporta la vita della provincia in cui è nata e cresciuta, tinta ovunque dall’ipocrisia e dalla menzogna. Non sempre, però, la bellezza apre le porte del successo, e trovare scorciatoie per raggiungere l’agognata felicità serve a ben poco, anzi. Gemma paga così sulla sua pelle, attraverso relazioni sentimentali poco soddisfacenti e legami a tratti anche equivoci, la sua voglia di riscatto sociale e culturale. Storia anche questa, come quelle dei pescatori siciliani o degli abitanti le Langhe piemontesi, d’una attualità struggente ed emblematica. Una spensieratezza, laddove è possibile trovarla, tinta tuttavia dal dramma della delusione e del fallimento esistenziale.

Non solo, dicevamo all’inizio, capolavori della nostra letteratura, ma anche di quelle d’altre geografie e tempi. Ecco così Il Narratore a proporci «Il giocatore» di Dostoevskij letto da Luigi Marangoni. Parente russo del nostro Landolfi, questo Dostoevskij cupamente ci descrive l’essere posseduti "dal demone del gioco d’azzardo": una confidenza che il protagonista fa ad alcuni amici, un narrare segnato da dubbi, intuizioni, interpretazioni e considerazioni creanti un’atmosfera da thriller psicologico, incalzante e tesa, che solo nel finale, come in ogni storia che si rispetti, trova composizione.

Per i bambini di ogni età ecco poi i sempreverdi Jules Verne e Mark Twain. Del primo le avvincenti «Ventimila leghe sotto i mari» lette da Moro Silo, del secondo «Le avventure di Tom Sawyer» con la voce di Eleonora Calamita. Testi gustati da adolescenti (chi non li abbia mai letti alzi la mano) che oggi, grazie alle voci calde e coinvolgenti dei mediatori, tornano a suscitare impressioni e a dare emozioni forse anche più dense e forti di quelle di una volta.

Merita una segnalazione, infine, anche «Il cantico dei cantici» letto da Barbara Eforo (e dallo stesso Silo). Testo biblico poeticissimo e assai noto, appartenente alla fede sia dei cristiani sia degli ebrei. Risalente forse al IV secolo a.C., la paternità di esso vien di solito attribuita a re Salomone. Un tributo, forse, al legislatore e al padre della tradizione ebraica, ma versi la cui sacralità e ispirazione divina non vengono mai messe in discussione. Più che poema "d’autore", tuttavia, il Cantico par che sia invece una raccolta di poemi della cultura mesopotamica che nel tema dell’amore trovano la loro unità tematica.

Quell’amore che, in modi e colori diversi, muove anche i personaggi di Verga, Pavese, Moravia, Dostoevskij, Verne e Twain, quell’amore che non è solo desiderio di stare con la persona amata ma voglia di collocarsi nel mondo e di vivere quell’ideale di fratellanza universale con gli esseri e le cose intorno.