Italiani in America

Il gigante dei bassi

Generoso D'Agnese

Aveva talento, Ezio Pinza (nelle foto), come ciclista. Tanto da diventare un corridore professionista, in un’epoca in cui le corse in bici assomigliavano più a imprese epiche piuttosto che a gare atletiche. Aveva talento, Ezio Pinza, negli studi universitari. Tanto da intraprendere con successo la facoltà di ingegneria con indirizzo civile.

Ma in nessuno dei due settori il suo nome sarebbe emerso. Perché Ezio Pinza aveva anche un altro talento. La passione della musica e del belcanto. E una voce straordinaria, che non passò inosservata in famiglia. In anni in cui il melodramma e la lirica erano stabilmente presenti nelle case delle famiglie italiane baciate dal benessere, molti genitori guardavano con occhio benevolo a una carriera musicale e anche Ezio non sfuggì a tale destino. L’incoraggiamento del padre e la sua voce lo distrassero dalle altre due passioni e lo trasformarono in un attore cantante.

Nato a Roma il 18 maggio del 1892, Ezio venne battezzato con il nome dell’ultimo dei grandi generali di Roma antica, il vincitore di Attila presso i Campi Catalaunici. E del grande condottiero Ezio ereditò la tenacia impegnandosi con grande successo sia nello sport che negli studi. Ma nel tempo libero il giovane amava ascoltare la musica e cantare le arie che riempivano i teatri delle città. A 18 anni il padre intuì il talento nel proprio figlio e lo iscrisse al conservatorio Martini di Bologna. Gli studi plasmarono la voce del giovane consegnando alla musica una voce di basso. Forse una delle voci di basso più famose del mondo.

L’esordio nel teatro arrivò nel 1914. All’età di 22 anni, Pinza debuttò nei panni di Oroveso nella "Norma" di Puccini che andava in scena al teatro di Soncino (Cremona). Un debutto che fece appena conoscere il talento del futuro mattatore del palcoscenico. La Prima Guerra Mondiale richiamò al fronte migliaia di ragazzi e anche Pinza si arruolò nell’esercito come ufficiale di artiglieria, operando sullo scenario di guerra con il grado di capitano.

Terminato il conflitto, il cantante lirico tornò alla sua arte e nel 1919 cantò nel Teatro Costanzi di Roma: insieme a Rosina Storchio e al debuttante Giacomo Lauri - Volpi recitò nell’opera "Manon" di Massenet. Professionista votato alla perfezione, Pinza non lasciava mai nulla al caso e curava direttamente tutta la preparazione del personaggio, dal trucco ai costumi, fino alla recitazione. E venne ripagato con il successo. La sua credibilità era talmente alta da permettergli di recitare il "Don Giovanni" per più di 200 volte, centrando un particolarissimo record nel campo della lirica.

Nel 1922 Ezio Pinza debuttò alla Scala di Milano e la consacrazione internazionale arrivò nel 1926 con l’offerta di cantare al Metropolitan di New York. Nella metropoli americana cantò per 22 stagioni consecutive e divenne una vera e propria icona del melodramma italiano. Chiamato a interpretare 95 ruoli diversi, si ritrovò a eseguire numerose prime esecuzioni assolute. Diede il via a "La campana sommersa" di Respighi, a "Fra’ Gherardo" di Pizzetti, a "Madonna Imperia" di Alfano e ovviamente eccelse nelle opere "Tannhäuser", "I maestri cantori di Norimberga", "Lohengrin", "Tristano e Isotta", "Parsifal", "Il barbiere di Siviglia", "Il signor Bruschino", "L’italiana in Algeri", la "Cenerentola".

Nel 1939 incise "Boris Gudunov" di Mussorgskij, e fu il primo italiano a esprimersi sul vinile in tale opera. Con Alexander Kipnis formò negli anni Quaranta una coppia di leggendarie voci basse raccogliendo applausi in tutti i teatri. Lo stesso Toscanini lo chiamò diverse volte a cantare la "Nona" di Beethoven e la "Messa di Requiem" di Verdi.

Acclamato artista del Metropolitan, Pinza scelse di vivere a New York ma non valutò bene le conseguenze cui andava incontro come italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni precedenti il grande conflitto, Pinza si era infatti mostrato entusiasta per la guerra di Mussolini in Etiopia e aveva partecipato alla raccolta delle fedi d’oro per sostenere gli sforzi bellici italiani. Inoltre Pinza aveva sostenuto con i propri soldi anche la Croce Rossa Italiana e tutto questo non poté passare inosservato al momento dell’ingresso in guerra degli Stati Uniti. Sospettato dall’FBI di essere una spia del Regime, Pinza venne internato a Ellis Island solo grazie all’aiuto di Thomas Mann, dell’antifascista Carlo Tresca e del sindaco di New York Fiorello La Guardia, fu rilasciato tre mesi dopo.

L’internamento distrusse però nel profondo il carattere del cantante lirico. Pinza entrò in un periodo di grave depressione e la vergogna per il carcere lo spinse a negare pubblicamente lo sfortunato episodio della sua vita, venuto a galla soltanto dopo tanti anni. Il ritorno al Metropolitan non fu bagnato dalla felicità. Pur tributato di successo, Pinza non si riconobbe più nell’idolo del palcoscenico newyorkese e nel 1949, a 56 anni, abbandonò la lirica per dedicarsi al musical. L’ultima opera che cantò nel celebre tempio americano della musica fu proprio il "Don Giovanni" di Mozart.

Pochi mesi dopo il cantante romano debuttò a Broadway, nel Majestic Theatre, nel ruolo di Emile de Becque in "South Pacific" di Rodgers e Hammerstein. Consegnò alla storia un altro grande successo. Il musical fu replicato 1295 volte e gli valse il Critic’s Award. Anche il cinema si impossessò dell’arte di Pinza. Il basso venne chiamato a recitare in "Sinfonie eterne" (Carnegie Hall) di Edgar G. Ulmer, un film nel quale fecero la loro parte anche Arthur Rubinstein, Leopold Stokowski e Jascha Heifetz. Nel 1951 gli venne assegnato il ruolo di protagonista nella commedia "Matrimonio all’alba" di Melvin Frank, fiducia che gli venne ribadita nel 1953 in "Parata di splendore". Fu l’ultimo acuto di una splendida carriera segnata solo dall’infortunio bellico.

Nel 1957 Ezio Pinza morì nella sua casa di Stamford, in Connecticut, consegnando ai posteri la sua formidabile voce di basso che - paradossalmente - aveva toccato le vette più alte del successo.