MUSICA LIRICA/La Scala? E’ disumana

Gina Di Meo

La Scala lo rinnega, il Metropolitan ne decreta il successo. Giuseppe Filianoti (nelle foto, © E. Paiz & M. Sohl) è l'ennesima incarnazione del detto "nemo profeta in patria", dei tanti figli che l'Italia caccia e che l'America accoglie. La cosiddetta "pugnalata alle spalle" - come lui stesso ha dichiarato - non ha minimamente compromesso la carriera del giovane tenore italiano che al Met miete applausi per le sue interpretazioni. No al "Don Carlo" a Milano, ma Filianoti si rifà nel ruolo del Duca di Mantova nel "Rigoletto" di Giuseppe Verdi (e nella "Lucia di Lammermoor" di Gaetano Donizetti, chiamato all'ultimo momento a rimpiazzare Rolando Villazon, malato, nel ruolo di Edgardo). Il tenore, 35 anni, non delude e supera brillantemente la prima (24 gennaio, ndr) nonostante la pressione psicologica dovuta al gran parlare che si era fatto dopo il "niet" di Daniele Gatti. Un ruolo che gli è calzato a pennello grazie anche alla sua naturalezza nel muoversi sul palcoscenico e nel rendere le più reali possibili le sue interpretazioni.

Degna di nota la scena, "Bella figlia dell'amor", in cui tenta di sedurre Maddalena, sorella di Sparafucile, interpretata dal mezzosoprano ungherese Viktoria Vizin. Entrambi hanno fatto assistere ad un "siparietto" dalla carica erotica come si vede in pochi casi al Met, colpevole spesso di utilizzare cantanti che non hanno proprio il "physique du role".

Plausi anche dal New York Times che di lui ha scritto: «Mr. Filianori si è guadagnato molti ammiratori in occasione del suo debutto al Met nel 2005 nel ruolo di Edgardo nella ‘Lucia di Lammermoor’ di Gaetano Donizetti e le qualità che hanno distinto il suo lavoro allora si sono palesate di nuovo nella sua ultima performance. È dotato di una voce virile, vivace, dal piglio squisitamente italiano nella sua estensione più alta. Con la sua flessibilità e con il suo aspetto giovanile ha tenuto il palcoscenico e impersonato la parte di uno spericolato e lascivo duca».

Ma dall'autorevole quotidiano oltre alla carota è venuto anche il bastone. «Tuttavia - continua - Filianoti sembra essere un altro esempio di tenore lirico che cerca di spingere la sua voce per ruoli più pesanti. Il ‘Don Carlo’ probabilmente sarebbe stato troppo per lui. Anche nel ruolo del Duca, che idealmente dovrebbe calzargli a pennello, egli ha, in alcuni momenti, forzato forse troppo la sua voce».

Ma Filianoti è sereno e si gode il suo momento di gloria forte anche degli ingaggi americani, con il Met fino al 2014, ma con passaggi anche a San Francisco e Chigaco. E con La Scala? Teoricamente sarebbe ancora sotto contratto, ma il tenore calabrese non rivela se tornerà o meno a cantare a Milano.

Anche da New York, senza peli sulla lingua ribadisce cioò che ha dichiarato all'indomani della decisione di Gatti di sostituirlo con Stuart Neil.

«Ciò che ha fatto La Scala - ci ha spiegato durante un giorno di pausa tra una recita e l'altra - è inqualificabile dal punto di vista umano. Quando invece di accettare tutti i dettami del direttore, alla pari, discuti della possibilità che si possa fare qualcosa di diverso, allora quella tal persona inizia a perdere potere e diritto su di te, non si sente assecondato. Quando il lavoro è unilaterale tutto è più facile, quando invece si fa un lavoro bilaterale e più democretico diventa difficile da gestire per chi vuole solo dominare. Aggiungo anche che spesso i teatri italiani sono incompetenti. Vorrei fare un test ai sovrintendenti e ai direttori artistici sulla loro conoscenza musicale, sono sicuro che più del 60% non ne sa nulla. Forse sanno di business ma non di musica».

E rincara la dose sul sovrintendente Lissner.

«Che può importare ad un francese della situazione italiana? Lui pensa a portare i soldi a casa ma in questo modo, alla fine si danneggia una tradizione italiana».

Ma chi il tenore che l'anno scorso, alla vigilia dell'apertura della stagione operistica al teatro alla Scala, ha tenuto banco sui principali quotidiani italiani? A sentirlo cantare, riesce davvero difficile credere che le sue aspirazioni giovanili erano orientate in tutt'altro settore.

«Volevo fare il giornalista - ci ha raccontato - e dopo essermi laureato in Lettere e contemporaneamente diplomato in canto al Conservatorio, ho partecipato a Milano sia alle selezioni per la scuola di giornalismo sia per l'Accademia per cantanti lirici de La Scala. Mi hanno preso ad entrambe. Ad un certo punto mi sono trovato ad un bivio, ho dovuto scegliere e ho scelto La Scala, dove ho studiato, tra gli altri, con Riccardo Muti per due anni».

Filianoti ha debuttato a soli 24 anni a Bologna con il "Don Sebastiano" di Gaetano Donizetti e da lì la sua carriera ha preso il via.

«Ho iniziato - continua - nel paese dove il pubblico è più difficile, ma cantare in Italia, la mia patria è comunque il massimo per me, anche se devo dire che all'estero c'è maggior rispetto per i cantanti».

Gli abbiamo chiesto allora se si vede proiettato in un futuro tutto americano.

«Qui mi trovo bene - conclude - ma alla fine canto dove mi vogliono. In Italia ed in generale in Europa, i contratti sono a breve scadenza e non c'è nessuna certezza».

Oltre al Rigoletto, Filianoti sarà impegnato al Met anche nel ruolo di Ruggero ne "La Rondine" di Puccini.