PRIMO PIANO/MOSTRE/Guercino e le sue radici

di Olivia Fincato

Ancora una volta, grazie al dirompente Direttore Renato Miracco, l’Istituto Italiano di Cultura di New York è riuscito ad ospitare opere d’inestimabile valore e che, per la prima volta, hanno solcato l’oceano per arrivare negli Stati Uniti.

Lo scorso lunedì, non solo la sala conferenze, ma tutti i locali, dal pian terreno e a quello superiore erano gremiti di gente. Tutti rimanevano incantati e basiti dinnanzi le tele ad olio e gli affreschi del maestro emiliano Guercino. E se pensiamo che tutte le opere esposte sono state dipinte quando il "genio del Barocco europeo" aveva appena 23 anni allora possiamo perfettamente capire perché, nonostante il caldo dei saloni e la ressa, gli ospiti dell’Istituto, americani e non, rimanevano lì, a bocca aperta, ad adorare il frutto divino del talento. «Potete sentire la sacra benedizione dalle opere» dice, durante la breve presentazione della serata, Monsignor Celestino Migliore, rappresentante del Vaticano all’Onu, presente all’inaugurazione di Guercino, Early Paintings From Cento and Bologna. E a sigillo della serata sono intervenuti anche il Console Francesco Maria Talò insieme al Sindaco del Comune di Cento, città nativa di Guercino, il Dott. Flavio Tuzet e all’Assessore al Commercio e Turismo del Comune di Bologna, Maria Cristina Santandrea con Giancarlo Morisi, Consiglio Direttivo di Bologna Incoming, e i curatori della mostra, il Dott. Fausto Gozzi, Direttore della Pinacoteca Civica di Cento e la Dott.ssa Milena Naldi, consulente d’Arte Antica.

«Mi sembra di aver vinto le olimpiadi siamo riusciti a trovare i fondi per portare qui questa meravigliosa mostra e sono felice, voi, questa sera siete il mio trofeo» spiega l’Assessore Santandrea. «Superare tutte le burocrazie per far uscire queste opere dall’Italia è stato un bel traguardo, frutto di molte teste testarde come la mia. Per fortuna ce l’abbiamo fatta!» e concludendo «Quando verrete a Bologna, vi ospiteremo nelle nostre case, Le Cesarine, per farvi gustare le pietanze della nostra terra».

La mostra infatti promossa dal Comune di Bologna e di Cento in collaborazione con Bologna Incoming e APT servizi srl è un’occasione per riprendere e proporre le tradizioni rappresentate negli affreschi di Guercino e farle conoscere ai futuri ospiti americani. Non a caso al piano di sotto si poteva acquistare il libro "Cibi e ricette dal mondo di Guercino", ricette che corrispondono ai quadri del maestro e che raccontano delle attività rurali, ancora vive e presenti in terra emiliana.

Guercino, Early Paintings from Cento and Bologna, in visione, prima di tornare in terra natale, fino al 2 Marzo 2009, affronta il tema della fase di formazione e dei primi anni d’attività del Guercino, entro il 1620. La maggior parte dei dipinti vengono da Cento, molti sono riquadri a fresco distaccati da Casa Pannini, agiato proprietario di terreni agricoli nei dintorni della cittadina dove Guercino lavorò per molto tempo. Le opere ritraggono la campagna cente

se, i lavori campestri, i prodotti della terra. Ci sono episodi relativi alla coltura e lavorazione della canapa, pratica che allora costituiva una delle ricchezze dell’agricoltura locale e che nel corso del secolo passato è stata completamente abbandonata.

«Abbiamo deciso di concentrarci sulle opere giovanili del Guercino, altrimenti quelle della maturità - basti pensare a San Carlo Borromeo in orazione o pale della Parrocchia di Renazzo- non sarebbero passate dalla porta! Qui ci sono tutti lavori realizzati prima che diventasse famoso» spiega Fausto Gozzi dinnanzi ad una delle poche opere religiose in visione, lo "Sposalizio mistico di Santa Caterina alla presenza di San Borromeo". «Non aveva neppure 25 anni, eppure la sua opera esprimeva già una grande maturità. Guercino è un pittore naturalista, non classicista. All’epoca molti tendevano alla bellezza ideale, spirituale, invece tutta l’opera del grande maestro di Cento esprime un forte realismo. Se guardiamo a quest’opera la Madonna è prima di tutto mamma. Lo si vede dalla semplicità dei gesti e anche il bambino che gioca con l’uccellino ha una naturalezza profonda».

Nell’opera di Guercino giovane possiamo infatti ritrovare un contatto intimo con la natura e le relazioni semplici, familiari, dato dalla concreta fisicità dei corpi e delle cose, dei luoghi, degli alberi e delle nubi o acque.

E riprendendo le parole di Miracco nella prefazione del catalogo della mostra "È mia premura ricordare come il classicismo moderato di Guercino così come quello di Carracci, abbiano saputo rappresentare una corrente alternativa al barocco comunemente inteso, tracciando un orientamento che definirei tipicamente emiliano…caratterizzandosi per una limpida e secca espressione emotiva e per un lirismo delle piccole cose".

Nelle varie sale, caccia, paesaggi, estate e cavalli possiamo infatti percepire l’amore di Guercino verso la sua terra madre.

«Questa è una mostra gioiello poiché per la prima volta negli Stati Uniti si può ammirare uno dei periodi più interessanti della formazione del grande genio, il pittore tra i contadini» spiega Milena Naldi «Le modelle che ritrae sono contadine e possiamo quasi sentirne il calore della pelle. "La Sibilla" è uno degli esempi più significativi della sua fase giovanile. Rappresenta una popolana vestita da indovina e sembra quasi percepirne il sudore e l’umidità delle carni, grazie alla perfetta realizzazione».

Una mostra dunque significativa quella dell’Istituto Italiano di Cultura di New York che rivela come le origini del Guercino noto pittore per nobiluomini, prelati e pontefici, siano semplici, contadine, e come queste lo abbiano accompagnato per tutta la vita.