PUNTO DI VISTA/Hanno ragione gli inglesi

di Toni De Santoli

Gli inglesi hanno ragione. Ciò che in questi giorni accade nel Lincolnshire, contea dell’Inghilterra settentrionale, dà ragione a cittadini i quali vengono calpestati senza ritegno e defraudati dei più elementari diritti dal proprio governo e dall’Unione Europea. Sono anch’essi umiliati, soffocati, stritolati da questo "mostro" che si chiama appunto Ue. Riepiloghiamo: a Lindsey, cittadina del Lincolnshire di cui nessuno aveva sentito parlare prima d’ora, alla fine di gennaio sono arrivati novantatre tecnici italiani e portoghesi della società siciliana "Irem", la quale ha vinto il subappalto (l’appaltatrice è l’americana "Jacobs") per la realizzazione di nuovi impianti nella raffineria locale della "Total", gigante francese del settore energetico. Apriti cielo! Centinaia, poi migliaia, di inglesi sono scesi in piazza, animati dalla volontà di rivendicare diritti perlomeno morali. Affermano i sindacalisti delle Trade Unions: "Non è vero, come dice la ‘Total’, che solo tecnici continentali sono in grado di effettuare lavori come quelli previsti a Lindsey: ne sono capaci anche le maestranze inglesi, le maestranze locali".

La tensione, fra sabato 31 gennaio e martedì 3 febbraio, era alta. Numerosi lavoratori, parecchi dei quali disoccupati, innalzavano cartelli su cui si leggeva "British jobs for British workers": lo slogan lanciato mesi fa dallo stesso Gordon Brown, primo ministro di Sua Maestà. Ma ormai si sa che Brown disattende una promessa dopo l’altra… A onor del vero, la responsabilità di tutto questo non ricade però soltanto su di lui: ricade sull’"anarchia" organizzata, istituzionalizzata, sofisticata, insidiosa, diffusissima la cui matrice ha un nome che non ci è mai piaciuto poiché esso non ha senso storico: Unione Europea. Anzi, non ha nessun senso, in assoluto. Come la "Padania"… Che mai è esistita, non esiste, mai esisterà.

Scombussola, esaspera, avvilisce, eccome, assistere all’arrivo in paese di decine e decine di stranieri che parlano appunto lingue diverse dalla tua, hanno modi di fare diversi dal tuo, hanno anche lo sguardo "diverso" dal tuo e a casa tua ti rubano perfino il lavoro. Nel frattempo, tuo figlio o tuo marito, i quali hanno gli stessi titoli degli stranieri appena arrivati, marciscono nella disoccupazione, avvertono nell’animo il morso dell’alienazione, si rendono conto di non avere difensori, patrocinatori. Il loro sistema nervoso subisce urti sempre più duri, violenti.

Eccolo il risultato, quello più recente, della "coabitazione coatta" cui ci costringe ormai da tempo l’Unione Europea, negazione di ogni più elementare norma scritta e non scritta del viver civile, della giustizia sociale, dell’armonia fra popoli e nazioni. Ma così è l’Europa d’oggigiorno. Detto terra terra, è come se in un appartamento di cinque stanze ficcassimo una quarantina di individui, gli uni molto diversi dagli altri per indole e formazione, e ci aspettassimo che in base a un decalogo affisso nell’ingresso e dal contenuto magari semplicistico, infantile o stolidamente accademico, aereo quindi, tutti questi soggetti possano vivere nel gaudio e nella letizia. Accade proprio il contrario e a dimostrarcelo (ancora una volta) sono appunto i fatti di Lindsey. I quali indicano che in Europa non c’è da essere ottimisti. E sapete perché? Perché ormai, almeno in Italia, sia la sinistra (se la si può chiamare ancora così) che la destra (più reazionaria dei monarchici di Covelli) la pensano allo stesso modo: abbracciano questo liberismo sfrenato, senza regole, brutale, efferato anzi, che a esse garantisce potere e denaro poiché al popolo è stata tolta la poca forza che gli restava. E poiché un numero sempre crescente di mamme e papà sperano che la figliolona sfondi al "Grande Fratello" o che il pargolo diventi un altro Totti…