Il rimpatriato

Razzisti, ignoranti e cretini

di Franco Pantarelli

Curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario". Bello, vero? E’ una delle tante regole che il medico giura di rispettare al momento di intraprendere l’esercizio della professione. La tradizione viene dall’antichità con il Giuramento di Ippocrate e poi è stata arricchita dai continui aggiornamenti che venivano suggeriti, nel corso dei secoli, dai nuovi livelli etici che il cammino della civiltà consentiva di raggiungere. Non che quel cammino sia stato facile, come si sa, con tutti quei passi avanti seguiti immancabilmente da quelli indietro e tutte quelle vittorie tanto faticosamente ottenute e poi tanto facilmente cancellate, in un susseguirsi di corsi e ricorsi in cui quelli "cattivi" risultavano sempre più numerosi e lunghi di quelli "buoni", rendendo quel cammino esasperatamente lento.

La settimana appena trascorsa si è verificato, almeno in Italia, proprio uno di quei passi indietro e la sua vittima è stata quella parte del giuramento del medico che citavo all’inizio. In base alla nuova legge sull’immigrazione attualmente in discussione al Senato di Roma, infatti, i medici non solo sono "sollevati" dal rispetto di quel giuramento ma viene addirittura aggiunto un compito extra alla loro pratica professionale: quello di fare la spia, segnalando alla polizia i loro pazienti che eventualmente risultino essere immigrati privi di documentazione regolare. Inutile dire che l’idea è stata partorita da quel pensatoio degli orrori che è la Lega Nord e che quindi si tratta di una cosa cui spettano di diritto i soliti aggettivi: razzista, semplicistica, ignorante e in definitiva cretina.

Razzista. Non serve certo dimostrarlo il razzismo di un movimento che nasce contro i meridionali, che si rifà a una cosa inestistente come la "padania" e che non si riferisce mai alle persone ma ai gruppi etnici, dei quali oltre tutto ignora qualsiasi cosa.

Semplicistica. Scacciare un immigrato irregolare è molto meno facile di quanto si possa pensare. Se infatti non ha documenti, non ha neppure un nome ed anche la sua provenienza diventa difficile da accertare. Lo sbrigativo "rispediamoli a casa loro" va bene ai beceri leader leghisti per ottenere l’applauso dei loro beceri sostenitori, ma difficilmente può costituire la sintesi di un vero programma di rimpatrio razionale e ordinato, in un’Italia che quanto a strutture e norme si fa sempre più evanescente.

Ignorante. Sono sempre più numerosi e accurati gli studi sul progressivo invecchiamento delle popolazioni dei Paesi europei, compresa ovviamente l’Italia. Le proiezioni di un paio di decenni indicano un pauroso aumento di cittadini "inattivi", pericolosamente sproporzionato rispetto al numero degli "attivi", a meno che non si faccia ricorso a una massiccia immigrazione. Mai sentito un leghista menzionare quegli studi.

Cretina. Al di là di ogni altra considerazione, quale sarà la conseguenza "reale" di quella norma? Che gli immigrati irregolari si terranno alla larga dalle strutture mediche pubbliche rinunceranno alle cure mediche come ulteriore aspetto della loro condizione disperata o magari si rivolgeranno a qualche praticone abusivo. Ma gli abusivi non registrano le malattie, non fanno statistiche e soprattutto pretendere che loro segnalino alle autorità sanitarie qualcosa di "anomalo" riscontrato in un loro paziente sarebbe come pretendere che un ricettatore segnali la "merce" che gli viene portata da qualche ladro. Conclusione: se si dovesse diffondere una malattia infettiva fra gli immigrati irregolari (cosa tutt’altro che da escludere: sono i più deboli, anche fisicamente) le autorità sanitarie ne verrebbero a conoscenza con un ritardo che potrebbe risultare anche grave. A quel punto, la malattia non distinguerebbe più fra immigrati regolari e irregolari, fra imigrati e nativi e nemmeno - purtroppo - fra i leghisti e la gente civile.