Libera

Eluana e i decreti "carogna"

di Elisabetta de Dominis

Non volevo più tornare sull’argomento "Eluana". Ma non posso esimermi dal commentare quanto sia grottesco l’interesse dei media italiani per questo caso e quanto siano ipocriti molti di coloro che governano la polis e l’anima in questo Paese.

Devo dire che la storia non mi appassiona per niente e non mi interessa leggere giornalmente quanti pupazzi ha vicino al letto Eluana, se sorride o no (fantasie della suora e di qualche altra persona per bucare il video), ecc. ecc… sono perfino riusciti a pubblicare la planimetria della casa di cura "La Quiete", dove dovrebbe trovare quiete, per mostrare che la sua stanza è tra il bar e la sala di ricreazione. Ma interessa a qualcuno?

Si dà il caso che da alcuni mesi io sia capo ufficio stampa dell’Ospedale di Udine e posso dire che a dicembre il mio ufficio è stato letteralmente assediato dagli inviati dei maggiori quotidiani nazionali. Sedevano di fronte a me per qualche ora e mi guardavano fisso, spiando perfino il mio batter di ciglia, casomai mi tradissi. Non potevano credere quando affermavo che dalla famiglia Englaro non avevamo ricevuto alcuna richiesta di ricovero e pertanto non avevamo nulla da comunicare.

Tutto era partito dal legale della famiglia che aveva dichiarato che non la volevamo. Forse anche lei (è una donna) voleva apparire… appareo ergo sum. Quando finalmente hanno capito che la sentenza parlava di struttura protetta o hospis, che il nostro ospedale non era, hanno smesso di tormentarci. Però hanno continuato a telefonare per intervistare i medici protagonisti della vicenda, che lavorano in ospedale, ma fuori dall’orario di lavoro possono fare quello che vogliono. Anche loro si sono fatti un bel po’ di pubblicità: sono andati a tutte le trasmissioni possibili e immaginabili. Uno a dire che l’aiutava a morire, l’altro ad accusarlo di crimine.

Adesso i media prevedono una ventina di giorni di agonia, tanto per tenere alto l’interesse… E continuano a pubblicare le foto di una bella ragazza di vent’anni, quando Eluana, dopo 17 anni, non è più questa ed è cerebrolesa in maniera irreversibile.

Scene di ordinaria ipocrisia: il vescovo di San Marino ha disposto 3 giorni di campane a morto; a Udine i consiglieri del Pdl si sono presentati in consiglio comunale con il lutto al braccio.

Così pressato dai cattolici, Berlusconi si è visto costretto a "lavorare per emanare un decreto" che blocchi l’esecuzione della sentenza che introdurrebbe di fatto l’eutanasia. Del parere degli italiani, che sono favorevoli all’82 per cento alla morte indotta di Eluana, i politici se ne infischiano. Chissà per quali interessi reconditi continuiamo ad essere ostaggio del volere della Chiesa.

Guarda caso, si sta discutendo negli stessi giorni dell’emanazione di un decreto "carogna", voluto dalla Lega, che obblighi i medici a denunciare gli extracomunitari che chiedono di essere curati. Ergo, se Eluana fosse una extracomunitaria avrebbe potuto trovare la pace già da un pezzo. Come un cane, che può godere dell’eutanasia.

Ma lui non ha anima, commentano i preti. E chi glielo ha detto? Anche la donna fino a qualche secolo fa, secondo loro, non l’aveva. Eppure, prima dell’avvento del potere della Chiesa, l’aveva: Virgilio nell’Eneide scrive della morte dell’amazzone Camilla: "E allora a poco a poco nelle membra fredda e languida venne e, ripiegato il capo sul collo vinto dalla morte, abbandonò le frecce, e in un sospiro fuggì sdegnosa l’anima fra le ombre". Una morte cruenta, ma dignitosa. Dignità è un sentimento misconosciuto oggi e pertanto la Chiesa ha buon gioco nel far passare per misericordia quella che invece è umiliazione della dignità umana.

Se così non è, sorge spontanea una domanda: la Chiesa, che è tanto misericordiosa, perché non lascia libera l’anima di Eluana imprigionata in questo corpo martoriato? Non insegna che l’anima è felice di andarsene in cielo e che la morte è pace? O teme che nell’aldilà non ci sia niente e l’anima soffra per l’eternità, come dicevano gli antichi? Mi sa che non ce la raccontano giusta.