Visti da New York

Spirito senza più legge

di Stefano Vaccara

Non scriviamo un’opinione sul caso di Eluana Englaro. Per pudore, chi può esserne all’altezza e soprattutto perché, fossimo al posto del padre Beppino, in questo momento avremmo desiderato solo silenzio. Gli eventi delle ultime ore ci spingono quindi a commentare non la triste vicenda di una sfortunata ragazza, ma il caso Italia.

Chi si scaglia contro l’intervento del governo nella vicenda, vede nel Vaticano l’istigatore del conflitto tra i poteri della Repubblica. Legittimo pensarlo, anche se pensiamo che la Chiesa faccia il suo mestiere. Avrebbe fatto più notizia se la gerarchia del Vaticano, su vicende come questa, fosse rimasta in silenzio. La Chiesa di Benedetto XVI forse userà toni poco prudenti, ma sicuramente non dice o fa nulla di quello che non ci si aspetti dalle sue istituzioni.

Il problema quindi non è il "piccolo stato" ma come reagisce il "grande". Quello che circonda il piccolo restando in ginocchio. Forse per il governo d’Italia le leggi valgono finché non entrano in conflitto con le volontà di un altro potente stato che batte dentro?

Se un caso simile accadesse in un altro paese europeo, sappiamo che dal Vaticano, con più prudenza, si esprimerebbero comunque certe posizioni per poi rassegnarsi alla legge dello stato. Ma nella "prediletta" Italia, il continuo vacillare dello spirito della legge apre varchi alla legge dello spirito. Solo qui, per la Chiesa, si aprono scenari impensabili altrove, almeno in Occidente.

Questo non perché il popolo italiano resti fedele ai precetti religiosi con una tensione fuori dalla norma, anzi, i dati dicono il contrario. La maggioranza degli italiani sarebbe d’accordo con la sentenza della giustizia della Repubblica sul caso Englaro ed è rimasta finora solidale con le decisioni del padre della ragazza. In coerenza con dati passati, che dimostrano come gli italiani siano, tra i cattolici d’Europa, coloro che in percentuale più disertano certi precetti della Chiesa. Eppure il Vaticano resta una superpotenza negli affari d’Italia. Perché?

In questo caso il governo italiano, nell’improvvisa decisione di opporsi ad una sentenza di legge andata in giudicato, non dimostra di voler assecondare un’ondata di opinione pubblica. Al contrario, andando così controcorrente dal comune sentire per il governo ci sono solo rischi. Allora perché il premier Berlusconi ha agito esattamente come il Vaticano auspicava? Ribadiamo: gli appelli che in questo caso giungono da oltre Tevere sono "naturali". La Chiesa fa il suo dovere. "Innaturale" è quando il governo della Repubblica si dimostra così pronto a recepirli.

Ricordiamo la vicenda di Terry Schiavo, accaduta nel 2005 negli Stati Uniti. L’azione di certi politici del Congresso, assecondati dall’amministrazione Bush, era "spinta" dal richiamo della loro base elettorale. Ma come prevedibile, prevalse alla fine il rispetto della legge. Non poteva essere altrimenti.

Lo scontro in atto tra Berlusconi e il Presidente Napolitano - che non poteva non respingere un decreto del governo che avrebbe cancellato una sentenza passata in giudicato - invece segnala quanto questo governo, dimostri una così forte "sensibilità" nei confronti delle ragioni del Vaticano, da non esitare a scuotere le fondamenta istituzionali su cui poggia la Repubblica.

Le ragioni che spingono fino a tanto? Il premier Berlusconi potrebbe essere mosso da una sincera questione di coscienza. Ma la coscienza, anche quella del capo di un governo, non può sostituirsi allo stato di diritto in democrazia. La coscienza di un Paese, in democrazia, è rappresentata dalla sua Costituzione. Si può cambiare (nei tempi e nei modi stabiliti), ma non la si può ignorare. Allora perché Berlusconi rischia tutto?

Secondo il vicepresidente del Senato, la radicale Emma Bonino, l’obiettivo vero di Berlusconi di queste frentiche ore sarebbe stato quello di bloccare un progetto di legge sul testamento biologico per i cittadini, una libertà che il Parlamento avrebbe dovuto prima o poi legiferare. Cioè, Berlusconi userebbe l’impossibile decreto "per salvare Eluana", per trasformarlo in un disegno di legge da approvare in tre giorni in modo da abortire ogni tentativo di future leggi non volute dal Vaticano. Altri dichiarano, come il leader del Pd Veltroni, che Berlusconi abbia trovato, attraverso il caso Eluana, un modo di forzare certi equilibri istituzionali troppo stretti ai suoi disegni di riforma della Repubblica. Una scusa per rompere ogni indugio, cercare lo scontro, rifare la Costituzione senza più freni. Ha detto ieri il Premier Berlusconi, commentando la bocciatura del decreto da parte del Presidente Napolitano: "Ci sono due culture a confronto: da una parte la cultura della libertà e della vita, dall’altra la cultura dello statalismo e, in questo caso, della morte. Noi siamo per la cultura della vita."

Il confronto tra poteri dello Stato, non più ancorato alla Costituzione, diventa questione "di vita o di morte"? Lo stato di diritto in Italia ne soffre, da qui si vede solo spirito senza più legge