LIBRI/La Napoli della memoria

Di Stanislao G. Pugliese

Divertente e coinvolgente «Return to Naples» di Robert Zweig (nella foto accanto al titolo), a illustrare e superare differenze culturali. Suo padre era un ebreo tedesco sopravvissuto all’orrore del campo di stermino di Auschwitz e alla "marcia della morte" di Dachau; sua madre era invece una napoletana d’origine pure lei ebraica. I due s’incontrarono nella città del Vesuvio quando suo padre vi si recò per cercare un fratello di cui aveva perduto le tracce. I due s’innamorarono e si sposarono nel luglio del 1946, per trasferirsi poi qui in America. Durante gli anni ’60 Robert era un bambino appartenente ad una famiglia che ogni estate tornava in Italia per visitare i parenti della madre. A dieci anni, nel ’65, Robert aveva già trascorso dieci estati nel Bel Paese. La sua era una famiglia dal passato tangibile, emergente fra sussurrìi, come una nube di vapori dissolventesi poi nell’aria.

Ne vien fuori quest’immagine della Penisola che è una visione turistica ma anche, se non soprattutto, una raccolta di memorie ove l’antica Italia viene a specchiarsi nella nuova, in chiave ebraica, a delineare una cultura partenopea, quella ebraica soprattutto, lontana dagli stereotipi della dolce vita.

Ne nasce un ritratto della quotidianità partenopea, pubblica e privata insieme, ricca di ambiguità, di assonanze e anche di contraddizioni. Zweig riesce a cogliere come pochi altri le differenze tra la Napoli degli anni ’60-’70 e il suo Bronx. Una sorta, la sua, di "coming of age" attraverso i ricordi e le realtà, con qualche tinta di nostalgia e qualche rimpianto per il tempo andato.

Ci sono episodi vividi attorno accaduti al tavolo da pranzo, che hanno avuto teatro per le strade, e c’è anche il ricordo di qualche libro voluto e "divorato". E non mancano neppure toni umorisatici come, ad esempio, quando si va alla ricerca della tomba di Virgilio, a rivelare una napoletanità sottile e non certo negata. L’immagine dell’America poi, quella di J.F. Kennedy dalle macchine enormi e segnata dalla prosperità, colpisce soprattutto se vista con gli occhi di chi viveva alle falde del Vesuvio. Si sorride e si ride quindi, a tratti, anche per qualche comunicazione fatta in modo sbagliato, e ne risalta un’umanità comune rivelantesi attraverso l’immagine di una Madonna con Bambino riportata sul suo invito per il suo Bar Mitzvah.

Niente a Napoli è cattivo, anche per i piccoli, purché sia diluito abbastanza e sopportabile; lamentarsi fa parte del carattere, quasi un imperativo morale; e nulla è più estetico di un mercato all’aperto.

Questi "ritorni", come spesso accade nella vita di ognuno, vengono poi ad interrompersi, ma nel 2004 Zweig sente l’urgenza di un nuovo viaggio a Napoli, quasta volta accompagnato da sua moglie e da sua figlia. Il passato d’una volta esiste ora solo come un fantasma, compresi i volti cari e conosciuti, a dare un nuovo connotato alla stessa città, e facenti sì che l’autore si ritrovi su un terreno quasi minato, sconosciuto, a cercarvi le tracce di quel che un tempo egli era stato. Questo suo libro, concludendo, non è solo una sorta di cara compagnia e una sincera confessione, ma anche un viaggio all’interno di una memoria, privata e non, ove la famiglia ha ancora un senso, potere e storia compresi.

 

 

 

 

«Return to Naples - My Italian Bar Mitzvah and other Discoveries»,

di Robert Zweig,

pp. 222, Barricade Books,

Fort Lee (N.J.), 2008, $ 23.95