Italiani in America

L’Angelo del “jump shot”

Di Generoso D'Agnese

Nome: Angelo, cognome: Luisetti, segni particolari: genio del basket! Perché proprio geniale potrebbe essere definita la sua particolare esuberanza sportiva e perché geniale è stata la sua carriera, seppur lontana dalla Nba.

Angelo Luisetti è una leggenda del basket americano ma ancor di più lo è della storia della pallacanestro mondiale e il suo nome figura tra le stelle dello sport. Nato a San Francisco nel 1916, Angelo visse l’infanzia nel quartiere Telegraph Hill, lo stesso quartiere che vide crescere Joe Di Maggio, Frank Crosetti e Tony Lazzeri, tutti destinati a entrare negli albi d’oro del baseball. Angelo invece si appassionò fin da piccolo alla pallacanestro e iniziò la sua sfida sportiva nei campetti del quartiere russo, in una sfida infinita tra "frisco italian" e avversari di altre etnie.

Alto e dinoccolato, Angelo si guadagnò il soprannome di "spiderlegs", per via delle sue gambe magre e diede vita a un suo stile tutto particolare, del tutto nuovo e inimitabile dagli altri giocatori dell’epoca.

Luisetti era figlio di Stefano, arrivato a San Francisco nel 1906, appena dopo il disastroso terremoto che l’aveva quasi rasa al suolo, e pronto a mettere al servizio della ricostruzione la propria bravura di muratore, prima di affidare alla ristorazione il benessere della propria famiglia.

Angelo cambiò presto il proprio nome in Hank, in quanto - parole dello stesso protagonista - il nome Angelo dava troppo l’idea di bravo bambino. Hank frequentò la Galileo High School e vinse ben 3 borse di studio, meritandosi l’attenzione del preside che con le proprie conoscenze riuscì a procurargli altre borse di studio per frequentare il college. Ovviamente grazie al suo talento per il basket.

Nel college Luisetti esplose in tutta la sua potenza sportiva, sgretolando record su record. Con lui in campo la Stanford vinse 46 partite su 51 e Hank fu il primo giocatore di basket del college a segnare 50 punti in una partita.

Cresciuto fino a 190 cm. di altezza Luisetti però fu ben più di un grandissimo giovane cestista promettente. Se oggi il jump shot gode di tanta pubblicità lo si deve infatti proprio a lui, che nel basket portò proprio il tiro a una mano e in corsa. Dotato da ragazzo di un fisico gracile e quindi facilmente surclassabile dagli avversari, Luisetti inventò così una tecnica che non dava punti di riferimento a chi lo contrastava, spostando agilmente il proprio baricentro e tirando da qualsiasi posizione. Fin da ragazzino Hank era immarcabile e crescendo perfezionò il suo palleggio dietro la schiena, il salto a rimbalzo e l’arrivo a canestro prima ancora che fosse rientrata la difesa.

Il primo gennaio del 1938 Luisetti consegnò alla storia la partita tra Stanford e Duquesne Cleveland che finì 92 a 27 per i californiani e con ben 50 canestri realizzati dall’italoamericano di San Franscisco. Un successo che bissava quello ottenuto due anni prima ai danni della Long Island University reduce da ben tre anni di imbattibilità e sconfitta sonoramente dai ragazzi sorridenti della California.

"We all wanted to be like Hank" divenne un vero e proprio leit motiv di tutti i ragazzini americani, impazienti di imparare la nuova tecnica portata da Luisetti. Definita la più grande partita di college basket di tutti i tempi, il confronto tra Long Island e Stanford rimase per anni nella memoria collettiva.

Le Olimpiadi di Berlino non videro però presente il geniale Luisetti. Gli Stati Uniti, per l’inaugurazione della nuova specialità, decisero di affidarsi a uno spareggio per scegliere la propria rappresentanza e nella partita contro il Washington perse proprio la squadra di Stanford. Deciso a partecipare a tutti i costi, Luisetti intraprese un rischioso viaggio a piedi attraverso la Spagna per arrivare a Berlino. In una terra martoriata dalla guerra civile, l’italoamericano venne però catturato, insieme con un compagno, e messo al muro per la fucilazione e solo il disperato grido di "americanos" salvò entrambi la vita.

Terminato il college, Luisetti accettò l’offerta di Hollywood per un contratto nel film "Campus Confessions" con Betty Grable. La pellicola si rivelò un vero flop e offuscò temporaneamente anche la fama del giocatore italoamericano che decise di proseguire la propria carriera sportiva nella lega amatori. Hank giocò con i San Francisco Olympic Club, con i Philips 66ers, con St. Mary’s Pre-Flight e tornato a Stanford da avversario nel 1942 vinse un bellissimo confronto contro la stella nascente Jim Pollard, inventando un nuovo tiro che rimbalzava prima sulla tabella.

L’entrata in guerra degli Stati Uniti chiamò in causa anche Luisetti che servì la Nazione nella Marina militare. La sua carriera finì proprio con il congedo dalla Marina. Una meningite spinale lo bloccò per anni e solo nel 1951 gli permise di rientrare nel mondo del basket ma in qualità di allenatore. L’infortunio gli aveva negato la possibilità di giocare nella Nba nata nel 1946.

Luisetti abbandonò il basket definitivamente per dedicarsi con successo agli affari e investendo nel campo del turismo e dei traslochi. Il 17 dicembre 2002 a San Mateo, il grande genio del basket abbandonò definitivamente il palcoscenico della vita. Il destino gli aveva negato di entrare nell’Olimpo della Nba ma non gli negò un posto tra le stelle dello sport di tutti i tempi.