MUSICA LIRICA/Prima viene la tradizione

Di Gina Di Meo

Riccardo Frizza, classe '71, ha debuttato alla Metropolitan Opera House alla conduzione del "Rigoletto" di Giuseppe Verdi. Il giovane maestro è nato a Brescia dove ha iniziato gli studi musicali proseguiti al Conservatorio di Musica di Milano. Ha studiato direzione d’orchestra con Gilberto Serembe all’Accademia Musicale Pescarese, ed ha seguito i Corsi di Perfezionamento di Jorma Panula presso l’Accademia dei Filarmonici di Verona. Dal 1996 al 1999 si è perfezionato con Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena. Nel 1998 ha vinto il Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra della Filarmonica di Stato della Sud-Boemia, Repubblica Ceca. Dal 1994 al 2000 è stato direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica di Brescia dirigendo le nove "Sinfonie" di Beethoven, e tantissime altre pagine del repertorio sinfonico.

Lo abbiamo incontrato durante la prova generale al Met.

E’ salito, maestro Frizza, sul palco di uno dei più importanti teatri del mondo, che effetto le ha fatto? Era emozionato?

«Direi che ero molto concentrato sul lavoro che stiamo facendo. Quando si arriva qui la cosa che sorprende è vedere che tutto funziona, tutto è organizzato, tutto è professionalmente indiscutibile».

Cosa l’ha portata al Met, ed è la prima volta che dirige il "Rigoletto"?

«Non è la prima volta che dirigo negli Stati Uniti, ho lavorato a Washington, a Houston. Lo staff del Met mi ha visto in diverse occasioni ed è venuto a sentirmi anche a Torino qualche anno fa. Poi è arrivato l'invito. E il "Rigoletto" è un'opera che conosco bene, l'ho diretta per la prima volta nel 2001 a Parma al Festival Verdi ed ha avuto molta risonanza».

Quando ha scoperto che le piaceva dirigere?

«Abbastanza presto, a 17 anni. Al conservatorio ho iniziato a studiare composizione e con alcuni amici avevo messo su un gruppo strumentale. Lì mi sono accorto che mi piaceva di più dirigere. In realtà io arrivo dal repertorio sinfonico e mi sono avvicinato all'opera piuttosto tardi. Il mio debutto ufficiale è stato nel 2000 a Pesaro, al Rossini Opera Festival, dove ho diretto lo "Stabat Mater"».

Lei è bresciano e non lontano c'è Bergamo,che ha dato i natali ad un grande compositore: Gaetano Donizetti. Vista la vicinanza geografica, che rapporto ha con Donizetti e l'omonimo teatro?

«Sono stato ospite del teatro Donizetti lo scorso dicembre dove ho diretto la "Carmen", non era la prima volta perché in passato ho anche diretto un concerto sinfonico. È stata una bella esperienza dirigere a Bergamo perché l'ho fatto nell'àmbito di una serie di appuntamenti che si sono svolti in un circuito lombardo e ho diretto anche nella mia città. Per me è stato motivo di orgoglio».

Cosa le piace di Donizetti e quale delle sue opere preferisce?

«Adoro Donizetti, mi piace la sua vena melodica, è qualcosa di spettacolare e di lui mi piace anche la teatralità, e poi è anche moderno perché la drammaturgia delle sue opere si sviluppa in maniera più concisa rispetto ai suoi predecessori e soprattutto individua e sviluppa nuove strutture e articola le forme musicali in maniera del tutto innovativa rispetto a Rossini ed ai compositori coevi. Delle sue opere mi piace in particolar modo "La Favorita"».

Che rapporto ha con l'Italia? Come si lavora lì?

«Io vivo in Italia, amo il mio paese e convivo con le cose belle e brutte. Lavorare in questo àmbito non è facile, i teatri sono al collasso, si fanno prevalemtemente contratti a breve termine e chi vuole stare più tranquillo e avere l'agenda piena ovviamente sceglie di lavorare all'estero».

C'è una ricetta secondo lei per rimettere in piedi i teatri italiani?

«Mah, forse gioverebbe snellire il sistema burocratico, tagliare i costi fissi, magari anche privatizzarli».

Che tipo di direttore è lei?

«Io cerco di portare avanti la tradizione della scuola italiana di direzione, in fondo è una cosa che abbiamo inventato noi alla fine dell'Ottocento. Penso che si debba prestare molta attenzione alla partitura, tenere fede alle indicazioni che ci ha lasciato l'autore. Non dico che non bisogna essere innovativi, ma si deve anche stare all'interno di certe regole. Un buon esecutore, prima di dare un'interpretazione personale, deve sapere in che contesto si muove».

Riccardo Frizza dirigerà il "Rigoletto" fino al 12 febbraio e poi tornerà il primo aprile fino al 17. Subito dopo, dal 21 e fino all 8 maggio dirigerà un'altra opera di Verdi "Il Trovatore".

Il "Rigoletto" è tornato sul palcoscenico del Met dopo una lunga assenza, nel cast, tra gli italiani, oltre a Frizza, ci sono anche Giuseppe Filianoti, nel ruolo del Duca di Mantova, Roberto Frontali, nelle vesti di Rigoletto e Grazia Doronzio, come la contessa Ceprano, al suo debutto al Met.