TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/Seduttore d'un Pal Joey

Di Mario Fratti

IL TEATRO Roundabout (254 West 54th Street) iniziò le sue messinscene con "Nine", il musical ispirato dal film di Fellini "8 e mezzo". Protagonista fu Antonio Banderas, seduttore umano, dolce, divertente. Piaceva a tutti. Abbiamo ora una seconda produzione musicale dedicata a un seduttore. Abbiamo ora "Pal Joey" di Richard Rodgers (musica) e Lorenz Hart (liriche). Versione snellita di Richard Greenberg (dal libro di John O’Hara). Il protagonista è Matthew Risch. Ha un ruolo negativo che non attira simpatia. Appare fra tante donne che corteggia con malizia e vien rimproverato da Gladys (la brava Martha Plimpton), donna amareggiata che è stata da lui tradita ed abbandonata. Non si vede sul suo volto rimorso. Va in un bar ed adocchia la giovane Linda (Jenny Fellner). Usando la vecchia tattica del bravo figlio che scrive all’amata madre, la conquista. E’ una giovane inesperta che cade vittima di un cinico seduttore.

Ma le sue avventure diventano mercenarie quando nota una sexy, matura signora che è ricca e annoiata. Si offre come ardente amante se lei gli compra un nightclub. La bella vittima del suo fascino sessuale è Vera (la sensuale Stockard Channing). Joey ha bisogno di vestiti nuovi. Vera lo porta in un negozio dove la giovane Linda è commessa. Conflitto, disagio, bugie. Vera è gelosa di Linda. Linda è ancora innamorata ed è forse pronta al perdono. Le migliori canzoni sono "I Could Write a Book" (Joey e Linda), "What Is a Man" e "Bewitched..." (Vera), "Zip" (Gladys) e "Take Him" (Linda e Vera). Ben diretto da Joe Mantello con immaginativa coreografia di Graciela Daniele. Molti applausi.

Nel teatro P.J. Sharp (416 West 42nd Street) abbiamo un’interessante commedia inglese, "Leaves of Glass" di Philip Ridley. L’abile regista Ludovica Villar-Hauser ha scelto quattro validi attori per i quattro ruoli. Un fratello equilibrato e saggio è Steven (Victor Villar-Hauser); protegge e consiglia suo fratello Barry (Euan Morton). Sono ossessionati dal ricordo del padre suicida. La loro madre (Alexa Kelly) cerca di tenere insieme la famiglia portando armonia e collaborazione. Il quarto personaggio è la moglie di Steven. Debbie (Xanthe Elbrick) annuncia al marito l’arrivo di un figlio. Reazione fredda. Steven è troppo preoccupato da un fratello che ha incubi e beve. Termina con una morte. Bravi attori su una scena in bianco e nero del noto scenografo Mark Symczak. Molti applausi. Successo.

Spettacolo insolito nel teatrino 220 East 4th Street. Il gruppo Stolen Chair presenta "Theatre is dead and so are you", di Kiran Rikhye. Una satira piena di energia ed irriverenza. E’ ovviamente un testo collettivo con la partecipazione ed improvvisazione di tutti gli attori e del regista Jon Stancato. Le scene più divertenti si svolgono attorno ad una bara piena di sorprese. Contiene tanti attori che entrano ed escono a turno. C’è anche un "cadavere" che è brillante nel suo insolito ruolo. Tommy Dickie sa fingersi morto per due ore. Bravo e convincente. La scena migliore è quella finale del "Romeo e Giulietta". Si ride alla sua comica assurdità. Raccolgono pure soldi fra gli spettatori. Quando contano i pochi dollari affermano che il teatro è morto ed è colpa nostra. Testo immaginativo con bravi attori e controllata regia. Rompono la quarta parete.

Amo il teatro Castillo perché danno sempre testi polemici nelle belle sale al 543 West 42nd Street. Danno ora una ricca produzione di "Coming of Age in Korea" di Fred Newman (libretto e liriche), con musiche di Annie Roboff. Abile regia di Gabrielle L. Kurlander e Desmond Richardson. Siamo in Corea nel 1954. Tre soldati diventano bravi amici e camerati. Uno è afro-americano, uno è latino-americano e il terzo è ebreo. Osservano con disagio come han portato prostituzione alle donne locali. Son costrette, per sopravvivere. C’è anche una bella scena in cui la sorella maggiore (Christine Komei Luo) convince la sorella minore ad accettare il loro destino di prostitute. Viene più tardi uccisa dal Colonnello (David Nackman) che esprime con arroganza il suo odio per le razze inferiori. Non vede di buon occhio l’amicizia dei tre soldati (Evan Schultz, Reynaldo Piniella e Chima). Ci son tredici melodiche canzoni. Le più notevoli sono "Maybe", "Take Care of My Baby", "Little Kim’s Song" e "It’s Simply Absurd". Un complesso ben preparato con ottima coreografia e regia. La migliore produzione al teatro Castillo negli ultimi cinque anni. Devono essere congratulati tutti. Buon pubblico, bel successo.

Nel teatrino 59E59 sempre novità. Abbiamo visto "Ride" di Jane Bodie, ben diretto da Nick Flint. Un letto. Un uomo (Jeremy Waters) e una donna (Melissa Chambers) si svegliano a casa dell’uomo senza aver ricordi della notte precedente. Dove si sono incontrati? Han fatto all’amore? Sono nudi ed hanno tanti dubbi; non risolti. Lei sembra interessata a una relazione. Lui, no. Il tipo di commedia che potrebbe suggerire decine di risvolti e sorprese.