Il rimpatriato

Vergognatevi!

di Franco Pantarelli

La denuncia nel luglio 2007, la sentenza - di condanna - nel gennaio 2009: quasi un record per una (in)giustizia come quella italiana, ma non è il caso di rallegrarsi troppo di questa solerzia. L’oggetto della denuncia e della sentenza, infatti, è pomposamente ottocentesco e miserabilmente attuale, odioso ma anche ridicolo, autoritario ma anche cretino, come del resto è scontato trattandosi di una vicenda in cui al centro c’è la Lega Nord. E’ accaduto che il 31 luglio 2007 il Consiglio comunale di Vittorio Veneto, a maggioranza leghista, doveva prendere una decisione che era anche, per così dire, la risposta a una domanda allo stesso tempo pratica e filosofica: vale di più l’interesse privato o la legalità? La scelta della maggioranza, neanche troppo meditata, si esprime contro la legalità. L’opposizione protesta e così fanno alcuni cittadini nei banchi riservati al pubblico. Fra loro c’è anche la signora Ada Stefan che a un certo punto sbotta con un sonoro "Vergognatevi!". Poi torna la calma, naturalmente, e i paladini della legalità se ne tornano a casa, forse ancora seccati dallo spettacolo cui hanno assistito in Consiglio comunale ma con l’idea rassegnata che tutto si è concluso.

E invece no. A Mario Rosset, consigliere comunale leghista, quel "Vergognatevi!" di Ada Stefan non va proprio giù e dopo qualche giorno convoca la signora presso la stazione della polizia municipale e pretende che lei le porga delle scuse formali. Lei risponde di non avere offeso nessuno e che quindi a porgere le sue scuse non ci pensa proprio, e lui la denuncia per ingiurie. Dopo un anno e mezzo, cioè in tempi record, ecco la condanna del giudice che tuttavia - misteriosamente - non è per ingiurie ma per "oltraggio a un corpo amministrativo dello Stato". La signora ricorre ovviamente in appello e sembra difficile che la sua condanna possa ricevere la conferma del secondo tribunale.

Ma ciò che conta, a questo punto, è vedere che cosa aveva combinato il Comune di Vittorio Veneto per guadagnarsi il "Vergognatevi!" della signora Stefan. Nel piano regolatore della città c’è una zona indicata con F2, a indicare che lì si possono costruire "solo gli impianti per il gioco, gli spettacoli all’aperto e le atrezzature sportive". Attenendosi a quella norma, viene presentato il progetto di un "polo sportivo di interesse nazionale" che prevede la costruzione di una pista di pattinaggio, due campi di calcio, tribune, palestre, foresterie, grandi parcheggi e tante altre cose. Insomma un grande investimento suscettibile di attrarre migliaia di persone da tutta la zona, tanto che nessuno fa caso al fatto che fra le cose da costruire ci siano anche un po’ di "spazi commerciali accessory".

E qui si svela il trucco. Gli spazi commerciali vengono costruiti ma sono "accessory" solo di se stessi, perché degli impianti sportivi non se ne vede traccia per anni. Si è rinunciato agli impianti sportivi o il loro progetto fu presentato solo per giustificare la costruzione degli spazi commerciali? Comunque sia, la legge parla chiaro: se una costruzione non corrisponde al progetto che era stato presentato è abusiva e deve essere demolita. Gli abitanti si mobilitano e chiedono che la legge venga rispettata, ma la giunta leghista dichiara che "l’esigenza del ripristino della legalità non è sufficiente a giustificare la demolizione", vista "l’entita del sacrificio imposto al private".

Gli abitanti hanno un avvocato, Daniele Bellot, che è un esperto della materia e presenta una montagna di sentenze emesse in tante Regioni (compreso il Veneto) che dicono tutte la stessa cosa: l’abuso edilizio deve essere abbattuto. Ma la giunta decide di non tenere conto della legge e il Consiglio comunale la avalla. E’ a quel punto che alla gola della signora Ada Stefan sale l’incontenibile (e, vista la vicenda, sacrosanto) "Vergognatevi!", di fronte al quale il tribunale si è comportato come il poliziotto che, mentre lavora a districare l’automobilista dal veicolo semidistrutto, prepara la multa per divieto di sosta.