SPECIALE/LIBRI/Chiesa & Usa: gli “alleati nemici”

di Gina Di Meo

 

 

Una presentazione che non poteva cadere più a fagiolo. Nel giorno in cui il nuovo presidente decide di rimuovere la Mexico City Policy, che vieta il finanziamento delle organizzazioni impegnate nella pratica e nella promozione dell’aborto nei paesi in via di sviluppo, alla Casa Italiana Zerilli-Marimò si parla di "Parallel Empires: The Vatican and the United States - Two Centuries of Alliance and Conflict" (Doubleday, 2009), dell’editorialista del Corriere della Sera Massimo Franco. Alla presentazione del libro (edizione americana, ndr) hanno partecipato John Allen, vaticanista della Cnn e editorialista del National Catholic Reporter, Gerald P. Fogarty, S.J. University of Virginia, Drew Christiansen, S.J., direttore del settimanale gesuita "America" e il corrispondente per gli Stati Uniti de La Stampa, Maurizio Molinari, che ha moderato il dibattito.

Molinari ha definito "Parallel Empires" come un libro di storia, azione, segreti ed in effetti è qualcosa di unico nel suo genere perché, attingendo dagli archivi segreti della Santa Sede, traccia il quadro delle relazioni tra Stati Uniti e Vaticano mettendo in evidenza anche le tensioni politiche e religiose che hanno dato forma alle loro prese di posizione. Un libro motivato dal fatto che - come ha spiegato lo stesso autore - "non c’era nulla sull’argomento". «Probabilmente anche perché - continua - nella cultura anglosassone si fatica a considerare la Chiesa un attore di politica internazionale. C’era dunque un vuoto vistoso nella ricerca storica, mentre i rapporti fra Usa e Vaticano sono, da almeno sessant’anni, uno dei pilastri prima della guerra contro il comunismo, poi contro il fondamentalismi islamico: seppure con mezzi e obiettivi diversi. Le preoccupazioni degli Usa, infatti, sono geopolitiche, quelle vaticane georeligiose. Riguardo al titolo, invece, parlo di imperi paralleli usando un concetto che né gli Usa, né la Santa Sede condividono. Ma credo si tratti di due emblemi, il primo dell’hard power, l’altro del soft power, ossia di un Occidente capace di una proiezione e di una rete di influenza internazionali. Tuttavia va precisato che, per quanto riguarda il Vaticano, per definizione la religione cattolica è ecumenica e dunque evita di identificarsi con l’Occidente».

Ma perché tanto interesse per uno Stato così piccolo, senza una reale economia ed un esercito? Cosa c’è veramente in ballo? «Per gli Usa - commenta Franco - c’è l’interesse ad avere buoni rapporti con una realtà che conta 67 milioni di cattolici e che rappresenta un blocco elettorale non omogeneo ma spesso decisivo. In più, a livello internazionale il Vaticano ha una rete di sacerdoti, suore, nunzi, istituzioni scolastiche e universitarie anche in ambienti, soprattutto islamici, dove gli Usa non arrivano o non sono ben visti. Offre dunque un’intelligence di informazioni preziose. Per il Vaticano, l’appoggio degli Usa è importante per fare passare alcune leggi negli Stati Uniti a salvaguardia della morale cattolica e delle istituzioni educative cattoliche. Mentre a livello internazionale, gli Stati uniti sono un interlocutore indispensabile sia per arginare le persecuzioni religiose in alcuni Paesi del "Grande Medio Oriente", sia per combattere piaghe come l’Aids e la povertà in Africa e più in generale nel Terzo Mondo».

E ora, dopo le recenti decisioni di Obama verrebbe spontaneo trarre un’unica conclusione, ossia che i rapporti tra Vaticano e Casa Bianca si siano già compromessi in modo irreparabile. In realtà entrambe le parti stanno cercando di tenere aperto un dialogo e per evitare uno scontro aperto in un Paese in cui il 53 per cento dei cattolici ha scelto Obama. Il nuovo presidente è stato attentissimo a non dare connotati ideologici alle sue scelte: non ha ancora revocato, ad esempio, l’ordine esecutivo di Bush che vieta la ricerca pubblica sulle cellule staminali embrionali. I vescovi americani, pur dicendosi profondamente delusi, non hanno ancora dichiarato guerra e sperano che Obama non appoggi e non firmi il Freedom of Choice Act (Foca), la legge in discussione al Congresso che prevede una rimozione di tutti i limiti all’aborto decisi negli ultimi anni a livello federale e statale.

Sia John Allen che Franco - durante il dibattito alla Casa Italiana - hanno concordato che si dovrà aspettare l’epilogo della discussione sul Foca e le prossime mosse di Obama. «Ci sono punti di convergenza su politica estera, assistenza agli immigrati, lotta alla povertà - spiega Franco -. Aborto e matrimoni omosessuali sono elementi di contrasto, sebbene per il momento la Santa Sede tenda a lasciare soprattutto ai vescovi Usa il compito di criticare le prime mosse dell’Amministrazione Obama».

Abbiamo chiesto a Franco, infine, un commento sulle differenze tra Clinton, Bush e Obama ed il loro approccio verso la Santa Sede. «Sono le differenze fra Partito Democratico e Repubblicano - dice -. La Santa Sede diffida dei Democratici, li considera portatori di una visione troppo liberal, e di una agenda che viene definita intrinsecamente relativista dal punto di vista morale. Potrebbero essere considerati come una sorta di versione statunitense della sinistra europea, considerata non solo anticlericale ma antireligiosa, e filoabortista. Su questo piano, invece, Reagan e poi i Bush sono stati considerati alleati, sebbene sulle due guerre in Iraq e sulla politica anti-immigrazione ci siano stati contrasti seri».