Libera

Michelle, una nuova donna

di Elisabetta de Dominis

Ognuno capisce quel che vuol capire. Ognuno vede quel che vuol vedere. Perfino il colore del vestito di Michelle Obama è diventato un’opinione. Chi l’ha visto giallo, chi verde e comunque l’ha considerato senza classe. Era giallo-sole in tv e verde-speranza in foto. E già questo mi è parso un messaggio bellissimo, di luminosità. Chi ha commentato che il vestito fosse stato confezionato con la nuova tappezzeria della Casa Bianca, chi l’ha definito un tailleurone luccicante. Come l’inviata del Corriere, che non ha saputo descrivere altro. Forse perché non ha guardato davvero Michelle.

Michelle è unica, ma confidiamo che diventi la capostipite di una nuova donna: è fiera, forte, intelligente, elegante. Lo si capisce dal suo portamento, dalla sua espressione, dal suo sguardo, dalla sua naturalezza. Può indossare il vestito più orrido e la sua eleganza non svanisce. Perché esce da dentro. Questa donna sprizza maestà da tutti i pori. Altro che la regina Elisabetta, con quel portamento da governante ma che a tutti sembra regale perché ha una corona sulla testa. I suoi vestiti dello stesso rigido raso utilizzabile per le tende e i cuscini del sofà ci hanno fatto ridere per anni. Appunto perché lei, la regina d’Inghilterra, non emanava niente. Ora però che ha la testa canuta, non ci fa ridere più e in un certo senso l’ammiriamo: ha saputo trasmettere costantemente al mondo un’immagine composta e dignitosa, sopportando un marito fedifrago e una famiglia scapestrata. Ha anteposto sempre il suo mestiere di regina alla sua vita privata, conferendo un’immagine regale all’Inghilterra. Regale nel senso di autorevole, che non è poca cosa considerando l’immagine da teatrino che ha acquisito nel frattempo l’Italia, con un Papa e un presidente vetusti messi là pensando che potessero trasmettere autorevolezza, mentre traspare l’impotenza dei loro limitati poteri nei confronti di una classe politica che gestisce il Belpaese attraverso uno scellerato quanto atavico sistema clientelare.

Hanno, dunque, scritto che Michelle ha sbagliato vestito: deformazione professionale da serve di gossip provinciale. La signora Berlusconi invece non sbaglia, secondo loro, solo perché veste Armani. Ma con quel fisico tarchiato che si ritrova, qualsiasi abito indossi risulta impacciata, priva di armonia e la sua classe esteriore è contraddistinta solo dall’etichetta. Quanto a quella interiore, non abbiamo ancora capito se ne abbia. Sarà anche intelligente, ma non esterna fierezza e forza alla luce del sole. Perché non è una donna libera come Michelle. Che è una persona che spicca per la sua unicità e allo stesso tempo appare come la metà di Obama benchè sua pari. Sicuramente Obama non sarebbe diventato quello che è senza di lei. Questa coppia è un’unità sebbene composta da due personalità forti, distinte e integre, due individui che delle loro esistenze hanno saputo farne una sola. Per gli antichi era l’unione mistica. Perciò questo non vuol dire che lei s’ingerirà nel governo dell’America, ma che è una coppia talmente in sintonia da sentire e pensare all’unisono. Lo si percepiva da come lei lo guardava mentre lui pronunciava il giuramento: sorrideva e gli trasmetteva orgoglio, fierezza, sicurezza, amore.

L’indomani i cronisti non hanno saputo che rincarare la dose della loro miseria intellettuale definendo il vestito da ballo della first lady una meringa. A me è sembrato un abito da sposa. Per un rinnovato sposalizio davanti al mondo. Barack e Michelle erano bellissimi mentre ballavano gli occhi negli occhi: si amavano e irradiavano amore. Nessun formalismo, nessuna finzione nel loro abbraccio, ma energia che sprigionava dall’anima e si trasformava in corporeità. Anima e corpo. Ci siamo commossi di fronte alla potenza di questa unione.

Forse veramente noi bianchi abbiamo perduto il modo di esprimerci con il corpo a forza di soffocare i moti dell’anima. E non percepiamo più l’anima poiché disprezziamo le sensazioni del corpo. L’anima non ha più voce e il corpo tace. E quando questo silenzio si diffonde nelle moltitudini, a farsi sentire è la disarmonia che genera rancori, odi, guerre.

Se gli Obama continueranno a essere se stessi, riusciranno a regalare un po’ di armonia al mondo.