Che si dice in Italia

La lezione di Obama

di Gabriella Patti

E' PASSATA QUASI UNA SETTIMANA ma le emozioni dell’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca non si sono smorzate. Grande lezione: di politica, di speranza e anche, certo, di show mediatico. E’ stato, come dice Mario Morcellini sociologo della Sapienza di Roma "un sincero manifesto contro il cinismo della politica che per diversi anni ha segnato l’amministrazione Bush e la politica di molti paesi europei di sponda". Tra i quali, purtroppo, c’è anche l’Italia. A fronte dell’entusiasmo che ha contagiato anche la maggioranza del Belpaese, va purtroppo registrato - cito ancora Morcellini, perché condivido ciò che dice - che da noi "qualche salotto snob ha tentato di ridimensionare l’evento a puro folklore, tematizzando più il vestito della First Lady che la forza dei messaggi". E si capisce bene il perché. "Guardando alla stagnazione delle elites politiche italiane, al loro invecchiamento e alla scarsa autenticità che si percepisce nella loro retorica, l’Obama Day è un vero e proprio shock". Riporta infatti la politica entro dimensioni del "consenso morale". Qualcosa che ai nostri deve apparire davvero inconcepibile.

INCONCEPIBILE appare anche - e c’entra sempre la politica - una delle vicende collegate alla saga Alitalia. Per la verità di misteri e di cose incomprensibili in questa storia ce ne sarebbero tante, lo sappiamo tutti. Ma stavolta mi soffermo sul diktat delle federazioni lombarde di alcuni partiti: "Tagliate i voli a Linate, altrimenti il rilancio di Malpensa non si potrà fare". Ma come? Linate è uno degli scali più intelligenti d’Europa perché è a pochissima distanza dal centro cittadino e a questo è ben collegato, mentre Malpensa - si sa - è nata sbagliata, nel nulla della pianura Padana, lontanissima chilometri da Milano e davvero mal collegata alla metropoli. I politici sono ben consapevoli che l’unica tratta remunerativa che resta alla nuova e piccola Alitalia è quella tra le due capitali del Paese, dove tra l’altro le Ferrovie con l’alta velocità sono diventate davvero concorrenziali. Eppure, per farsi favori reciproci, nella speranza di garantirsi i voti dei lumbard che lavorano per la malpensiana (e malpensata) cattedrale nel deserto propongono lo strangolamento di Linate? Se ci fossero ancora i vecchi ed efficienti imprenditori lombardi, sai come protesterebbero.

CHE ORIANA FALLACI, dopo essere stata un personaggio controverso in vita fosse destinata anche da morta a suscitare polemiche e risentimenti, era facile previsione. E che, al di là delle polemiche verbali e di articoli e saggi pro e contro, a farne le spese sarebbero state anche le targhe dedicate alla grande giornalista era pure ovvio. A Milano, quella posta al piccolo parco a lei dedicato ha subito avuto problemi: imbrattata e anche sparita. Adesso succede anche a Firenze, amatissima città natale della Fallaci. E qui il caso è più grave. Perché la targa volatilizzatasi non era in un luogo pubblico, alla mercé di vandali operanti con il favore della notte. Era in bella vista nella sala stampa - luogo giusto per una come la Fallaci - di Palazzo Medici Riccardi, sede dell’amministrazione pubblica. "Difficile non pensare che il fatto sia dovuto a un clima di intolleranza". A dirlo non è la sottoscritta ma addirittura il presidente del Consiglio regionale toscano, Riccardo Nencini.