In primo piano

"Obama e Berlusconi si somigliano”

di Stefano Vaccara

Giovedì scorso attendavamo a Newark, ospiti del consolato d’Italia diretto dal Console Andrea Barbaria, l’ambasciatore d’Italia Giovanni Castellaneta in arrivo da Washington con un treno che portava mezz’ora di ritardo. Un "editorial board" di America Oggi composto dal Direttore Andrea Mantineo, dal vice Massimo Jaus, del collega Riccardo Chioni, dalla responsabile delle relazioni esterne del giornale Graziella Bivona e il sottoscritto, aveva appuntamento con la delegazione dell’Ambasciata guidata da Castellaneta. Nell’incontro si sarebbe analizzata la nuova amministrazione Obama e in più si sarebbe approfondito il problema dei fondi destinati all’insegnamento della lingua italiana in America. Castellaneta poi avrebbe visitato la futura sede del giornale a Norwood, ispezionando i moderni impianti stampa.

Castellaneta, 66 anni, diplomatico di carriera, a Washington inizia in questi giorni il suo "secondo atto". Il primo lo ha portato a termine restando un protagonista dei rapporti Italia-Usa per tutta la durata dell’amministrazione Bush. Castellaneta arriva a Washington nell’autunno del 2005, inviato dal governo Berlusconi. Ma lui già prima, da Roma, come consigliere speciale del premier, tesseva le fila del speciale rapporto Berlusconi-Bush. Quando lo intervistammo, un mese dopo il suo arrivo a Washington, ci disse entusiasta che le relazioni tra la Casa Bianca e il governo italiano "non erano mai state così vicine", e che lui era stato ricevuto alla Casa Bianca per le credenziali a tempo di record.

Da consigliere diplomatico di Berlusconi, Castellaneta aveva avuto una buona intesa con la "collega" Condy Rice quando lei era National Security Adviser nel primo mandato di Bush. Quando Rice passa a Foggy Bottom, ecco che l’Italia manda Castellaneta all’Ambasciata di Washington.

Tanto era rodato il rapporto tra Castellaneta e il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca, che quando nel 2006 arriva il governo Prodi, Castellaneta resta. Quell’ambasciatore "ben introdotto" con l’amministrazione Bush, diventava molto utile anche al governo di centrosinistra. D’Alema troverà infatti la Rice sempre pronta a riceverlo, anche se Prodi cadrà prima che possa incontrare Bush alla Casa Bianca. Col ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, nella primavera del 2008, Castellaneta ritrova anche il ministro degli Esteri Frattini. Ma non sarà quello l’inizio del secondo atto della missione di Castellaneta a Washington.

Al nostro nuovo incontro nel New Jersey, Castellaneta ci arriva a due giorni dall’aver rappresentato l’Italia alla cerimonia d’insediamento di Barack Obama alla presidenza. Ecco l’inizio del secondo atto. "Gli interessi americani non cambiano con i governi" ci ripeterà nell’incontro Castellaneta, ma sicuramente strategie e stile da adottare per raggiungere certi obiettivi, con l’avvento di Obama a Washington, saranno diversi da Bush.

Ecco le impressioni che l’Ambasciatore italiano racconta ad America Oggi:

"Dal Presidente Napolitano, così come dal Premier Berlusconi, ci sono stati commenti molto positivi al discorso del Presidente Obama. Avendolo visto e ascoltato da vicino, posso dire che per parole e gesti carichi di simbolismo, è stato un discorso forte e molto presidenziale. Ha parlato da presidente di tutti gli americani non nascondendo le difficoltà, però rilanciando le grandi qualità di questo paese. Combattere tutti insieme per i grandi ideali che hanno formato questa nazione. Ha riaffermato la responsabilità che incombe negli Stati Uniti, come paese più potente del mondo, di difendere certi valori a cui anche noi teniamo. È stato il discorso di un presidente che vuole unire. Un presidente che chiama a raccolta tutte le forze del paese. Del resto anche la composizione della sua squadra di governo dimostra questa apertura e volontà. Per superare le insidie, ha fatto quel paragone col discorso che George Washington fece leggere agli americani nel momento in cui tutto sembrava perduto. E poi anche la parte sociale con sfumature kennediane, il governo al servizio del cittadino ma anche il cittadino che deve lavorare per il governo. Con l’accento al buon governo, con meno connotati ideologici e con più sostanza pragmantica, perché quello che è importante non è quanto sia grande o piccolo l’intervento del governo, ma che funzioni. È importante dire che certi obiettivi rimangono gli stessi, non è che da una amministrazione all’altra questi possano cambiare. L’interesse nazionale degli Stati Uniti è sempre lì, e coincide con quello del mondo libero. Certi temi sono uguali, nella politica estera l’approccio per confrontarli sarà diverso".

"Ho visto anche un grande rispetto per l’amministrazione passata, Obama e Bush si sono abbracciati alla fine del discorso e poi, gesto inusuale, Obama lo ha accompagnato fino alla scaletta dell’elicottero – che presto sarà sostituito con uno di fabbricazione italiana, grazie al contratto vinto dalla Finmeccanica di cui l’ambasciatore Castellaneta è stato un efficace sponsor a Washington, ndr – Questo dimostra appunto l’atteggiamento di Obama di voler unire il Paese, di lavorare insieme per le sfide che lo attendono".

Ad un certo punto, Castellaneta vede una somiglianza tra il carattere politico di Obama e quello di Berlusconi: "Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, questo mi da lo spunto per dire che Obama ha molti punti in comune con il presidente Berlusconi. Anche lui è una persona che non vuole il confronto ma vuole lavorare insieme agli altri. C’é anche quel modo di parlare con il pubblico, con un rapporto diretto, non attraverso i partiti ma con un dialogo diretto con l’opinione pubblica. Entrambi sono dei grandi comunicatori. Obama è un grande oratore, anche Berlusconi è a proprio agio nelle grandi manifestazioni. C’è questo comune aspetto caratteriale, due persone che non sono per il confronto ma per il dialogo. E poi, importante, entrambi hanno difronte quattro anni stabili al governo. Poi aiuterà anche la presidenza italiana del G8 di quest’anno...."

Castellaneta dice di avere in forte considerazione il ruolo della comunità italoamericana: "Le scelte del Presidente Obama non possono che riempirci di orgoglio, sono scelte importanti. Alla Home Security Janet Napolitano, alla Cia John Panetta, poi a capo della transizione John Podesta, il vice capo di gabinetto è Jim Messina..."

E ovviamente, il Congresso, con la speaker Nancy Pelosi. Abbiamo intuito che sarà lei, dopo la partenza della Rice, la sponda più vicina per Castellaneta e l’Italia a Washington: "Pelosi è fierissima delle sue origini italiane, e ne ha dato ancora una volta dimostrazione recentemente, quando io sono stato l’unico ambasciatore invitato alla cena per l’inaugurazione al suo secondo mandato di speaker. Mi ha fatto sedere al suo tavolo e davanti a tutto il Congresso ha ditto quanto sia importante per lei avere il rappresentante dell’Italia quella sera... E quella decorazione di Gran Cavaliere di Gran Croce, la speaker fierissima la mette spesso al suo tavolo, come quando è venuto il presidente Berlusconi per il Columbus Day alla Casa Bianca. Come il padre D’Alessandro, importante politico di Baltimora, che ricevette la stessa onoreficenza, Pelosi chiude i discorsi con ‘God Bless America e Viva l’Italia!’ Nei tornei di bocce, il Ministro Consigliere diplomatico Luca Ferrari fa parte della squadra della Speaker Pelosi..."

"Tutto questo mi porta anche a fare questo ragionamento", riflette Castellaneta: "L’elezione di Obama ha avuto anche un effetto liberatorio sugli italoamericani. Infatti anche questa comunità si sente ormai forte e parte integrante di chi ha contribuito al successo di questa nazione. Io credo che questa presa di coscienza possa essere accelerata anche dall’elezione di un presidente afroamericano, quasi un parallelo sublimale. Insomma un segnale di fiducia nei confronti di una comunità che anche se con aspetti diversi, ha avuto all’inizio della sua esperienza in America tante difficoltà".

L’esperienza italiana di Obama? "Quando è venuto ad un ricevimento all’ambasciata da senatore, mi disse che era stato da studente in Italia, a Firenze. Era un po’ ammiccante, si capiva che aveva avuto un’esperienza positiva, chissà magari scoprite una fidanzata di quei tempi... Obama è una persona che mette tutti a proprio agio, veramente una bella persona."

I rapporti con Hillary Clinton? "La conosciamo bene ovviamente, e poi abita proprio difronte la nostra ambasciata. Una persona energica e di grande competenza e mi è piaciuto il discorso che ha fatto da nuovo Segretario di Stato, quando ha detto che gli Stati Uniti saranno per una ‘comprehensive approach", cioè Gaza parte di un tassello di uno scenario che arriva fino all’Afghanistan... Ma anche ‘comprehensive approach’ dal punto di vista dell’azione, cioè che non può essere solo militare ma anche diplomatica e di istitutional building, cioè di ricostruzione."

Si torna a parlare di comunità italoamericana e di lingua italiana: "Noi diplomatici siamo come poliziotti di strada. Dobbiamo parlare con la gente, andare in giro, apprezzo il lavoro del console generale a New York Talò e di tanti altri che partecipano e vanno a conoscere la comunità in cui operiamo. Io ho girato molto, in California, in Texas e altri posti dove ovunque la comunità italoamericana è attiva. Un giornale come il vostro è molto importante anche per la lingua..."

"Per quanto riguarda l’Ap Program per l’italiano, la sua sospensione è stata come una spia, non esserci stata una domanda forte di studenti che volessero prepararsi ad affrontare l’esame è un segnale. Se ci fossero stati diecimila studenti pronti per l’esame, non ci sarebbe stata nessuna richiesta di altri contributi. Purtroppo dopo tre anni siamo a circa duemila studenti. Noi ci stiamo impegnando, e ringraziamo tutte le associazioni italoamericane che si stanno impegnando. Bisogna creare la domanda dal basso. Noi spendiamo circa quattro milioni di euro all’anno per la cultura e la lingua italiana. L’Ap però ci dice che si dovrà lavorare e molto per preparare meglio gli studenti, per far si che più insegnanti siano preparati e più studenti siano in grado di intraprendere l’esame, che come mi informa il Primo Consigliere dell’Ambasciata Marco Mancini, è molto difficile e richiede una adeguato livello di preparazione".

Il Consigliere Mancini spiega a questo punto tutti gli aspetti del problema del far crescere la domanda di studenti qualificati ("Ci vorrà almeno un triennio per avere diecimila studenti pronti all’Ap") e arrivare a ripristinare l’esame Ap senza questi contributi. E qui l’ambasciatore aggiunge: "Insomma è importante impegnarsi tutti quanti senza polemiche".

Cosa ne pensa Castellaneta dell’intervista rilasciata il giorno prima da Mario Cuomo al "Corriere della Sera", in cui l’ex governatore nel parlare degli italoamericani nell’amministrazione Obama, ad un certo punto dichiara: «A questo punto spetta ad Italia e Usa nominare due eccellenti ambasciatori... spero che il nuovo ambasciatore italiano non si rechi a Washington solo per migliorare l’ inglese e socializzare con altri diplomatici d’ alto livello. Lui o lei dovrà essere l’equivalente italiano di Bibi Netanyahu e Hanan Ashrawi, a suo tempo ospiti fissi di talk show e giornali per vendere il loro Paese al popolo americano. Purtroppo nessun vostro ambasciatore fino ad oggi ha mai fatto questo».

Castellaneta non vuole accendere polemiche: "Cuomo? Il suo è un discorso americano, non voleva far polemiche. Lo ha sempre detto che gli ambasciatori devono andare in giro. Ma se ci sono due ambasciatori che hanno un continuo contatto con i media per promuovere il loro paese, ecco questi siamo proprio io a Washington e Spogli in Italia. Sono d’accordo con Cuomo, su cosa devono fare gli ambasciatori, infatti è quello che già faccio, nella mia ambasciata chi si occupa di lavorare con i media svolge un compito fondamentale".

A Villa Taverna chi arriva? "Veramente speravo che qualche indicazione potevate darmela voi..."