TEATRO/“West Side Story” senza tempo

di Pino Cicala

Nel 1957 lavoravo al National Theater di Washington, D.C., come portiere di palcoscenico. Il mio turno di lavoro, dalle quattro del pomeriggio a mezzanotte, mi consentìva di assistere da un osservatorio privilegiato a tante rappresentazioni di lavori, prosa e musical, che spesso andavano in scena a Washington, per un periodo di rodaggio, prima di aprire a Broadway.

Ebbi così la fortuna di vedere al lavoro grandi artisti da Helen Hayes gran dama del teatro americano ai giovani Orson Bean e Richard Burton. Ricordo sempre con grande piacere quell’esperienza che mi permise di conoscere il teatro americano e ricordo con particolare affetto la nascita ed il rodaggio di "West Side Story" che per tre settimane incantò il pubblico della Capitale e che spinse il leggendario manager del National, Scott Kirkpatrick, usualmente riservato e di poche parole ad irrompere backstage gridando a pieni polmoni "we have a hit, we have a hit".

Il team di Leonard Bernstein, Stephen Sondheim, Arthur Laurents, le coreografie e la regia di Jerome Robbins diedero vita a un musical destinato a diventare culto ed a catapultare attori, giovanissimi nel firmanento di una nuova generazione di stelle .

A distanza di mezzo secolo sono tornato da spettatore al National Theater per una "West Side Story" che inizia un’altra serie di rodaggio prima di Broadway ed ho rivissuto quei momenti esiliranti della prima volta.

Particolarmente gradita, come italiano d’America non solo la storia che si ispira a una storia italiana ma la presenza italiana allora come oggi nello spettacolo.

Nella "West Side Story" originale Maria Lo Sciotto (Carol Lawrence) era alla prima parte importante come Maria ed ora è nello stesso ruolo Josephine Scaglione, italiana d’Argentina, dove è già affermata, che canta in spagnolo dando maggiore credibilità ed attualità alla storia.

Italiani presenti anche nella prima edizione, Tony Mordente, Carol D’Andrea, e Peter Gennaro che curò l’esecuzione delle coreografie ed italiani in questa nuova edizione Michael Mastro (Gladhand ), Haley Carlucci (Swing), Marina Lazzaretto (Dance Captain) ed il direttore musicale Patrick Vaccariello.

Fare un paragone fre le due produzioni non è facile e la nuova "West Side Story", come l’originale, suscita le stesse emozioni, con la stessa storia e le stesse melodie, ma ha una nuova energia che la rende ancora più giovane, con scene stilizzate e balli che risentono ovviamente dei nuovi stili hip hop, di movimenti ritmati, felini, atletici, e con gesti espliciti.

Gli scontri sono sempre realisticamente violenti (ricordo come allora il Dottore usualmente "on call" era invece in teatro tutte le sere perché i giovani attori facevano sul serio, e spesso dovevano scambiarsi la casacca e unirsi alla squadra avversaria per bilanciare i due gruppi) rendono ancora più accattivanti i numeri musicali con la coreografia di Jerome Robbins riprodotta da Joey McKneely.

L’intera produzione è diretta dall’autore Arthur Laurents, che cinquant’anni dopo ritorna come regista. Le melodie di Tony che sente che sta per accadere qualcosa ("Something is coming" e "Maria"), "Tonight", "America" (ricordo l’Anita di Chita Rivera), "I feel pretty", "Somewhere", e la pausa con Officer Krupkie diventano ancora piu reali nelle lingue natìe dei protagionisti.

Recentemente Chita Rivera, che ha creato il ruolo di Anita, ed ha avuto una carriera di successi ricevendo moltissimi premi fra cui il prestigioso Kennedy Center Honor, ha tenuto una conferenza alla Smithsonian e dopo aver raccontato tanti episodi della sua lunga sua carriera artistica, ha avuto una conversazione con il pubblico. Alla fine anche io chiesto la parola, ma invece di una domanda ho detto solo che ero felice di rivederla dopo tanti anni, da quando cioè ero "doorman" al National Theater alla nascita di "West Side Story". "Quel ragazzo italiano", mi ha interrotto Chita, e si è direstta verso di me trascinandosi dietro i fili del microfono. Io ho fatto altrettanto con in mano il programma originale dello spettacolo, che ora sulla copertina sfoggia una nuova dedica: "Dear Pino, we are still here, thanks for the memories" e la firma di Chita Rivera con il disegno di una farfalla. Mezzo secolo e sembra fosse ieri perché "West Side Story" è una storia senza tempo e la nuova è, come la prima, espressione della società nel tempo in cui viene raccontata. A tutti un sincero meritato entusiastico "Bravo".