MUSICA/PERSONAGGI/Incantevole Gilda

di Simona Frasca

Antonio Sciotti è figlio d’arte, il padre Alberto è stato autore di canzoni, commediografo e sceneggiatore di un certo spessore nell’àmbito del teatro popolare napoletano. Anche Antonio ha calcato per un po’ il palcoscenico, ma poi ha preferito l’attività di studioso e collezionista e in questa veste ha scritto "Gilda Mignonette: Napoli New York solo andata" (Magmata Editore), una biografia della cantante divenuta il simbolo degli italiani emigrati durante la prima grande ondata migratoria all’inizio del Novecento. Il libro mette in luce alcuni importanti avvenimenti della carriera della cantante prima di adesso del tutto inediti. Abbiamo chiesto al giovane autore di chiarire luci e ombre che a lungo hanno circondato l’artista napoletana.

Come mai ha deciso di scrivere un libro su Gilda Mignonette? Qual è stato il primo impulso?

«E’ stata una passione che mi ha passato mio padre Alberto che amava tanto Gilda Mignonette. Anche se ero molto piccolo, ricordo ancora la sua grande soddisfazione quando riuscì nell’impresa di pubblicare, per la Phonotype Record, la collana discografica "Serie Celebrità". La collana riportava alla luce le incisioni a 78 giri dei divi e delle "étoiles" dei primi trent’anni del ’900. Su Gilda Mignonette, papà preparò ben tre album, peccato che abbia lasciato fuori dalla collana delle vere chicche interpretative a cui, però, ho rimediato io, facendo pubblicare, in contemporanea con il mio libro, un quarto disco con titoli inediti della Mignonette».

Che immagine si è fatto di lei, dopo averne studiato a fondo tutti gli aspetti della vita?

«Una donna tenace, di grande forza, che sapeva che prima o poi il suo talento avrebbe preso il sopravvento sui favoritismi, sugli impresari corrotti e sulle lunghe gambe scoperte delle più importanti "étoiles" dell’epoca. La sua "cattiveria" artistica le ha permesso di sopravvivere fino all’inizio degli anni ’50 senza che la sua figura di donna sessantenne potesse, in qualche modo, creare dei distacchi tra i gruppi di fan. Il pubblico, infatti, amava il suo talento, la sua ugola e non le gambe o le labbra a cuoricino».

Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate nello scrivere il libro?

«Senza presunzione, ho la fortuna di avere un ottimo archivio che, integrato dalle mie ricerche, mi permette l’iniziazione di qualsiasi biografia su personaggi del ’900 napoletano. Le difficoltà maggiori, comunque, le ho riscontrate nella stesura della discografia, visto che la Mignonette ha inciso sia in America che in Italia. Ricordo ancora con brivido il grande freddo nei sotterranei della casa discografica Phonotype quando sbirciavo tra i vecchi cataloghi di tutta la prima metà del ’900 per cercare i 78 giri incisi dalla cantante.

Inoltre, è stato molto difficile riscontrare verità nei vari episodi raccontati dai personaggi del mondo della canzone. Molti di questi racconti, infatti, non li ho inseriti perché non ho trovato un briciolo di prova che confermasse l’episodio detto. E questo senza nessuna eccezione. Ho escluso dal libro, infatti, anche l’episodio che mio padre mi raccontò avvenuto negli anni ’50 quando consegnò alla Mignonette in Italia il copione di "Italia mia", spettacolo che lei portò in scena a New York. Ebbene, non ho trovato nessuna prova che lo spettacolo sia stato realmente rappresentato, dunque ho omesso questa storia nonostante l’affetto che porto per mio padre.

Tra le maggiori soddisfazioni c’è però l’avere restituito alla memoria storica Gilda Mignonette di cui si era perso il ricordo. E poi il Premio che ho ricevuto l’estate scorsa a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, in occasione del Gran Galà della Canzone Napoletana».

Cosa pensa che possa raccontare il suo libro ai lettori italoamericani?

«Per loro, penso, sia un ottimo punto di partenza, perché il libro su Gilda Mignonette è molto dettagliato. Gli studiosi italoamericani, partendo da queste informazioni, possono sistemare le loro enciclopedie dedicate alla musica etnica che hanno molte lacune. Poi c’è la storia della Piedigrotta Rossi-Ceria, la rassegna canora svolta a New York della quale si ha però notizia solo in Italia. Questo, perché gli americani, in quel tempo, non si interessavano affatto di cosa succedesse nelle colonie italiane. E poi, possono conoscere quali erano le star italiane emigrate a New York e chi, invece, s’improvvisava artista per qualche dollaro in più. Per tutti, invece, leggendo anno dopo anno la vita della Mignonette, si viene a conoscenza delle varie forme d’arte musicali e teatrali che, via via, si formavano in Italia tra la fine dell’800 e fino al secondo dopoguerra».