EVENTI/ALL’ITALIAN CULINARY ACADEMY LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA CUCINA ITALIANA/Il risotto come chef comanda

di Gina Di Meo

Un esercito di quasi trecento cuochi alla difesa dei piatti italiani più maltrattati. La data ufficiale dell’attacco a quelle che possono essere definite le cattive abitudini nella preparazione dei piatti italiani è stata il 17 gennaio, giorno dell’International Day of Italian Cuisines, quando gli chef italiani di tutto il mondo, armati di pentole, mestoli, ingredienti rigorosamente italiani e sotto l’egida del Gruppo Virtuale Chef Italiani (Gvci) hanno preparato un autentico risotto alla milanese.

Riso Carnaroli, cipolla, burro, vino bianco, brodo, zafferano, midollo, grana o parmiggiano, niente altro, come è stato spiegato dallo chef Cesare Casella, durante una preview all’Italian Culinary Academy, da lui stesso presieduta. «È il secondo anno che facciamo questa iniziativa - ci ha spiegato Cesare, lo scorso anno abbiamo preparato la carbonara, è un modo per codificare i piatti della cucina italiana». Con Casella c’erano altri tre chef, Giovanni Grasso, Anne Burrell, Mark Ladner, il presidente onorario di Gvci, Rosario Scarpato ed in collegamento telefonico da Bali, il presidente del gruppo, Mario Caramella. «L’interesse mondiale che c’è intorno alla cucina italiana - ci ha detto Scarpato, tra l’altro fondatore nel 2001 del Gruppo Virtuale Chef Italiani e giornalista e produttore de "I viaggi del Goloso Globale", una serie di 18 puntate per RaiSat Gambero Rosso - ha generato una proliferazione di cattive imitazioni della nostra cucina e non è giusto che i consumatori vengano ingannati con prodotti contraffatti. Lo scorso anno, con il nostro gruppo abbiamo creato una ola storica con la quale centinaia di chef a tutte le latitudini hanno cucinato una Pasta alla Carbonara autentica, quest’anno, invece, abbiamo scelto il risotto alla Milanese, che con la pizza e gli spaghetti, è il piatto italiano più famoso al mondo».

Proprio per la sua popolarità e anche per la sua "flessibilità", il risotto spesso viene preparato secondo con ingredienti e procedimenti troppo "liberi" e in una città come New York, su una media di cinquanta ristoranti che hanno questo piatto nel loro menu, meno di un terzo sono italiani. Per lo più si tratta di ristoranti messicani, spagnoli, giapponesi e persino indiani.

«Il nostro movimento - continua Scarpato - non è una battaglia contro la creatività, ma questa creatività va bene in Italia, all’estero le nostre ricette devono essere preparate in modo autentico. Diciamo che è qualcosa di patriottico, un mezzo per preservare la nostra cultura».

Il Gruppo Virtuale Chef Italiani è formato da chef italiani che lavorano in tutto il mondo e da ristoratori, sommeliers, distributori e giornalisti enogastronomici.