Libera

Il senso della vita

di Elisabetta de Dominis

Solo un cinquantenne pazzo pensa che l’amore è eterno". L’ho sentito dire da un adolescente in tv. Quanto disprezzo nelle sue parole. Dovuto al disincanto? Può essere, ma attraverso le delusioni ci siamo passati tutti. Eppure non ci hanno fatto chiudere la saracinesca sull’amore. Sarebbe come oscurare la nostra vita, la speranza di una nuova alba, di un nuovo amore. Che sia diverso – questo chiediamo e per questo viviamo, guardiamo oltre.

E se poi guardiamo indietro negli anni, ai nostri genitori, ai nostri nonni, accarezziamo quei ricordi con tenerezza e ci vergogniamo solo ora del rispetto che non gli abbiamo portato. L’amore non veniva neanche messo in discussione, come facciamo noi pazzi cinquantenni dell’oggi, era il pilastro della loro esistenza. Ciò che ha traghettato i loro cuori attraverso guerre, campi di concentramento, emigrazioni, indigenza. L’amore era il luogo dove tornare, ovunque fosse. Era casa perché era corpo dell’altro, era sentimento perché era pensiero per l’altro, era sacrificio perché era soccorso all’altro. Niente a che fare con il mutuo soccorso che tiene unite certe coppie dove il soccorso è reciproco ma l’amore è muto, perché non v’è dialogo, ma convenienza economica nello stare assieme.

Attraverso le parole, esprimiamo il nostro essere, il nostro sentire. Ci confrontiamo per capirci e trovare un’intesa. Questo è il fine insito del discorso amoroso. Ma se il fine è al di fuori, il dialogo non è più dia-logo, discorso tra di noi (in greco antico), perché sta fuori, magari intorno, si aggira e ci raggira. Ci mentiamo l’un l’altro. Per comodità, per opportunità, per interesse.

E i nostri figli un dialogo non l’hanno mai sentito. Che non significa parlare tanto. I nostri genitori parlavano pochissimo, ma avevano gesti, sguardi, attenzioni che poche coppie oggi hanno. Comunicavano. Ma se i figli non sanno cos’è il dialogo, non sanno cos’è l’amore. Allora per loro un genitore che consideri l’amore eterno è un pazzo. Infatti l’adolescente in tv ha detto: "Un cinquantenne", non "una coppia". Non può che essere pazzo uno dei due partner che si disperi per l’altro che ha deciso di cambiarlo. Insomma, c’è poco da discutere: l’amore non dura, è come un’utilitaria. Le cose utili prima o poi si consumano, anzi oggi ci stancano prima che si consumino, a meno che il matrimonio non sia un vero e proprio contratto economico. E comunque, come dicevamo, in tal caso non serve saper parlare ma far di conto.

Tornando all’adolescente disincantato, però c’è da preoccuparsi seriamente: non è in grado di sopportare le sconfitte, i fallimenti, le avversità. Perché i suoi genitori, per proteggerlo, l’hanno cresciuto nella bambagia, dandogliele tutte vinte.

"Questi giovani non hanno alcun senso della vita" ha osservato la mia sarta, una donna semplice, ma gran filosofa, come ho notato altre sarte che ho avuto. Quando si cuce si pensa molto, perché si è costretti a intrecciare la trama coi fili dell’ordito senza leggerla dai libri. Il pensiero fila da solo e non viene indottrinato.

Curioso: la mia sarta è arrivata alla stessa conclusione del professor Charles Taylor, che insegna Diritto e Filosofia alla Northwestern University dell’Illinois. In un lungo articolo scrive: "L’incapacità di scorgere la dimensione spirituale della vita umana, da parte delle scienze sociali (che hanno portato la modernizzazione) ci rende incapaci di esplorare temi vitali. Nel mondo secolarizzato è accaduto che la gente dimenticasse le risposte alle principali domande sulla vita: ma il peggio è che sono state dimenticate anche le domande. Qual è il senso della vita? Ci sono modi di vita migliori o peggiori, ma come si riconoscono? Qual è il fondamento della mia dignità personale, che io cerco di difendere da me stesso ogni giorno? Io penso che l’uomo scivoli in una specie di oblio dell’essere. Il mondo moderno si fonda su una ben precisa catena di oblii… Una delle regole principali del sapere umano è tirar fuori quelle risposte inarticolate che la gente fa proprie nella vita. Abbiamo bisogno di una nuova conoscenza della ragione. Bisogna saper portare in superficie quei valori…"