Visti da New York

“Annozero” per il quarto potere

di Stefano Vaccara

La trasmissione televisiva di Michele Santoro in onda sulla Rai ha un nome che è tutto un programma: "Annozero". Far tabula rasa, riniziare daccapo e cercare di capire senza preconcetti la realtà, questo sembrerebbe far intendere quel titolo. Purtroppo accade l’esatto contrario.

Il problema della faziosità del giornalismo italiano non riguarda lo specifico conduttore di una trasmissione Rai, inutile quindi oltre che inusuale la critica rivolta dal Presidente della Camera Gianfranco Fini a Santoro. Infatti quest’ultimo non è l’eccezione, ma la regola. Bisogna essere "di parte", per convincere delle proprie ragioni e ridimensionare o ignorare le ragioni dell’altra parte. L’operatore dell’informazione italiana è "militante", il suo scopo principale non è quello di informare nel modo più bilanciato possibile il lettore-telespettarore-cittadino. Egli è arruolato in prima linea per mantenere o spostare settori di opinione pubblica verso il proprio schieramento. Questo può essere un governo o un partito politico, ma anche una banca, una grande azienda, un servizio segreto, una chiesa, una setta....

Nel caso "fortunato" di Santoro, da anni all’apice del successo, si è magari "liberi". In questo caso, però, la libertà non "libera" il giornalista dalla partigianeria: si è senza partito, ma si resta comunque faziosi. È appunto la "malattia infantile" del giornalismo italiano, che non è "imposta dall’alto", come spesso si crede, ma invece è accettata dal basso. Cioè questo è il carattere nazionale dell’informazione italiana e della maggior parte dei suoi operatori.

Un giovane che intraprende la professione giornalistica in Italia nel chiedere consigli ad un professionista già affermato, dovrebbe prepararsi a rispondere alla domanda: "Ma tu con chi stai? Sei a sinistra o a destra?". Ovviamente durante la carriera si può cambiare, per ragioni ideali o di convenienza, schieramento senza difficoltà, il metodo di lavoro infatti resta invariato. Nessuno sembra ribellarsi, non ricordiamo in Italia studenti in piazza per un diritto all’informazione non militante.

Quando giovedì scorso durante "Annozero" dedicato alla guerra di Gaza, Lucia Annunziata, importante giornalista ed ex presidente della Rai, criticava il modo di condurre la trasmissione del collega, Santoro le si è rivolto così: «Fai la giornalista, non venire qui a criticare come si fa la trasmissione... O cerchi meriti da qualcuno?». A quel punto Annunziata, indignata, se ne è andata.

Quella frase di Santoro ha offeso Annunziata, che aveva cercato, con scarso successo, di far capire a Santoro che nel conflitto israelo-palestinese usare un metodo fazioso di fare giornalismo non aiutava affatto a capire quel dramma. Da Santoro ha avuto in risposta: "Da chi cerchi meriti?" E’ stato come un riflesso pavloviano. Forse per Santoro un collega, quando esprime un’opinione, non lo fa liberamente ma perché "serve" un padrone?

Purtroppo si crede ancora che il grande problema dell’informazione italiana sia Berlusconi. Con un capo del governo grande proprietario di media, la corretta informazione sarebbe andata in "cortocircuito", la libertà sarebbe del tutto compromessa etc. In questa colonna, da parecchi anni, scriviamo che Berlusconi è solo un sintomo, certamente grave, di una malattia dalle origini lontane. Ricordare che Mussolini, oltre che capo del fascismo era anche un giornalista, aiuta a rintracciare le origini della malattia.

Lo abbiamo già segnalato in passato, ma leggete su internet l’articolo uscito nell’agosto del 2003 sul "New York Times" a firma di Alessandra Stanley, mai "ripreso" dai giornali italiani. La giornalista americana, nel criticare la trasmissione della Pbs "Wide angle" dedicata al media mogul Berlusconi, così scriveva: "…Italian newspapers and magazines are ideological and opinionated, and facts are not always ruthlessly checked. With a few exceptions the Italian media are not fair, balanced or tenacious. They were noisy but pliant under previous governments, and they are now ill-prepared to fend off the far more shameless incursions of the current prime minister. ‘’Wide Angle’’ persuades viewers that the Italian prime minister is bad news for the press. But by casting Italian journalists as oppressed champions of free speech and fairness, ‘’Wide Angle’’ misses the chance to explain why in some ways the Italian press got the prime minister it deserves."

La democrazia italiana ha bisogno di riformare i poteri della Repubblica, come quello della giustizia, ma senza un vero "annozero" per il quarto potere, a poco servirà riformare gli altri tre.