MUSICA/PERSONAGGI/Metti Toscanini in scena

di Tony Abbruzzese

Un concerto teatrale, "Toscanini - Nel mio cuore troppo di assoluto", riproporrà alla Casa Italiana dell’Italian Academy @ Columbia University, il prossimo 21 gennaio, la figura e l’opera (nonché il carattere) del nostro grande indimenticabile direttore d’orchestra. L’appuntamento con Eve Wolf (pianista ed autrice del testo) e con l’Ensemble for the Romantic Century (la cui direzione artistica è condivisa dalla stessa Wolf con Max Barros), fissato per le 8 di sera, sarà preceduto da un’introduzione, alle 7, di Harvey Sachs (autore di "Toscanini" e di "The Letters of Arturo Toscanini") - tel. 212\288-8220. Originale e coinvolgente la formula dell’Ensemble: lettura e recitazione di testi, con tanto di attori in scena, intercalate da musiche di Castelnuovo-Tedesco, Guido Alberto Fano, Verdi, Respighi, Martucci, Wagner e Gershwin, eseguite dall’Escher String Quartet. Per la cronaca, i costumi per questa particolare "piece" sono stati creati da Vanessa James, mentre la consulenza musicale è stata affidata a James Melo.

Per l’Ensemble della Wolf & di Barros si tratta dell’ottava stagione musical-teatrale e, in particolare, questa sarà dedicata allo studio della vita, della figura e dell’opera di "artisti in esilio" [dopo Toscanini, toccherà infatti a Chopin ("Letters from Majorca", a fine febbraio) e ad Heine ("First They Burn Books", a maggio)]. Si tratta di un approccio insolito e coinvolgente ai personaggi in questione, svolgentesi in una magica combinazione di musica, dramma, lettere, memorie, diari, poemi, bel canto e letteratura varia, tendente il tutto a dare del personaggio stesso (qui, del nostro Toscanini) il ritratto più completo possibile. Per l’Ensemble di Wolf & Barros, da un punto di vista semplicemente musicale, si tratta di coinvolgere ed attirare alla musica da camera il maggior e più vario pubblico possibile, per età e cultura, attraverso una formula spettacolare che più differenziata e complementare nelle sue parti è davvero difficile a trovarsi.

Nato a Parma il 25 marzo 1867 da Paola e Claudio, appartenente alla media borghesia dal passato garibaldino, Arturo Toscanini studiò violoncello e composizione al Conservatorio di Parma, dove si diplomò nel 1885. Partito come violoncellista, all'età di diciannove anni, per una stagione dedicata all'opera italiana in Brasile, si ritrovò sul podio a sostituire il direttore d'orchestra brasiliano Miguez che aveva abbandonato la scena durante l'"Aida" di Verdi. Così ebbe inizio la straordinaria carriera del Maestro, considerato il più grande direttore di tutti i tempi. Tornato in Italia, diresse, tra le altre, la prima di "Pagliacci" di Leoncavallo al Teatro Dal Verme di Milano nel 1892, e nel 1895, nominato direttore artistico del Teatro Regio di Torino, inaugurò "La Bohème" di Puccini, diresse la prima produzione italiana de "Il crepuscolo degli Dei" di Wagner e la prima torinese di "Tristano e Isotta".Nel 1898, all'età di 31 anni, divenne direttore stabile della Scala di Milano, al cui pubblico propose le prime in Italia del "Sigfrido" di Wagner, dell'"Onegin" di Tchaikovsky, della "Salomè" di Strauss, di "Pelléas et Mélisande" di Debussy e della "Tosca" di Puccini.

Primo direttore italiano di fama mondiale, dalla memoria prodigiosa e dalla volontà ferrea, capace di interpretare alla perfezione la scrittura musicale, e di comunicare, con l'asciuttezza del gesto e l'essenzialità dell'espressione, tutte le sfumature di una partitura, Toscanini univa passione e rigore intellettuale, nella cura del particolare, nella capacità di seguire ed armonizzare ritmo e tensioni musicali, con estrema fedeltà al testo e genialità d'interprete.

Sotto la sua guida, i teatri lirici acquisirono un metodo per valorizzare al massimo ogni elemento della performance - voci, coro, orchestra, costumi, scene, luci - ed i musicisti perfezionarono il livello dell'esecuzione. Nel 1908 fu chiamato al Metropolitan di New York, dove diresse, tra le altre, la prima di "La Fanciulla del West" di Puccini; da allora, gli Stati Uniti divennero la sua seconda patria. Rientrato in Italia nel 1915, alla fine della guerra riorganizzò l'orchestra del Teatro alla Scala, con la quale si recò in tournée in America.

Nel 1928 fu nominato direttore stabile della New York Philharmonic, mentre s'incrinarono i suoi rapporti con l'Italia: chiamato nel 1931 a dirigere un concerto a Bologna in onore di G. Martucci, si rifiutò di eseguire gli inni ufficiali e all'uscita del teatro fu schiaffeggiato da un gruppo di fascisti. Lasciò allora definitivamente il paese e si stabilì negli Stati Uniti per tornare solo nel 1946, a dirigere il concerto inaugurale della Scala ricostruita.

Anche se nell'ultimo periodo della propria carriera si avvicinò maggiormente al genere sinfonico, l'opera fu sempre al centro dell'interesse del Maestro, come testimonia la registrazione dal vivo del "Falstaff" che Toscanini eseguì a New York nel 1950, all'età di 83 anni. Morì nella sua casa di Riverdale nel Bronx il 16 gennaio 1957, poche settimane prima del suo novantesimo compleanno.