PRIMO PIANO/FOTOGRAFIA/Paesaggi di vetro e cemento

DI OLIVIA FINCATO

Se sorvoliamo Manhattan e guardiamo in basso la sensazione è quella di trovarsi al di sopra di un enorme labirinto. Difficile trovarne l’uscita, immersi come siamo nel traffico cittadino, scandito da streets e avenues, da monoliti architettonici e parallelepipedi abitati che prendono il loro posto seguendo un preciso ordine urbano, delineato dall’alternarsi di vette di vetro e radure di cemento.

Un affascinante e mastodontico video games dove le pedine si muovono veloci, valicando gli ostacoli della grande metropoli post moderna.

«La città è il teatro dove si svolge il ritmo dell’identità umana» scrive il fotografo Gabriele Basilico in uno dei suoi ultimi libri e ci lascia entrare nel vivo di questa affermazione grazie a Intercity, la mostra inaugurata lo scorso mercoledì alla Cohen Amador Gallery (41 East 57th st. 6th fl) in visione fino al 6 Marzo.

Sono sei le città ritratte, Napoli, Barcelona, Mosca, Bari, San Francisco e Monaco. Forti bianco/neri costruiscono architetture nelle architetture, mettendo a nudo il paesaggio urbano. Una metropoli astratta, surreale, metafisica, dove regna una sensazione di tempo sospeso grazie alla contemplazione del fotografo, attento spettatore dei diversi squarci di tessuto topografico. Le città in mostra sono quasi "non luoghi", le barriere geografiche e le differenze architettoniche si assorbono in un altrove dove la metropoli si dispiega, nel passaggio dall’era industriale a quella post industriale. Un senso di isolamento pervade le vedute, spesso dall’alto. È come se l’uomo fosse al di fuori del processo di costruzione, verso di lui un senso d’indifferenza e rifiuto, a favore dello sviluppo industriale. Una pedina, nulla più. E questa alienazione umana, che ben si percepisce dalle città di Basilico, lascia spazio ad un’analisi profonda verso il complesso paesaggio contemporaneo e lo stato odierno delle cose.

Gabriele Basilico, architetto, nato a Milano nel 1944, è uno fotografi più importanti a livello internazionale per la ricerca sul tessuto urbano. Fotografa quasi esclusivamente in bianco e nero e da oltre vent’anni è impegnato in progetti personali d’analisi urbanistica e architettonica e in incarichi pubblici e istituzionali.

Il suo primo progetto è Milano, Ritratti di Fabbriche ampio reportage realizzato nella periferia ex-industriale di Milano tra il 1978 e il 1980. Questo primo grande lavoro gli da una notorietà immediata tale da essere invitato, unico italiano, alla Mission Photographique de la D.A.T.A.R (Délégation a l’Aménagement du Territoire et à l’Action Regional), la più vasta e articolata campagna fotografica realizzata nel XX secolo, organizzata dal governo francese dal 1983 al 1988. Nello stesso periodo realizza Porti di Mare e nel 1991 il lavoro documentaristico su Beirut, realizzato alla fine guerra, insieme ad alcuni dei grandi protagonisti della fotografia, tra cui Robert Frank. Negli anni 90 riprende la sua ricerca sul territorio italiano prima a Milano con Interrupted City (1996) e poi in zone diverse d’Italia con un progetto su sei percorsi paralleli da una città all’altra, Sezioni del paesaggio italiano (1996).

Nel 1996 la giuria internazionale della IV Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia gli ha attribuito il premio Osella d’Oro per la fotografia contemporanea. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private e fino ad oggi il suo lavoro è stato esposto in musei e gallerie di tutto il mondo.Per informazioni www.cohenamador.com