Che si dice in Italia

La Chiesa torna alle origini

di Gabriella Patti

Per millenni la religione è stata la principale fonte d’ispirazione artistica, in Occidente come in Oriente. E la Chiesa, da quando è nata, ha fatto la sua parte diventando una grande e meritoria committente di pittori, scultori, architetti autori di alcuni dei più grandi capolavori nella storia dell’umanità. Inutile fare nomi, la lista sarebbe troppo lunga. Perciò l’idea che il Vaticano apra nel 2011 un proprio padiglione nella Biennale di arte contemporanea di Venezia mi sembra davvero buona. E’ una sfida, certo. Ma come ha detto nel dare l’annuncio monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura nonché ex prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano: "E’ necessario il dialogo".

Sì, il dialogo è sempre più indispensabile in questi tempi di crisi. In ogni settore. E, quindi, pure in quello artistico e intellettuale. Un dialogo che potrebbe "servire anche per rinnovare l’interno delle nuove chiese nate dopo il Concilio Vaticano II". Ma è chiaro che, al di là dell’aspetto pratico e dai risvolti economici in linea con la secolare tradizione di mecenatismo della Santa Sede, ciò che - giustamente - interessa le autorità ecclesiasiche è il mantenere il passo e i contatti con una cultura sempre più laica e - talvolta inutilmente - aggressiva. Già, perché a Venezia come nelle altre esposizioni artistiche, spesso delle vere kermesse, c’è un po’ di tutto. E questo "tutto" talora supera i confini della ragionevole decenza e del buon senso. Per cui ha ragione monsignor Ravasi a dire che il padiglione vaticano non potrà essere aperto "a fianco di chi espone arte provocatoria". Fermo restando, però, che l’arte per sua natura è provocatoria. Cosa che la Chiesa sa bene e su cui non si tira indietro. Sentire ancora Ravasi: "Il nostro obiettivo è di instaurare un dialogo con l’arte contemporanea, per stimolare gli artisti a cimentarsi su soggetti spirituali e simbolici capaci di provocare. Non penso a un’arte ad hoc per la liturgia". Le premesse mi appaiono sensate. Qualche nome di artista, con cautela, è stato anche fatto . L’americano Bill Viola, l’indiano Anish Kapoor, il greco-italico Jannis Kounellis. Vedremo se saranno i nuovi Raffaello, Giotto, Michelangelo.

PROVE TECNICHE DI LEGA SUD a Gaeta. La recente delibera del comune in provincia di Latina che chiede il risarcimento a Casa Savoia per l’assedio del 1861 decisivo per la proclamazione dell’unità d’Italia, ha dato nuovo vigore al mai sopito movimento autonomista merdionale. Il leader della rivendicazione è un personaggio un po’ pittoresco, l’assessore al demanio cittadino Antonio Ciano, un passato nel Pci. Il cui ragionamento politico, forse un po’ troppo semplicistico ma negli slogan c’è quasi sempre un fondo di verità, è: "Il governo della destra fa gli interessi del Nord, la sinistra pensa soltanto a Roma. E a noi ci lasciano mafia e monnezza". L’assessore ha un primo programma, velleitario ma ad effetto: "Cambieremo il nome delle strade intitolate ai nostri massacratori, Cavour e Garibaldi". Ma perché al repubblicano amministratore comunale piacciono tanto i vecchi re Borbone. "Perché loro pagavano Gaeta per tutti i soldati che avevano in città". Insomma: gratta, gratta, sarebbe solo una questione di soldi? No, assicura il nostro: "Per noi è una cosa simbolica. Se i Savoia ci chiedessero scusa tutto andrebbe a posto". Ma è davvero certo che Ciano e i suoi siano pacifici repubblicani? Sul sito del Partito del Sud, il loro movimento (partitodelsud.blogspot.com), porta dritto sia all’Inno delle due Sicilie che esordisce con "Iddio preservi il Re"sia a un presupposto Inno meridionale intitolato "Brigante si muore". L’intera vicenda va presa con ironia e senza scandalizzarsi. In questa stagione in cui la politica cosiddetta seria fa davvero piangere, almeno Ciano ha il grande merito di strapparci un sorriso.

SULLA "NUOVA" ALITALIA è già stato scritto tutto. E nessuno ha risposto al grande quesito. Perché la proposta di allearsi con Air France fatta dal governo Prodi è stata bocciata e quella fatta un anno dopo dal governo Berlusconi è stata approvata se, per di più, quest’ultima alla conta dei fatti risulterà più onerosa della prima sia in termini di soldi sia di posti di lavoro? Ma mi colpisce di più che, alla fine, a pagare sarà come sempre il cittadino. La nuova Alitalia si è assicurata il quasi monopolio sulla tratta nazionale più lucrosa, la Roma-Milano (quelle nazionali sono state drasticamente tagliate). Il che, lo dicono gli addetti ai lavori, significherà che quasi certamente le tariffe del collegamento tra le due principali città italiane verranno aumentate a piacimento. La previsione ha già spinto Trenitalia, che con l’Alta Velocità è diventata concorrenziale e opera praticamente in regime di monopolio, ad accrescere a sua volta il prezzo dei suoi treni sulla stessa tratta. Quindi: mano al portafoglio per tutti.