CONTRIBUTI ITALIANI IN AMERICA/Il banchiere dal cuore grande

di Generoso D’Agnese

A San Francisco una piazza porta il suo nome. Nel 1973 il servizio postale americano ha emesso un francobollo con il suo ritratto. Nel 2004 il governo italiano ha ricordato con una cerimonia in Parlamento il centenario della fondazione della sua banca. Anche il 2009 vedrà il nome di Amadeo Peter Giannini nelle agende commemorative degli Stati Uniti e forse in qualche iniziativa italiana, troppo spesso affetta da memoria corta per i suoi titani dell’imprenditoria.

Giannini si guadagnò sul campo il titolo di "Builder and Titan" del XX secolo affibiatogli dalla rivista Time e quando lasciò la vita terrena, nel 1949 tanti americani gli rivolsero un pensiero affettuoso. Lo fecero di sicuro tanti investitori di lunga data, lo fecero anche molti addetti ai lavori del mondo cinematografico e dei cartoons, per tutto quel che il nome Giannini aveva rappresentato nell’industria.

Un economista dal volto umano. Così venne definito dai giornali e dagli analisti, Amadeo Peter Giannini e nel suo caso la definizione calzò a pennello. Perché nella sua vita non c’era mai stata solo e soltanto l’ingordigia del guadagno, l’accumulo sterile di titoli e di aziende.

Amadeo nacque a San Josè in California nel 1870, ma il luogo di nascita segnò soltanto anagraficamente la vita di un italiano a tutti gli effetti. Amedeo Pietro infatti nacque infatti poco dopo la traversata dalla Liguria. Originari di Favale di Malverno, vicino a Chiavari in Liguria, i genitori Luigi e Virginia si unirono al flusso che trasferì quasi tremila concittadini sul territorio americano. I coniugi Giannini decisero di cambiare la loro vita trasformando la loro casa in una piccola locanda e pensione, e con il continuo flusso di emigranti, in un Hotel.

Amadeo imparò presto e sulla sua pelle gli effetti nefasti dei debiti. Assistette infatti all’uccisione del padre, per una discussione nata per il debito di un dollaro. E a sette anni si ritrovò orfano insieme ad altri due fratelli.

La madre Virginia, risposatasi con Lorenzo Scatena, trovò nel nuovo matrimonio nuovi stimoli per far fruttare il capitale accumulato con l’Hotel. Aiutato dall’amorevole patrigno, Amadeo iniziò gli studi e imparò anche a gestire l’impresa agricola. Trasferitisi a San Francisco i coniugi Giannini-Scatena passarono al commercio di ortaggi consegnando ad Amadeo una grande possibilità di apprendimento. Il giovane non deluse madre e patrigno. Si laureò in economia e commercio e contemporaneamente collaborava all’attività di famiglia.

A 22 anni, Amadeo Peter Giannini sposò Clorinda Flores Cuneo, figlia di uno dei più ricchi italoamericani di San Francisco trovando nella moglie il punto di riferimento per tutta la sua carriera imprenditoriale. Deciso a non farsi soggiogare dal demone del denaro, nel 1901 il giovane ligure decise di vendere metà dell’azienda ai dipendenti permettendo loro di pagare sui futuri guadagni. Un’intuizione genale che gli assicurò un reddito fisso e la possibilità di dedicarsi a un altro segmento imprenditoriale.

Non voglio diventare troppo ricco, perché nessun ricco possiede la ricchezza, ma ne è posseduto . Con queste parole Amadeo Peter Giannini scelse di dare una regola alla propria vita e vi mantenne fede per tutti gli anni a venire.

Erede del patrimonio di famiglia della moglie, Giannini decise di collaborare come dirigente con una delle banche appartenenti al gruppo: la Columbus Saving and Loan, pur non condividendone la politica finanziaria. L’esperienza nella banca di famiglia convinse l’italiano a perseguire le proprie teorie che vedevano nella banca uno strumento di finanziamento delle classi sociali più deboli. Dimessosi dalla Columbus, Amadeo decise di tentare l’avventura in proprio e nel 1904 fondò la Bank of Italy, investendovi tutti i suoi averi, il patrimonio della famiglia della consorte, oltre al sostanzioso contributo del patrigno Scatena e di alcuni soci di origine italiana.

La Bank of Italy in poco tempo divenne la banca degli immigrati. A loro Giannini concedeva prestiti a partire da 25 dollari, scegliendo la formula dell’azionariato popolare per limitare il potere degli amministratori. Anche lui rifiutò la carica di presidente riservandosi quella di vicepresidente e nessun azionista aveva più di 4 azioni. In un anno la banca raccolse 700 mila dollari di deposito.

Le intuizioni di Giannini lastricarono il suo percorso in un continuo successo e si rivelarono fondamentali durante il tragico terremoto di San Francisco del 1906. In una città rasa al suolo dal sisma, Giannini fu l’unico a riaprire la propria banca dopo pochi giorni, offrendo prestiti sulla fiducia a operai che avevano perso tutto. Una scelta rischiosa ma basata sulla convinzione che la fiducia sarebbe stata ripagata da uomini cresciuti con il valore dell’onore. Il carretto di frutta che celava i soldi salvati dalle macerie divenne leggendario e trasformò Giannini nell’angelo custode dei tanti immigrati privati di qualsiasi loro bene.

Emblema della ricostruzione di San Francisco, Giannini trasmise sicurezza e ottimismo a stimolò il coraggio di riprovare in una comunità che si legò in modo irreversibile con la Bank of Italy.

La fama di Giannini iniziò a virare nella leggenda, e la sua integrità morale fece accorrere nuovi clienti da ogni dove. Nel 1909 la Bank of Italy aprì la sua prima filiale a San Josè e nel 1919 Giannini comprò una banca di New York, e la chiamò Bancitaly Cooperation che nove mesi dopo acquisì la Banca dell’Italia Meridionale cambiando il nome in Banca d’America e d’Italia. Affiliata nel 1919 alla Federal Riserve Sistem, la creatura di Giannini nel 1927 venne nazionalizzata.

Amadeo Peter Giannini non si fermò all’attività bancaria. Intuì prima di altri la possibilità di sviluppo dell’industria cinematografica (che operava soprattutto a New York) e offrì ai professionisti della celluloide prestiti a tassi agevolati. Fu lui a finanziare con 50mila dollari il progetto di un giovane artista di talento che non riusciva a trovare il capitale per il suo film. Grazie al banchiere poté essere girato Il monello di Charlie Chaplin.

Fedele alla propria teoria, Giannini non accumulò mai somme ingenti per fini personali e nel 1928 trasferì alla Università della California e alla ricerca sulle tecniche agricoli i suoi utili di mezzo milione di dollari. Nello stesso periodo decise di finanziare anche il progetto di Walt Disney su "Biancaneve e i sette nani".

Colpito dalla polimielite nel 1931, Giannini dovette anche difendersi dallo sciacallaggio da parte di speculatori interessati alle sue azioni e la battaglia produsse anche il miracolo di una guarigione. Durante i mesi di difficoltà fisica l’italiano conobbe il progetto di un giovane artista siciliano, Frank Capra, e ne finanziò il primo film di successo: "Accadde una notte".

Grazie all’amicizia di Capra Giannini finanziò con la sua banca oltre 500 film e proseguendo sulla strada dell’economia sociale indirizzò ben sei milioni di dollari alla costruzione del Golden Gate, imponendo alla Bank of America di non percepire alcun interesse. Passato il testimone al figlio Lawrence Mario, Amadeo si ritirò ufficialmente dal mondo finanziario con 423 filiali, dopo aver devoluto gran parte dei suoi guadagni a opere sociali (in totale discrezione) e dopo aver creato la Giannini Foundation of Agricoltural Economics (che affidò all’Università della California) e la Giannini Family Foundation con lo scopo di promuovere la ricerca medica.

Suoi furono anche i soldi che aiutarono gli italiani confinati nei campi di internamento durante la seconda guerra mondiale, e i tentativi di evitare l’internamento di altri italo-americani.

Amadeo Giannini incaricò il figlio Mario di occuparsi degli italiani confinati nei campi di internamento, e di adoperarsi per cercare di evitare l’internamento di altri italoamericani. Suoi furono infine molti soldi che servirono per la ricostruzione dell’Italia post-bellica nell’ambito del Piano Marshall. Quando abbandonò l’attività nel 1945, Giannini lasciò i cassetti della propria scrivania aperta e la banca più grande del mondo.